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Archive for the ‘Nightmare 6 – La Fine’ Category

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Riemergo e ritorno come il buon Freddy in questo ultimo capitolo della saga. Almeno, l’ultimo strettamente legato alla continuity della storia originale.

Nel 1994 abbiamo ancora Nightmare – Nuovo incubo ma quello è un capitolo a parte. Una sorta di tributo di Wes Craven (che torna alla regia) alla sua creazione. E anche il suo modo di dirle addio. Ma di Nuovo Incubo parlerò poi. Ora torniamo a Freddy’s Dead – titolo per nulla rivelatore.

Anno 1991, regia di Rachel Talalay, che ha diretto due film in tutta la vita ma che aveva prodotto i capitoli 3 e 4 della saga di Nightmare e che probabilmente aveva voglia di divertirsi un po’ in prima persona a giocare con Freddy.

Ora, come si può vedere dalle mie recensioni dei film precedenti, ho sempre mantenuto un approccio piuttosto elastico nei confronti della costruzione della trama e dei collegamenti tra i vari episodi: siamo negli anni Ottanta e stiamo parlando di horror di serie c fatti principalmente per sfruttare al massimo la figura di Krueger, quindi è inutile stare a filosofeggiare tanto. Si crea il pretesto, lo si prende per buono e ci si occupa di aspettare che arrivi Freddy.

Però, all’inizio di questo sesto incubo devo dire che la mia elasticità ha vacillato.

Il pretesto è mal spiegato e, fondamentalmente, per la prima mezz’ora non si capisce un cazzo.

Cioè, non è che non si capisca quello che succede perché non c’è nulla di particolarmente complesso: si capisce chi è il primo protagonista, che Freddy ce l’ha con lui e lo sta manovrando e che gli incubi sono il passaggio. Ma questo è un po’ l’abc della serie quindi è scontato.

Quello che non è ben articolato è chi sia realmente il ragazzo. Per carità, poi, a tendere si chiarisce il collegamento, ma come inizio il raccordo è debole.

Siamo dieci anni dopo, non è chiaro se 10 anni dagli eventi del film precedente (Freddy bloccato dalla madre Amanda – più probabile) o 10 anni da quando Krueger è stato ucciso (quindi dal primo film). Ad ogni modo, a Springwood c’è stata una specie di epidemia di morti, suicidi e sparizioni di ragazzini e non ne è rimasto nessuno. O quasi.

Il nostro protagonista è l’unico ragazzo sopravvissuto e viene manovrato da Freddy per uscire da Springwood e portargli quello che vuole.

Non è che non funzioni di per sé, come pretesto. Solo non è ben rappresentato.

Detto ciò, il resto rientra in media.

Il ragazzo – John Doe (nome standard per chi è senza nome, perché lui non ricorda la sua identità) – finisce – in modo apparentemente casuale – in un riformatorio e si imbatte – sempre più casualmente – nella dottoressa Maggie Burroughs che – guarda un po’ – è tormentata da un incubo ricorrente.

Confronti di sogni, indizi, ricordi. E un viaggio a ritroso fino a Springwood, che è ovviamente l’origine di tutto.

Non avendo avuto successo con l’opzione rinascita nel film precedente, qui si gioca la carta ‘famiglia di Freddy’. E quindi parliamo di discendenza. Freddy aveva un figlio. Ma chi era?

E già che ci siamo, Freddy è stato anche un figlio, e quindi scaviamo un po’ nel suo passato.

Seppur un po’ traballante come la vecchia casa sgangherata di Elm Street, questo film nel complesso funziona ed ha diverse trovate interessanti.

Prima fra tutte, Alice Cooper nei panni del padre di Freddy.

Cameo di Johnny Depp, per chiudere il cerchio con il primo.

Un po’ meno splatter (per quanto splatter di quegli anni) e un po’ più di trucchetti, che adesso appaiono ovviamente datati, ma che per l’epoca non erano male. Nel quinto capitolo uno dei ragazzi veniva risucchiato in un fumetto e diventava un disegno, mentre qui ne perdiamo uno dentro un videogioco, con tutta una buffa parte di alternanza tra dimensione del gioco e dimensione reale con Freddy che manovra e massacra.

Il sesto film è anche quello che contiene la Terribile Scena Del Cotton Fioc.

No, non perdete tempo a googlarla, è una cosa mia. Ad un certo punto Freddy passa un cotton fioc da un orecchio all’altro di un ragazzo. Niente di che, in effetti, ma ricordo che vidi questa scena per caso in televisione negli anni Novanta e rimasi profondamente turbata. Un po’ magari era fuori contesto, un po’ sono io che ho la fobia degli oggetti infilati inappropriatamente negli orifizi – prima di cominciare con le battute, per fare un esempio, mi son quasi sentita male anche sulla scena del tamponamento del naso di Hilary Swank in Million Dollar Baby, con il super cotton fioc infilato a perdita d’occhio nel naso di Hilary.

Sta di fatto che ho superato indenne pure la mia fobia del Cotton Fioc e se questo nulla aggiunge alla recensione del film, pazienza.

Verso la fine compaiono anche un paio di vecchi occhiali 3D e questo era legato ad un’altra curiosità: quando nel film venivano indossati gli occhiali era il segnale per gli spettatori in sala di indossarli a loro volta perché nell’ultima parte ci sono alcuni elementi in 3D.

Presente come sempre la filastrocca di Freddy anche se qui, una volta tanto, non viene storpiata dal doppiaggio perché non la si sente, la si vede solo scritta e quindi in originale.

Se non sbaglio penso sia il film della serie con il maggior numero di inquadrature di Robert Englund in versione umana pre-cicatrici, causa flash back sulla famiglia.

Nei panni di Maggie c’è Lisa Zane, sorella di Billy Zane (il cattivo del Titanic).

Ben piazzato qualche autoriferimento alle sorti di Freddy nel corso della saga e carini i titoli di coda con le scene più famose di tutti gli altri film.

Cinematografo & Imdb.

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FREDDY'S DEAD: THE FINAL NIGHTMARE, (aka NIGHTMARE ON ELM STREET VI), Robert Englund (back), Cassandra Rachel Friel, 1991. ©New Line Cinema

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