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Archive for the ‘C. McCarthy’ Category

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Ridley Scott è uno di quei registi che sembrano esserci da sempre. Per certi versi è una sorta di pilastro del cinema contemporaneo. Quindi spiace pure un po’ criticarlo, ma sta di fatto che negli ultimi anni ha preso diverse cantonate. L’ultimo suo film veramente bello che ricordo è American Gangster, del 2007. Poi c’è stato Nessuna verità (2008), ben costruito, ottimo cast, ma di sicuro non indimenticabile. Poi il Robin Hood del 2010 che, devo proprio dirlo, io non l’ho mai digerito. Con tutte quelle pretese pseudo-storiche e quella specie di sbarco in Normandia. Su Prometheus mi sono già dilungata tempo fa e per adesso mantiene ancora il primato come suo peggior film.

The Counselor prometteva bene. Il cast di nomi giganteschi e la sceneggiatura originale di Cormac McCarthy promettevano risultati brillanti.

Invece questo procuratore – che poi nel film viene chiamato sempre e solo avvocato per un problema di traduzione dei ruoli tra le figure legali americane ed europee – risulta piuttosto deludente.

Lascia la sensazione di non aver visto assolutamente niente di eccezionale. Con un retrogusto come di occasione sprecata, dato il materiale di partenza.

Non saprei neanche a chi imputare la maggiore responsabilità di questo risultato così misero. Immagino sia un misto di una sceneggiatura forse troppo pretenziosa e alla fine mal gestita e una regia troppo standard, troppo inquadrata nei parametri del genere.

Fin dall’inizio pare che l’impostazione sia quella di tanti fronti di storie diverse che convergono tutti nella medesima vicenda o che comunque in qualche modo vi restano coinvolti. Niente di originale di per sé ma quello dei frammenti che si ricompongono è un espediente sempre ricco di potenzialità e possono venir fuori cose interessanti. Peccato che ad un certo punto la tensione di tutti questi filoni si allenta ed è come se si perdesse un po’ la rotta della trama. Personaggi risolti troppo in fretta, spiegazioni sempre più lacunose come se ci fosse stata fretta di finire.

Poi, ripeto, il cast è ottimo e loro sono tutti bravissimi. Michael Fassbender – l’avvocato, appunto – Brad Pitt, Cameron Diaz – bellissima anche se visibilmente invecchiata – Penelope Cruz, Javier Bardem, insomma sotto questo aspetto non si può proprio dire niente.

Solo che, alla fine, l’insieme non funziona. Almeno non del tutto. Non che ci siano incoerenze o grossolanità. E’ che il tutto risulta terribilmente banale.

E poi c’è pure un po’ troppo sesso. Soprattutto verbale. Non è una considerazione di carattere moralistico, sia chiaro. Ci sono delle lunghe scene di argomento erotico dove il sesso viene in qualche modo o raccontato o vissuto a parole che non sono assolutamente inserite nella vicenda e risultano appiccicate a caso. Con l’effetto collaterale che si allenta parecchio la tensione dalla trama principale mentre la connotazione dei personaggi non ne viene minimamente arricchita. Così come un’altro aspetto un po’ fuori luogo sono gli abbozzi di riflessione etica buttati qua e là in mezzo ai dialoghi. Tentativi abortiti di alzare il livello di quello che altro non è che un comunissimo film sul traffico di droga, sulla criminalità, sul solito mondo illegale che si è già visto e rivisto.

Film un po’ inutile, tutto sommato. Voleva essere troppe cose insieme.

Cinematografo & Imdb.

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Still from The Counsellor, the new film from director Ridley Scott

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Qualche settimana fa mi sono ritrovata a parlare di quest’accoppiata libro-film. Film che tra l’altro ho rivisto anche di recente per la terza volta (sì, sono una quelli che adorano vedere e rivedere i film per molte volte – evito di portare dei dati numerici per non sputtanarmi del tutto).

Il libro. Cormac McCarthy 2006.

Il senso di desolazione che trasmette è totale. Senza soffermarsi minimamente in racconti di distruzione su larga scala, siamo catapultati direttamente in uno scenario post-catastrofe. E questo è già il primo punto a favore. Nell’epoca che celebra l’estetica del cataclisma il fatto che esso venga relegato al ruolo di antefatto è cosa gradita.

Un uomo e un bambino, un padre e un figlio colti in uno squarcio della loro quotidiana sopravvivenza in un mondo ormai morto e vuoto. Un mondo senza colori, senza calore, ridotto in cenere. Un mondo nel quale se davvero fossero gli ultimi esseri viventi rimasti sarebbe già una fortuna ma nel quale, oltre a tutto il resto, devono pure sfuggire a bande di sopravvissuti ormai dediti al cannibalismo. E’ davvero tutto distrutto. Non solo la Terra. Anche l’Uomo. Nonostante il padre cerchi ancora di trasmettere al figlio un barlume di ciò che è stato. Nonostante, di fatto, non si rassegni ad arrendersi. Anche se forse ormai è solo più l’inerzia a mandarlo avanti.

Si arriva alla fine con un senso di spossatezza infinita.

Il film. John Hillcoat 2009. Anche se di fatto è arrivato nelle sale nel 2010.

Una trasposizione pressoché letterale. Tanto che può quasi definirsi una lettura per immagini. Non aggiunge e non toglie niente al libro ma lo esprime alla perfezione con tutta la potenza emotiva che trasmette il mezzo visivo.

La rappresentazione della Terra è esattamente quella che deve essere, senza eccessi hollywoodiani. Viggo Mortensen è davvero bravo nell’interpretare un ruolo solitario e struggente senza mai diventare patetico o troppo esplicitamente drammatico. C’è anche Charlize Theron, nel ruolo secondario dei flash back che servono a darci qualche elemento in più sul protagonista ma (per fortuna) si trattengono dal cercare di spiegare quello che di fatto non ha importanza spiegare, ossia le origini del disastro.

E c’è un finale, con il breve ruolo di Guy Pearce, che tutti si ostinano ad interpretare univocamente mentre mi sembra palese che sia fatto apposta per essere ambiguo.

E’ un peccato che questo film per qualche questione legale/burocratica a livello di post-produzione sia stato prima bloccato, poi distribuito in tutta fretta, quasi senza alcun lancio pubblicitario e tolto quasi subito dalle sale.

Da leggere e da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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