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Archive for the ‘V. Mastandrea’ Category

Allora.

Ieri ho passato mezz’ora a pianificare la suddivisione dei film del TFF nei vari post cumulativi di questa e della prossima settimana.

Adesso, come è mio costume, mando allegramente affanculo la programmazione perché sono reduce da due film che mi sono piaciuti veramente troppo per aspettare a parlarne.

In concorso.

Danimarca. Regia di Gustav Möller.

Interprete (quasi) unico Jakob Cedergren.

Durata 86 minuti.

Un poliziotto di Copenhagen addetto al servizio telefonico di assistenza per le emergenze riceve una chiamata da una donna che fa capire di essere stata rapita. Gli indizi che fornisce sono pochi, anche perché alle orecchie del suo rapitore deve sembrare che lei stia parlando con la figlioletta a casa. E’ in un furgone bianco. C’è la geolocalizzazione satellitare ma di più non c’è.

Il poliziotto è inchiodato al suo telefono e tutto quello che può fare lo può fare per telefono. Avvertire i vari dipartimenti perché mandino pattuglie, risalire all’abitazione della donna e via così.

Una storia costruita praticamente con niente e sul niente e un risultato a dir poco fenomenale.

Cedergren è ottimo, con la telecamera piantata in faccia che riprende ogni minima contrazione del suo viso.

La tensione si crea fin da subito, ti prende e ti rimolla solo a cose fatte.

Un piccolo capolavoro (quasi) inaspettato. Uno stato di grazia di recitazione e sceneggiatura.

Consigliatissimo.

Anche questo in concorso.

E anche questo votato senza indugio.

Esordio alla regia di Valerio Mastandrea.

Di nuovo mi scontro con il mio pregiudizio per i film italiani e di nuovo mi devo ricredere, questa volta senza neanche una riserva piccola piccola.

Carolina rimane vedova prematuramente quando Mauro, suo marito, resta ucciso in un incidente sul lavoro.

Carolina è sola con suo figlio Bruno e deve affrontare tutta la burocrazia del lutto, unita al fatto che l’incidente ha avuto un forte richiamo mediatico.

Senza mai entrare realmente nel dettaglio della vicenda, lo spettro delle morti sul lavoro incombe su tutto il film e lo pervade con la sua presenza.

L’attenzione è però sull’oggi. Su quello che deve affrontare chi rimane – a chi rimane è proprio la dedica a fine film.

E quindi seguiamo Carolina, che deve confrontarsi con amici e parenti e che deve conciliare l’immagine che gli altri si aspettano del suo dolore con quello che lei prova realmente.

Carolina che non riesce a piangere.

Con toni leggerissimi da commedia, Mastandrea riesce a restituire un quadro umano e delicatissimo toccando un tema scottante senza però caricarvi alcuna pesantezza.

Un film divertente e serissimo al tempo stesso, interpretato più che egregiamente da una Chiara Martegiani pulita ed essenziale nella sua recitazione.

Buono anche il resto del cast – i due ragazzini, Arturo Marchetti e Mattia Stramazzi sono davvero spassosi – con una parte anche per Renato Carpentieri.

Anche questo molto consigliato.

Dovrebbe addirittura arrivare nelle sale.

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