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Archive for the ‘Messi and Maud’ Category

Sezione Festa Mobile.

Regia e sceneggiatura di Talylor Sheridan, già sceneggiatore di Sicario e Hell or High Water, a conclusione di quella che può essere considerata una sorta di trilogia ideale.

Protagonista è Cory Lambert, un Jeremy Renner come sempre a suo agio in ruoli di armi e sopravvivenza. Cory è un cacciatore che vive e lavora nella riserva indiana di Wind River, nelle terre grandi e fredde del Wyoming. Un giorno si imbatte nel cadavere di una ragazza e a risolvere il caso, in aiuto alle autorità locali, viene inviata la giovane agente dell’FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen), di buona volontà ma piuttosto impreparata a muoversi in quei luoghi. Cory si trova così ad aiutarla nelle indagini per risolvere un caso che risveglia in lui dolori sepolti e che lo vede particolarmente coinvolto a causa dei suoi legami con la comunità indiana.

Un buon thriller, duro e teso, che ricorda a tratti i toni di Cold in July o della Promessa.

Forse non originalissimo nella connotazione dei personaggi ma indubbiamente un buon film.

Regia di Tomás Espinoza. In concorso.

Protagonista è Germán, preside di una scuola superiore. Ogni giorno Germán gira per l’istituto controllando gli zaini dei ragazzi per evitare che venga introdotto qualcosa di pericoloso. Generalmente si sottopongono tutti di buon grado alla routine della perquisizione degli zaini ma un giorno Cata, una ragazza problematica, scappa cercando di nascondere qualcosa che si rivela poi essere una siringa con cui la ragazza pratica delle iniezioni nelle labbra delle compagne. Cata è piuttosto abbandonata a se stessa e Germán si trova a doversi occupare di lei in attesa di rintracciare i familiari.

Le telecamera sempre molto addosso ai protagonisti – in particolare a Germán – come se si stesse osservando la scena da sopra le spalle, rende in modo molto intenso e diretto la forte emotività delle situazioni.

Il peso della responsabilità e della contraddittorietà latente tra pensiero e azione. Sconfitta o riscatto? Resa o consolazione?

Un film essenziale, asciutto, ben calibrato e con buoni interpreti.

Regia di Graham Skipper. Sezione After Hours.

Piacerà ai (nerd) nostalgici degli anni Ottanta, per i quali pare confezionato apposta.

Oz lavora in un negozio di riparazioni di videogiochi vintage. Non il classico lavoro che ti copre di soldi ma buono per chi, come Oz, sia realmente appassionato. Un giorno gli capita per le mani uno strano videogioco che comincia ad esercitare una potente influenza su di lui. Parallelamente Oz incontra Tess, che, incredibilmente, sembra essere finalmente la ragazza per lui.

Colonna sonora degna di tutti i predecessori del filone e una grafica che ricorda non poco certe sequenze di Tron (quello del 1982).

Una velata vena simbolica (l’inizio di una relazione vera in contrasto e in parallelo con l’attrazione morbosa e terrorizzante esercitata dal videogioco) ma soprattutto la commistione della fisicità uomo-macchina in perfetto omaggio al Cronenberg di Videodrome ed eXistenZ, con tanto di effetti speciali anch’essi piuttosto vintage.

Forse è un po’ debolino di trama, e anche di scioglimento, a voler essere onesti, ma ha il buon senso di evitare l’assurdo e tiene comunque un filo logico. Avrebbe potuto osare un po’ di più e sfruttare più a fondo alcuni spunti, ma nell’insieme non è male.

Regia di Marleen Jonkman. Sezione Festa Mobile. Titolo originale La Holandesa.

Una coppia. Un viaggio in Sudamerica. Il fantasma di una gravidanza che non vuole saperne di arrivare. Dopo l’ennesimo litigio per questo motivo, Maud lascia il marito e se ne va, da sola e senza una meta precisa.

Un viaggio che è fuga e ricerca. Una ricerca totale e ossessiva della maternità.

Il film mi è piaciuto. Il personaggio di Maud un po’ meno perché anche l’empatia che suscita trova un ostacolo nella sua ricerca che soffoca e annulla qualunque altro aspetto della sua vita. A partire dal matrimonio. Dalla relazione con un uomo che la ama ma che non è abbastanza. Maud scappa all’inseguimento di una maternità a tutti i costi. Ma veramente tutti. Al punto di accettare anche una maternità rubata. Una maternità presa in prestito.

Un’ossessione di cui neanche lei è in grado di indagare le motivazioni ma che è puro istinto. Estremo egoismo? Anche. Forse. Ma non racconta tutta la storia.

Sulla strada di Maud c’è Messi, un ragazzino che si fa chiamare col nome del calciatore e che accompagnerà Maud per un po’ in un viaggio sospeso, fuori dai canoni.

Un buon film. Toccante ma senza essere stucchevole. Coinvolgente e ben costruito.

 

E ancora. Questo è il trailer del film vincitore del 35TFF (non sono riuscita a trovare una versione sottotitolata in inglese che funzionasse).

E QUI tutti i premi di questa edizione.

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