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Archive for the ‘A. Wallis’ Category

Inizialmente scettica verso quella che dal trailer mi sembrava una scopiazzatura dell’idea di fondo di No Man’s Land (Danis Tanovic, 2001) – un uomo bloccato su una mina – seguendo l’onda del momento-Armie-Hammer in seguito a Chiamami col tuo nome, mi sono finalmente decisa a recuperare questo film.

2016, regia di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

Armie Hammer protagonista e quasi unico personaggio. Annabelle Wallis in sottofondo.

Nell’ambito di un non meglio identificato conflitto in terra afghana, il marine Mike Stevens sta cercando di rientrare alla base a seguito di una missione fallita che ha costretto lui e il suo compagno a modificare i piani originari.

Quando Mike si accorge di essere su un campo minato è ormai troppo tardi. Il suo piede sinistro calpesta inavvertitamente una mina, inchiodandolo così sul posto.

Solo, in mezzo al deserto, senza quasi più scorte e con i soccorsi troppo lontani per sperare in un’estrazione in tempi brevi.

Mike non ha scelta. Può solo aspettare e resistere.

Mine è un film costruito con pochissimo ma incredibilmente efficace e, decisamente, ho dovuto ricredermi sia sui miei pregiudizi di banalità sia sulla rassomiglianza con No Man’s Land. Quest’ultimo era un film di guerra in senso stretto. Mine è un film ambientato in un contesto di guerra ma che, in definitiva, è tutt’altro.

O meglio. Sempre di conflitti si parla ma non conflitti armati.

Perché la vera guerra che Mike combatte è quella contro se stesso e i suoi fantasmi.

Inchiodati alla poltrona per l’intera durata del film esattamente come Mike è inchiodato al suolo sabbioso, soffriamo con lui, patendo caldo, sete, fame, ma, più di ogni altra cosa, ci troviamo sopraffatti dalla soverchiante sensazione di paralisi di cui la mina è solo un’esternazione superficiale.

Mine – plurale di mina in italiano, sostantivo per bomba in inglese ma anche pronome possessivo in inglese, mio – è un film fortemente simbolico e dalla grande carica emotiva. Le immagini potenti dell’immobilità forzata di Mike ma, soprattutto, delle forze che lo tengono bloccato, costituiscono il percorso della sua liberazione dall’eredità di un passato ingombrante con cui Mike non si è mai deciso a chiudere i conti.

Solitudine e confronto con il proprio io spogliato di tutto. L’idea di poter essere i peggiori nemici di se stessi.

Armie Hammer è decisamente molto bravo e, al di là della presenza scenica particolarmente adatta, regge perfettamente quasi due ore di telecamera piantata addosso, senza strafare e senza lasciarsi scoraggiare dalle scarsissime possibilità offerte dalla staticità del ruolo.

Un film intelligente, che non cade nelle trappole dei cliché troppo facili offerti dalla tematica ma che sfrutta appieno le potenzialità di significato offerte dalla situazione di partenza.

Cinematografo & Imdb.

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E dunque mi par di capire che la Universal è in qualche modo un po’ invidiosetta delle cospicue dimensioni dell’universo Marvel (e DC se è per questo, anche se han tardato un po’ a mettersi in pari) e vuole un Universo tutto suo.

Nasce dunque il Dark Universe.

La parola chiave è universo – in caso fosse sfuggito.

Un qualcosa che dovrebbe riunire in una specie di continuity (non lineare) diverse figure romanzesche/fumettose di stampo specificatamente goticheggiante e già reclutate dai vecchi film horror della Universal.

Si capisce? Perché in effetti non è che sia chiarissimo neanche a me.

O meglio. Il fine economico di tutta l’operazione è più che lampante, e vabbé.

Ad essere più nebulosa è la logica con cui personaggi e tematiche sono stati raggruppati e arbitrariamente schiaffati a convivere in un’unica dimensione spazio-temporale che, per quanto ampia, risulta comunque avere confini un tantino forzati.

Per dirne una, cosa diamine ci fa il dottor Jekyll (e anche Mr. Hyde ovviamente) a caccia della Mummia? Bella domanda.

Ma andiamo con ordine.

Io, poiché sono ingenua, pensavo che il film di Kurtzman fosse semplicemente un film su una mummia. Senza pretese di collegamenti e con una discreta pigrizia nella scelta del titolo. Pensavo insomma di trovarmi di fronte ad una mummia genericamente rappresentativa della sua categoria.

Mi sbagliavo.

Presentato come reboot della saga Universal della Mummia – quella con Brendan Fraser di fine anni Novanta che nel frattempo è diventata un media franchise – questa mummia qui dovrebbe essere anche il primo di una lunga (?) serie di film dalle prospettive di ampio respiro. Talmente ampio da partire dall’Egitto per spaziare fino a Van Helsing – che dovrebbe essere il prossimo capitolo – all’Uomo Invisibile, passando per Frankenstein, l’uomo lupo e magari anche il mostro della laguna nera.

Mah. Non so.

Non metto in dubbio che si possano fare cose divertenti ripescando ciascuno di questi personaggi. Solo non vedo tanto l’esigenza di accomunarli per forza in un’unica dimensione.

La psicosi da serialità avanza imperterrita e miete nuove vittime.

L’universo Marvel e l’universo DC esistono. Sono un bacino fisicamente reale cui attingere. Poi si può discutere su quanto sia opportuno o meno andare a spremere proprio tutti i filoni, ma questo è ancora un altro discorso.

Qui il passato comune è imposto a posteriori e già a dirla, la cosa suona male.

Comunque.

Tornando al singolo film, questa nuova Mummia non è malaccio ma non è nemmeno niente di memorabile.

Un inizio e una fine in voiceover per spiegare esattamente antefatto e prossime aperture – affinché nulla affatichi i neuroni del povero spettatore – racchiudono una presentazione di contesto e personaggi piuttosto affrettata per lasciare spazio ad un mischione di inseguimenti e effetti speciali sicuramente non malfatti quanto piuttosto fine a se stessi.

Tom Cruise ovviamente precipita con un aereo e non si fa un cazzo – qui è merito della Mummia che lo ha prescelto ma in Mission Impossible succedeva uguale anche senza Mummia, quindi penso che sia proprio merito di Tom.

Un po’ action, un po’ (molto in verità) Walking Dead – anche se con meno splatter – un po’ di storia antica massacrata e una spolverata di letteratura gotica tradizionale.

Si fa guardare ma anche dimenticare, ecco.

Russel Crowe nei panni di un Jekyll/Hyde piuttosto improbabile, a capo di una società segreta a caccia di mostri, ha senso solo nell’ottica di una continuazione che pure non pare eccessivamente auspicabile.

Tom Cruise è Tom Cruise, quindi è tamarro per definizione.

Annabelle Wallis è carina ma non viene approfondita, come del resto nessuno degli altri personaggi.

La Mummia è Sofia Boutella, che al momento identifico solo come quella che si fa Charlize Theron nel trailer di Atomica Bionda.

Un po’ sprecato il nome di David Koepp per la sceneggiatura.

Se come film a sé stante avrebbe anche potuto reggere, come capostipite risulta davvero troppo debole.

Cinematografo & Imdb.

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