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Archive for the ‘S. Stone’ Category

locandina

Se il trailer mi aveva suscitato qualche perplessità il film mi ha lasciata definitivamente dubbiosa per vari motivi.

Che Woody Allen sia tornato a recitare dopo l’ennesima dichiarazione di aver smesso non è cosa che stupisca poi più di tanto. Non ce la fa a stare lontano da un set e non escludo che continuerà con questo balletto dell’its the last time I swear ancora per un po’. E va anche bene. Al di là del fatto che io ho problemi a vederlo doppiato senza la voce di Lionello, non vedo particolari controindicazioni al fatto che di tanto in tanto continui a ritagliarsi le sue particine.

A non convincere sono altre cose.

Una per tutte il fatto che questo è un film diretto da Turturro che però è l’esatta replica di un film di Allen. Talmente esatta da far venire il dubbio che Allen gliel’abbia scritto e gliel’abbia fatto firmare, per così dire. Motivazioni per fare una cosa del genere? Una sorta di passaggio di testimone, una manifestazione d’appoggio. O magari anche la volontà di non ricacciarsi sotto i riflettori della critica dopo l’ottimo lavoro di Blue Jasmine scatenando il consueto coro dei paragoni e delle speculazioni sul fatto che Allen è bravo ma per far soldi tra un film ben fatto e l’altro rifila delle robette.

Perché, diciamolo, questo Gigolò per caso non è poi molto di più di una cosetta per ingannare il tempo.

Le battute migliori sono quelle del trailer e, come pure quelle due o tre che funzionano effettivamente nel corso del film, sono dei classici del repertorio alleniano di ambito erotico o ebraico.

La comune appartenenza alla religione ebraica con Turturro gioca a favore della confusione sull’effettiva paternità del film ma resta il fatto che ogni singolo dettaglio grida Allen a gran voce, dalla connotazione dei personaggi, al jazz della colonna sonora, alle ambientazioni, all’impostazione visiva di tutto quanto.

Certo, altra ipotesi può anche essere che Turturro abbia voluto rendere omaggio a colui che, per certi aspetti, è una sua figura di riferimento e ringraziarlo in tal modo della partecipazione al suo film. Per carità, non è che voglia indulgere in teorie del complotto a tutti i costi. Solo, secondo me, ci sono elementi sufficienti per legittimare il dubbio.

Ad ogni modo, nel complesso il film è grazioso e curato ma non decolla mai veramente. Rimane sospeso in attesa di un crescendo che non arriva e finisce prima di assumere realmente forma. Non è brutto, solo, non è brillante. Un po’ come le commedie di Allen dell’ultimo periodo, tanto per capirci, e ora giuro che la pianto con questa storia.

Particine per Sharon Stone e per Vanessa Paradis, entrambe belle e brave, anche se spiace un po’ per il momento di autentico imbarazzo che provoca la canzone in italiano della Paradis. Ma perché? Era proprio il caso di metterla?

Che dire, l’idea era carina, avrebbero forse potuto sfruttarla un po’ meglio.

Cinematografo & Imdb.

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