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Archive for the ‘T. Cullinan’ Category

Miglior regia a Cannes di quest’anno, Sofia Coppola ritorna in grande stile e fa dimenticare la mediocre parentesi di Bling Ring per rimettere in gioco il talento che l’ha resa quella che è in meraviglie come Lost in Translation e Marie Antoniette.

Che poi io sia di parte perché amo particolarmente Sofia, è fuori discussione. E però questo Inganno è davvero un altro piccolo capolavoro.

Tratto dall’omonimo libro di Thomas Cullinan dal quale nel ’71 Don Siegel trasse La notte brava del soldato Johnatan con Clint Eastwood del quale però il film della Coppola non è un remake quanto piuttosto una versione alternativa/parallela a partire dallo stesso materiale di base.

Non avendo visto il film del ’71 non so dire quali siano le differenze nelle scelte di regia o anche di sceneggiatura quindi mi limito a parlare della versione 2017.

Siamo in Virgina, nel 1864, già verso la fine della guerra di secessione.

Fuggitivo, ferito e malconcio, il caporale McBurney viene tratto in salvo da una ragazzina che raccoglie funghi nel bosco e che decide di aiutarlo portandolo al collegio dove vive con altre quattro ragazze, un’insegnante e la direttrice, Miss Martha.

Le donne sono preoccupate e spaventate dall’arrivo di questo soldato dell’unione ma inizialmente la carità cristiana pare prevalere e decidono di non consegnarlo, almeno finché le sue ferite non siano migliorate.

La tensione sessuale ed emotiva scatenata dall’arrivo di un giovane uomo in un ambiente chiuso, esclusivamente femminile, ristretto e totalmente privo di reali contatti con il mondo esterno, è immediata e potente.

Fin da subito il caporale diventa il terreno – ideale e fisico – di scontro tra le pulsioni, le frustrazioni e i desideri repressi delle tre donne adulte della casa: Miss Martha – una Nicole Kidman ritornata bellissima e, come sempre, di enorme bravura in un ruolo forte e algido che da sempre le calza a pennello; Edwina – Kirsten Dunst, insegnante di francese piuttosto fuori forma in verità (anche se la Dunst pare piacere abbastanza alla regista); Alicia, la maggiore tra le studentesse – una Elle Fanning indubbiamente brava ma che nel caso specifico ho trovato un po’ sottotono e un po’ sopravvalutata.

Atmosfere cupe, riprese prevalentemente in luce naturale. Toni crepuscolari e luce di candela – e io che faccio una fatica a infernale a mettere a fuoco con la luce così bassa ma pazienza perché l’effetto è bellissimo. Le stanze della villa, i rituali di preghiere e attività adatte a preparare signorine per una società che non si ricostruirà più.

Una dimensione dai tratti onirici e un po’ allucinati dell’ossessione. Le dinamiche tra donne, sempre più affilate, profonde, paradossali.

Il tono inquietante ma al tempo stesso leggero.

Il confine labile tra ciò che si deve fare e ciò che si può fare e gli enormi spazi di querce e vegetazione ad isolare la villa e i suoi segreti dal resto di un mondo troppo assorbito dal suo impegno di ammazzare, bruciare, combattere.

Dialoghi brillanti – a tratti anche sinceramente divertenti – ma ancor più brillanti i giochi di sguardi. E’ negli occhi che si decidono i punti salienti della vicenda. Lunghi sguardi che racchiudono di volta in volta la decisione per il passo successivo.

Cinematografo & Imdb.

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