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Archive for the ‘T. Curry’ Category

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Se devono pagare qualcuno per rovinare un mio libro, tanto vale che paghino me.

E con questa battuta fatta pronunciare al Bill Denbrough televisivo, a dieci anni esatti dall’uscita dello Shining di Kubrick, King si toglie il proverbiale sassolino dalla scarpa e lancia una frecciata, per quanto mai esplicitamente indirizzata, di sicuro accuratamente mirata. Anche perché sì, nei dieci anni trascorsi, di altre trasposizioni cinematografiche dei suoi film ce ne sono state parecchie, ma Shining è sempre stato l’unico a suscitargli una vera e propria avversione.

D’altronde, se persino in una delle ultime interviste per Rolling Stone è riuscito ancora a prendersela con il povero Kubrick, vuol dire che proprio non gli è andata giù.

Anyway.

It (1990) è una miniserie televisiva (due puntate), adattamento del celebre romanzo.

Adattamento più che mediocre in verità, un po’ per ovvie ragioni di budget – la produzione è di stampo fin troppo marcatamente televisivo – un po’ perché It è un romanzo di tale ampiezza e complessità che se anche il compito di trasformarlo in film fosse stato affidato a Nolan, il risultato sarebbe stato comunque deludente.

E non è solo l’annosa questione del il-film-è-bello-ma-il-libro-è-meglio. E’ proprio un problema oggettivo presentato dalla struttura stessa del romanzo e dalla sua gigantesca componente mentale, visionaria, emotiva.

I’m every nightmare you’ve ever had. I’m your worst dream come true. I’m everything you ever were afraid of.

E tuttavia, pur trattandosi di un prodotto di livello piuttosto basso, It gode di una notorietà sproporzionata rispetto al suo valore.

Più ci penso e più mi rendo conto di un aspetto fortemente generazionale, in questa notorietà: tutti i nati negli anni Ottanta hanno visto It. E lo hanno visto in un’età in cui gli effetti pur grezzi impiegati nel film erano più che sufficienti a far passare qualche notte insonne.

E poi c’è Tim Curry.

Sono sicura di averlo già detto ma continuo a ripeterlo perché secondo me è una della grandi verità universali: Tim Curry nei panni di Pennywise è una delle creature più spaventose mai partorite dal cinema horror.

Al di là del fatto che è terrorizzante il personaggio di Pennywise, e al di là del fatto che i clown in sé, per molti, sono inquietanti, la figura di Tim Curry è qualcosa che si è radicata istantaneamente nell’immaginario collettivo. Ed è qualcosa che, ho notato, bene o male mette d’accordo un po’ tutti sull’identificazione di ciò che spaventa.

Di sicuro Tim Curry-Pennywise vale da solo tutta la miniserie.

BEEP BEEP Richie! They ALL float down here. When you’re down here with us, you’ll float too!

La prima volta che ho visto It non avevo neanche dieci anni e ovviamente non avevo ancora letto il libro.

Non so se già prima avessi coscientemente paura dei clown. Ho il sospetto di aver sempre nutrito questo genere di inquietudine se ripenso ad una mia foto di quando avevo quattro anni. Ero al circo e un simpatico pagliaccio mi aveva messo in braccio una scimmietta per la fotografia. La mia espressione in quella foto è letteralmente terrorizzata. Certo, avrebbe potuto anche essere colpa della scimmietta, ma onestamente ho i miei dubbi.

Sta di fatto che quando ho visto It per la prima volta, ho avuto gli incubi per tipo due mesi.

Già la prima comparsa di Pennywise tra le lenzuola stese è raggelante – e, per la cronaca, continua a terrorizzarmi tuttora.

E poi ci sono tutta una serie di scene che hanno tormentato il mio immaginario per diverso tempo. Osservavo tesa le vecchie fotografie aspettandomi/temendo che mi strizzassero l’occhio e cominciassero a sanguinare da un momento all’altro. Guardavo con sospetto gli scarichi del lavandino aspettandomi voci e sangue da un momento all’altro come era successo alla povera Bev. Lanciavo occhiate furtive e nient’affatto tranquille allo spazio sopra la libreria, memore delle sorti di Ben Hanscom nella biblioteca di Derry. Tanto per citarne alcune.

In definitiva, sì, il cast è mediocre e gli effetti grezzi – la parte nelle fogne poi non ne parliamo –  ma le scene in cui è coinvolto Pennywise risultano sempre estremamente efficaci, anche rivedendole a distanza di anni, ed è quello che probabilmente, alla fin fine, salva tutto il film.

Want a balloon?

La trama è nota più o meno a tutti e ricalca a grandi linee il filo di trama centrale del romanzo.

Derry. Un gruppo di ragazzini si trova a fronteggiare un’entità malefica che si nutre di bambini e incarna le loro peggiori paure. La affrontano e, apparentemente, la sconfiggono ma giurano solennemente di ritornare, se mai It dovesse risvegliarsi.

E poi crescono. E dimenticano. E non sanno più riconoscere le cicatrici che il passato ha lasciato su di loro. Finché It non ritorna. E loro dovranno re-imparare a credere.

Ovviamente è un centesimo di quello che c’è nel libro – il romanzo di It è qualcosa di epico, grandioso, umano, terribile – per cui evito di mettermi a fare paragoni che lascerebbero un po’ il tempo che trovano, però va anche bene così. Dati i mezzi a disposizione, se avessero cercato di farci stare di più avrebbero solo incasinato le cose (come hanno fatto in quel pasticcio monumentale che è stata poi la versione televisiva dell’Ombra dello Scorpione, tanto per dire), mentre rimanendo aderenti alla linea narrativa principale il risultato mantiene comunque una sua coerenza interna.

E comunque, dopo It, un palloncino non potrà mai più essere solo un palloncino.

There’s something terribly wrong here in Derry, and you know it!

Cinematografo & Imdb.

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