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Archive for the ‘Shut In’ Category

Mary, Richard e Stephen. Moglie, marito e figlio del marito, circa diciottenne. Lei è una psicologa infantile che lavora in casa. Stephen è un ragazzo problematico. E poi. Un incidente. E la vita di Mary viene definitivamente sconvolta. Richard muore e Stephen è ridotto in stato vegetativo. Mary si prende cura di lui da sola, intanto che continua ad occuparsi dei suoi piccoli pazienti. Poi uno di loro scompare. E ha inizio per Mary un incubo fatto da un crescendo di stranezze che mescolano le carte in tavola fino a renderle impossibile distinguere la realtà dall’allucinazione. Fino ad una scoperta che ribalterà di nuovo la sua esistenza.

Queste per lo meno erano le intenzioni sulla carta.

Di fatto Shut In (2016) è parecchio meno interessante di quel che potrebbe sembrare.

L’ho anche rivisto una seconda volta, un po’ per ripassarlo prima di parlarne qui sopra, un po’ per vedere se la prima impressione fosse stata troppo sbrigativa, ma niente. Non va.

Non che sia bruttissimo eh, si guarda, per carità. Solo, non decolla. Non fa paura. Non coinvolge realmente.

Gli elementi canonici ci sono tutti e sfruttati abbondantemente.

Casa isolata, tempesta di neve che blocca comunicazioni e collegamenti, rumori strani, allucinazioni, bambini inquietanti, disagio psicologico, ossessione. C’è pure un po’ troppa roba, forse.

Naomi Watts è brava però da sola non basta a risollevare le sorti di una sceneggiatura che zoppica vistosamente. Un po’ per la prevedibilità – se non del finale di molti degli sviluppi. E poi non ci si spaventa. Non si crea una vera tensione e si capisce un po’ troppo in fretta dove si vuole andare a parare.

Uno degli aspetti tipici di questo tipo di film è anche lo spazio lasciato alla costruzione del contesto. Ti presentano una bella casa, te ne fanno vedere i dettagli, il che implica che vengono mostrati – più o meno esplicitamente – anche i punti deboli. E poi il giochino è quello di trasmetterne la percezione di un posto caldo e accogliente. Ti devono prima far sentire a casa per far sì che la violazione di questa dimensione domestica sia realmente terrorizzante.

Ecco, tutto questo lavoro qui non c’è e rimane tutto piuttosto scollegato e distaccato.

E poi c’è anche una discreta falla di plausibilità che avrebbe forse potuto passare inosservata (o almeno venire perdonata) se il film fosse stato coinvolgente, ma in tal caso risulta solo l’ennesima cosa che non funzione e respinge lo spettatore anziché tirarlo dentro.

Nel cast anche Oliver Platt e il piccolo Jacob Tremblay.

Cinematografo & Imdb.

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