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Archive for the ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’ Category

…o di come la proprietaria del blog si stia impegnando per superare i suoi pregiudizi nei confronti del cinema italiano contemporaneo.

Scherzi a parte, dai, quest’anno sono stata brava. Spulciavo i titoli e notavo che, curiosamente, sono più preparata del solito.

Jeeg Robot ha sbancato. Non mi sorprende e non mi dispiace. Avrei lasciato qualcosina in più per Suburra, che è stato proprio un po’ snobbato. Mentre alla Corrispondenza non avrei assegnato proprio nulla e basta.

Perfetti sconosciuti in realtà non è che mi ispirasse granché. E’ vero che mi è già capitato altre volte di apprezzare un film contrariamente all’impressione del trailer, però non so quando avrò voglia di recuperarmelo.

Fuocoammare invece mi incuriosisce di più. E anche Il racconto dei racconti.

Miglior film

  • Perfetti sconosciuti, regia di Paolo Genovese
  • Fuocoammare, regia di Gianfranco Rosi
  • Il racconto dei racconti – Tale of Tales, regia di Matteo Garrone
  • Non essere cattivo, regia di Claudio Caligari
  • Youth – La giovinezza (Youth), regia di Paolo Sorrentino

Miglior regista

  • Matteo GarroneIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Gianfranco Rosi – Fuocoammare
  • Claudio Caligari – Non essere cattivo
  • Paolo Genovese – Perfetti sconosciuti
  • Paolo Sorrentino – Youth – La giovinezza (Youth)

Miglior regista esordiente

  • Gabriele MainettiLo chiamavano Jeeg Robot
  • Carlo Lavagna – Arianna
  • Adriano Valerio – Banat (Il viaggio)
  • Piero Messina – L’attesa
  • Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci – Loro chi?
  • Alberto Caviglia – Pecore in erba

Migliore sceneggiatura

  • Paolo Genovese, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando RavelloPerfetti sconosciuti
  • Matteo Garrone, Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso – Il racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Nicola Guaglianone e Menotti – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Claudio Caligari, Francesca Serafini e Giordano Meacci – Non essere cattivo
  • Paolo Sorrentino – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore produttore

  • Gabriele Mainetti per Goon Films, con Rai Cinema – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • 21uno Film, Stemal Entertainment, Istituto Luce Cinecittà, Rai Cinema e Les Films d’Ici con Arte France Cinéma – Fuocoammare
  • Archimede e Rai Cinema – Il racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Paolo Bogna, Simone Isola e Valerio Mastandrea per Kimera Film, con Rai Cinema e Taodue Film, produttore associato Pietro Valsecchi, in collaborazione con Leone Film Group – Non essere cattivo
  • Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori per Indigo Film – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore attrice protagonista

  • Ilenia PastorelliLo chiamavano Jeeg Robot
  • Paola Cortellesi – Gli ultimi saranno ultimi
  • Sabrina Ferilli – Io e lei
  • Juliette Binoche – L’attesa
  • Valeria Golino – Per amor vostro
  • Anna Foglietta – Perfetti sconosciuti
  • Àstrid Bergès-Frisbey – Alaska

Migliore attore protagonista

  • Claudio SantamariaLo chiamavano Jeeg Robot
  • Luca Marinelli – Non essere cattivo
  • Alessandro Borghi – Non essere cattivo
  • Valerio Mastandrea – Perfetti sconosciuti
  • Marco Giallini – Perfetti sconosciuti

Migliore attrice non protagonista

  • Antonia TruppoLo chiamavano Jeeg Robot
  • Piera Degli Esposti – Assolo
  • Elisabetta De Vito – Non essere cattivo
  • Sonia Bergamasco – Quo vado?
  • Claudia Cardinale – Ultima fermata

Migliore attore non protagonista

  • Luca MarinelliLo chiamavano Jeeg Robot
  • Valerio Binasco – Alaska
  • Fabrizio Bentivoglio – Gli ultimi saranno ultimi
  • Giuseppe Battiston – La felicità è un sistema complesso
  • Alessandro Borghi – Suburra

Migliore autore della fotografia

  • Peter SuschitzkyIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Michele D’Attanasio – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Maurizio Calvesi – Non essere cattivo
  • Paolo Carnera – Suburra
  • Luca Bigazzi – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore musicista

  • David LangYouth – La giovinezza (Youth)
  • Alexandre Desplat – Il racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Ennio Morricone – La corrispondenza
  • Michele Braga e Gabriele Mainetti – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Paolo Vivaldi con la collaborazione di Alessandro Sartini – Non essere cattivo

Migliore canzone originale

  • Simple Song #3 – musica e testi di David Lang, interpretazione di Sumi Jo – Youth – La giovinezza (Youth)
  • Torta di noi – musica, testi e interpretazione di Niccolò Contessa – La felicità è un sistema complesso
  • A cuor leggero – musica, testi e interpretazione di Riccardo Sinigallia – Non essere cattivo
  • Perfetti sconosciuti – musica di Bungaro e Cesare Chiodo, testi e interpretazione di Fiorella Mannoia – Perfetti sconosciuti
  • La prima Repubblica – musica, testi e interpretazione di Checco Zalone – Quo vado?

Migliore scenografo

  • Dimitri Capuani e Alessia AnfusoIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Maurizio Sabatini – La corrispondenza
  • Massimiliano Sturiale – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Giada Calabria – Non essere cattivo
  • Paki Meduri – Suburra
  • Ludovica Ferrario – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore costumista

  • Massimo Cantini ParriniIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Gemma Mascagni – La corrispondenza
  • Mary Montalto – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Chiara Ferrantini – Non essere cattivo
  • Carlo Poggioli – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore truccatore

  • Gino Tamagnini, Valter Casotto, Luigi d’Andrea e Leonardo CrucianoIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Enrico Iacoponi – La corrispondenza
  • Giulio Pezza – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Lidia Minì – Non essere cattivo
  • Maurizio Silvi – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore acconciatore

  • Francesco PegorettiIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Elena Gregorini – La corrispondenza
  • Angelo Vannella – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Sharim Sabatini – Non essere cattivo
  • Aldo Signoretti – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore montatore

  • Andrea Maguolo, con la collaborazione di Federico Conforti – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Jacopo Quadri – Fuocoammare
  • Consuelo Catucci – Perfetti sconosciuti
  • Patrizio Marone – Suburra
  • Cristiano Travaglioli – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliore fonico di presa diretta

  • Angelo BonanniNon essere cattivo
  • Maricetta Lombardo – Il racconto dei racconti – Tale of Tales
  • Valentino Giannì – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Umberto Montesanti – Perfetti sconosciuti
  • Emanuele Cerere – Youth – La giovinezza (Youth)

Migliori effetti digitali

  • MakinariumIl racconto dei racconti – Tale of Tales
  • EDI – Effetti Digitali Italiani – Game Therapy
  • Chromatica – Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Visualogie – Suburra
  • Peerless – Youth – La giovinezza (Youth)

Miglior documentario di lungometraggio

  • S is for Stanley – Trentanni dietro al volante per Stanley Kubrick, regia di Alex Infascelli
  • I bambini sanno, regia di Walter Veltroni
  • Harry’s Bar, regia di Carlotta Cerquetti
  • Louisiana (The Other Side), regia di Roberto Minervini
  • Revelstoke. Un bacio nel vento, regia di Nicola Moruzzi

Miglior cortometraggio

  • Bellissima, regia di Alessandro Capitani
  • A metà luce 2016, regia di Anna Gigante
  • Dove l’acqua con altra acqua si confonde, regia di Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi
  • La ballata dei senzatetto, regia di Monica Manganelli
  • Per Anna, regia di Andrea Zuliani

Miglior film dell’Unione Europea

  • Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes
  • 45 anni (45 Years), regia di Andrew Haigh
  • Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament), regia di Jaco Van Dormael
  • Perfect Day, regia di Fernando León de Aranoa
  • The Danish Girl, regia di Tom Hooper

Miglior film straniero

  • Il ponte delle spie (Bridge of Spies), regia di Steven Spielberg
  • Carol, regia di Todd Haynes
  • Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy
  • Inside Out, regia di Pete Docter
  • Remember, regia di Atom Egoyan

Premio David giovani

  • La corrispondenza, regia di Giuseppe Tornatore
  • Alaska, regia di Claudio Cupellini
  • Gli ultimi saranno ultimi, regia di Massimiliano Bruno
  • Non essere cattivo, regia di Claudio Caligari
  • Quo vado?, regia di Gennaro Nunziante

 

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Allora.

Io non lo volevo vedere questo film.

Per i miei pregiudizi sul cinema italiano in genere e poi perché mi stava cordialmente sul cazzo il trailer. Che, per carità, di per sé non è garanzia di nulla, come mi ha insegnato la colossale cantonata che presi sulla Grande Bellezza per lo stesso motivo, però intanto è un fattore che ha il suo peso.

A ciò si aggiunga una latente maldisposizione nei confronti di Marinelli e l’irritazione di sottofondo per l’utilizzo del nome di Jeeg Robot in modo apparentemente a sproposito.

Morale. L’avevo bocciato in partenza.

E poi succede che da tre settimane circa non faccio altro che imbattermi in giudizi entusiasti su questo film. E non solo in giro per la rete, ma anche da persone del cui giudizio mi fido parecchio.

E dunque andiamo a vederlo questo Jeeg, con riserva, qualora i miei timori si rivelassero fondati, di stilare una lista di tutti quelli da ricoprire di improperi nei prossimi giorni, rei di avermi fuorviata.

La realtà è che alla fine Lo chiamavano Jeeg Robot mi è anche piaciuto.

Intendiamoci, non da esaltarmi, ecco. Non sto parlando di totale coinvolgimento come per Suburra, e neanche dei toni enfatici che si leggono su molti giornali.

Però è divertente, originale – quanto meno in relazione al panorama nostrano – intelligentemente autoironico e, nell’insieme, ben costruito.

Prendete la Roma delinquente, decrepita e sporca dei bassifondi – una sorta di Gomorra in versione romana – uniteci un po’ di Marvel per l’impostazione della storia e amalgamate il tutto con un po’ di background anni Ottanta condiviso sotto forma di versioni italiane dei manga.

Otterrete un mix curiosamente omogeneo, dal retrogusto a tratti anche un po’ nostalgico e dalla struttura inaspettatamente solida.

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un poveraccio. Un delinquente di strada da quattro soldi che tira avanti a forza di espedienti, e conduce un’esistenza di squallido abbrutimento. Un giorno, nel tentativo di nascondersi alle forze dell’ordine che lo stanno inseguendo, si immerge vicino ad una chiatta nelle acque del Tevere. Nascosti nell’acqua ci sono dei contenitori marchiati con il simbolo del nucleare. Uno di questi barili si rompe e il suo contenuto si diffonde nell’acqua e intorno a Enzo che nel frattempo cerca di riemergere.

Il bagno radioattivo fa sì che Enzo dapprima stia male e poi si scopra radicalmente cambiato nel fisico che manifesta una resistenza e una forza sovrumane.

Non appena si rende conto di questa sua nuova condizione, il primo pensiero è di utilizzare i nuovi poteri a suo vantaggio nelle attività illegali, ma la sua strada incrocia quella dello Zingaro (Luca Marinelli), aspirante malavitoso ma incapace di portare a termine un vero colpo, e di Alessia (Ilenia Pastorelli) una ragazza curiosa e dolcissima nella sua pazzia, che si fissa che lui sia Hiroshi, e che possa diventare il Jeeg.

La struttura della trama è quella classica da fumetto/manga/film Marvel, con nascita dell’eroe e creazione dell’antagonista. Negazione delle responsabilità derivanti dai poteri, fase egoistica, coinvolgimento emotivo, cambio prospettiva, scelta del lato giusto e scontro con l’antagonista.

Il tutto riadattato al contesto nostrano con toni apprezzabilmente autoironici che fanno del personaggio di Enzo una sorta di supereroe de noantri, grezzo privo di enfasi eroica ma ugualmente coinvolgente.

La struttura è ben congegnata, il ritmo veloce e coinvolgente.

Buon livello su tutti gli aspetti, dalla scelta della colonna sonora – anch’essa rigorosamente italiana e dichiaratamente semiseria – alle inquadrature, alle lunghe sequenze senza dialoghi, prima fra tutte quella d’apertura. Io poi ho un debole per gli incipit dei film privi di dialoghi, quindi devo dire che la cosa ha subito contribuito a migliorare la mia disposizione d’animo.

Fittissimi i riferimenti, dalle citazioni esplicite ai richiami nella costruzione di alcune scene – Enzo che ferma il tram come Spiderman la metropolitana, la ragazzina salvata dalle fiamme e la polizia che lo lascia andare, sempre come Spiderman, etc., etc…

Buono anche il livello del cast.

Mi pare di aver già sproloquiato ai tempi di Suburra su come la recitazione in dialetto o comunque con forte accento regionale contribuisca – almeno per quel che mi riguarda – a mitigare tutta una serie di intonazioni tipiche della recitazione italiana che personalmente non apprezzo. Va da sé che non potevo che amare il fatto che Jeeg Robot sia tutto recitato in romanesco. E poi il romanesco mi mette di buon umore a prescindere.

Claudio Santamaria è notevole. Perfettamente equilibrato nelle espressioni, non un’esagerazione, non una sbavatura. Chiuso e coerente nel suo personaggio ostile a se stesso e al mondo.

Bravissima anche Ilenia Pastorelli. L’ho tanto odiata per il tono svampito che si sente nel trailer ma non avevo assolutamente capito che tipo di personaggio fosse. In realtà la sua è una parte tutt’altro che facile e riesce a tenerla su senza scadere mai nel ridicolo o nel patetico.

Ho apprezzato forse un po’ meno Luca Marinelli. E’ vero che il suo è il ruolo del cattivo da fumetto e deve essere in certa misura esagerato e macchiettistico. Ed è anche vero che io non amo molto la sua mimica facciale esagerata quindi magari il mio giudizio è un po’ falsato. Però a volte l’ho trovato un po’ troppo sopra le righe, un tantino forzato.

Tolto questo, ho passato due ore di sano e divertente intrattenimento.

Non pensavo di dirlo ma sì, decisamente consigliato.

Carina anche la versione finale della sigla di Jeeg cantata da Santamaria.

Cinematografo & Imdb.

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