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Archive for the ‘G. Ross’ Category

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Quest’anno non sono riuscita a inserire nel mio programma del TFF neanche un horror, motivo per cui il Weekly Horror va in pausa per un po’, altrimenti finisco di smaltire i titoli del festival dopo Natale.

Ad essere onesti, quest’anno è già stato un miracolo riuscire a metterlo insieme, il mio programma del TFF, ma questo è un altro discorso e non necessariamente interessante.

Dunque.

Free State of Jones.

Regia di Gary Ross e un bel ruolo eroico per Matthew McConaughey.

Diciamo che è il tributo del festival al mainstream, per quanto non ami mai molto usare questa parola, per lo meno non seriamente.

Ma tant’è.

Sì, c’è anche Sully di Eastwood che fa il filmone di richiamo, ma Eastwood, a ragione o a torto che sia, mantiene comunque un tono un po’ più snob.

Free State of Jones decisamente no. E sicuramente in buona parte per colpa del buon Matthew – tralascerò di narrare del branco di quasi-cinquantenni infoiate esaltate che a momenti mi calpestano per entrare in sala, probabilmente convinte di trovare Matthew in carne e ossa a tener loro il posto.

Anyway.

Storia vera di Newton Knight, contadino della contea di Jones, nel Mississippi, che durante la Guerra Civile disertò dall’esercito e si ribellò al governo dei confederati, rifiutando di combattere per una causa non sua e opponendosi allo sfruttamento da parte dei ricchi padroni delle piantagioni di cotone.

A guerra finita e ancora dopo l’abolizione della schiavitù, Newt non smise mai di lottare e fu dalla parte degli schiavi liberati, animato da principi, al tempo, rivoluzionari quanto semplici. Perché un uomo possiede di diritto ciò che ha ottenuto dalla terra col proprio lavoro. Perché un uomo è un uomo, e non c’è bisogno di altre distinzioni.

Si unì inoltre con Rebecca, una ex schiava, quando di unioni miste non era lecito neanche parlare. Ebbero un figlio e, a distanza di più di ottant’anni, il suo discendente si troverà ancora a dover lottare nella democraticissima America a causa del sangue negro che gli scorre nelle vene.

Gary Ross dirige un film impeccabile, ben calibrato sotto ogni aspetto, per un totale di 139 minuti che filano lisci senza appesantire.

McConaughey è fenomenale, immenso con il suo accento del sud strettissimo e la sua presenza che riempie sempre totalmente la scena in un ruolo che sarebbe anche da oscar se non fosse troppo normale considerarlo da oscar e che offusca un tantino tutto il resto del pur meritevole cast.

Resta il fatto che a) decisamente non era un film adatto a questo festival e b) è sempre la solita salsa di patriottismo americano e grandi valori umani e civili.

Per carità, magari al momento l’America ha anche bisogno di ripassarseli un po’ i suoi presunti valori, e sì, il personaggio di Knight è effettivamente interessante e poco conosciuto, però annega nell’impostazione di quello che è ormai un formato standard per questo genere di argomento.

E su questo genere di argomento devo dire che, pur non riuscendo a trovare degli effettivi difetti, ho visto film più coinvolgenti.

Oltretutto è rientrato al festival proprio per il rotto della cuffia, visto che il 1 dicembre arriva già nelle sale.

Cinematografo & Imdb.

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Matthew McConaughey and Bill Tangradi star in FREE STATE OF JONES

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Moses (Mahershala Ali) wearing the slave collar in the maroon camp

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Ho un sacco di film arretrati di cui vorrei parlare ma, visto che ultimamente sembra debba saltar fuori un’emergenza ogni volta che apro Word per scrivere qualcosa, comincio subito da Hunger Games.

Di sicuro è quello che mi ha lasciata maggiormente soddisfatta in relazione alle aspettative che avevo entrando in sala. Temevo che lo riducessero all’ennesimo fenomeno adolescenziale edulcorando vicende e contesto ma fortunatamente Gary Ross si è dimostrato fedele al libro sia nella trama che nello spirito. Jennifer Lawrence nel ruolo di Katniss è molto adatta e molto brava, con una recitazione asciutta e senza eccessi di pathos. Bella Capitol City, sia visivamente – con i suoi costumi sgargianti e futuristici ma non così tanto da risultare fasulli – sia per l’atmosfera fredda e ostile. La parte dei giochi veri e propri ha un buon ritmo e una buona alternanza tra momenti d’azione e di calma. Forse – unico appunto – le scene di combattimento avrebbero potuto essere un po’ meno accelerate e non avrebbe guastato qualche inquadratura dettagliata in più. Molto azzeccato anche Woody Harrelson nei panni del tutor, ex vincitore di una precedente edizione dei giochi.

Come al solito, Imdb e Cinematografo.

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