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Archive for the ‘E. Lomax’ Category

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Prima di tutto. Facciamo finta che il deprimente titolo italiano non esista. Un po’ come il cucchiaio di Matrix. Il titolo originale è The Railway Man. Ora, capisco che forse L’uomo dei treni non è il più accattivante tra i titoli mai concepiti, ma rimane comunque una scelta migliore delle due vie del destino. Boh, la pianto perché tanto finirei col dire sempre le stesse cose sull’argomento.

Anche questo qui sono andata a vederlo spinta da cauta curiosità. Un po’ perché l’alternativa erano le Tartarughe Ninja – e per quanto le abbia apprezzate in passato, e abbia pure visto il primo film, ho dei limiti anch’io e non ce la posso fare -, un po’ perché Colin Firth merita fiducia.

Onestamente mi aspettavo il classico polpettone romantico stile Australia, sicuramente ben fatto ma grondante sentimentalismi.

Non è vero. O meglio. Di sentimenti ce ne sono, e in grande quantità, ma non in senso romantico.

Eric Lomax è un veterano di guerra, reduce dalla cattura da parte delle truppe giapponesi che hanno invaso Singapore nel 1942. Solitario, taciturno e appassionato di treni in modo quasi maniacale, si imbatte per caso in Patti e in lei trova una compagna per la vita. In quello che sembra un quadro di rara armonia cominciano però a intravedersi delle crepe. Ci sono ombre che tormentano Eric. Fantasmi che lo vanno a trovare sempre più spesso e che, a volte, sono più concreti di qualsiasi altra realtà. Ricordi che non lo lasciano andare e che rischiano di tirarlo sempre più a fondo. La tortura. Un male troppo grande sia per poter essere espresso sia per poter essere sepolto.

The Railway Man è una storia di lotta. Di sopravvivenza. Di consapevolezza.

La resa dei conti inevitabile, perché non si può fuggire in eterno dal proprio passato. E non si può fuggire in eterno da se stessi.

E se sul finale, struggente al punto da essere straziante, si potrebbe essere tentati di criticare un presunto intento eccessivamente moraleggiante, ogni velleità viene stroncata dal fatto che la storia narrata è vera. Ed è tratta dall’autobiografia scritta dallo stesso Eric Lomax.

Ho apprezzato il fatto che questo dettaglio sia stato fornito alla fine, a differenza di quanto va di moda fare normalmente, visto che sembra ormai d’obbligo sbandierare come realmente accaduta qualsiasi cosa e con tanta più veemenza quanto più la vicenda è strampalata. Le foto dei personaggi reali e le date delle loro esistenze poste alla fine risultano un discreto monito, come a dire hai pensato che la storia fosse stucchevole o improbabile ad uso delle esigenze cinematografiche? Sbagliato. E’ vera. Non è esagerata né nel bene né nel male. E’ successa davvero.

Poi, ok, c’è una buona dose di pathos e certi passaggi sono costruiti per fare male. E ancora. Ok, io sono un target particolarmente predisposto per un certo tipo di trappole emotive dato che con i film (libri, canzoni, etc., etc.) piango tutte le lacrime che non mi riesce di piangere quando lo richiederebbe la vita reale – a mia discolpa posso dire che ho veramente cercato di non piangere fino alla fine, salvo poi crollare miseramente sull’ultima scena e uscire dal cinema singhiozzante, ancora un quarto d’ora abbondante dopo la fine dei titoli di coda, con buona pace del mio trucco e della perplessità della gente che entrava in sala per lo spettacolo successivo. Dicevo, concediamo pure quel che si deve concedere all’emotività hollywoodiana, resta il fatto che è un buon film ed è una bella storia. Una storia profondamente umana, al di là del contesto storico specifico.

E’ una cosa insostenibile anche solo da pensare, l’enormità di ciò con cui alcune persone devono imparare a convivere. Il passato richiede un prezzo a volte intollerabile in termini di coraggio per poter essere lasciato andare.

Ottimo Colin Firth, in una parte intensissima e resa in modo equilibrato, delicato, assolutamente realistico. Bello anche il ruolo di Stellan Skarsgård, sempre molto carismatico. Più mediocre la Kidman, dai lineamenti di nuovo più dolci (svaniti quasi del tutto gli effetti dell’infelice esperimento col botox) ma non particolarmente sopra le righe in un’interpretazione quieta, che risulta quasi marginale nonostante il suo ruolo non sia tale.

Cinematografo & Imdb.

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