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Archive for the ‘G. A. Bürger.’ Category

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Sto cercando di recuperare un minimo di concentrazione dopo aver avuto la brillante idea di vedere Mangia Prega Ama in onda questa sera su Cielo. Penso di non aver fatto così tanta fatica ad arrivare alla fine di un film dai tempi di Inland Empire. E comunque preferirei rivedere tre volte di fila Inland Empire. Imbarazzante è la parola più calzante che mi viene per definirlo. E poi qualunque epiteto che denoti stupidità. Era parecchio che non mi imbattevo in un tale cumulo di beceri luoghi comuni. Il peggior film visto nell’anno. Forse anche nel decennio. Giuro, non è solo che non mi è piaciuto, mi ha fatto proprio incazzare. La parte sull’Italia è praticamente denunciabile per diffamazione.

No. Seriamente. La pianto perché se ne parlo davvero vado avanti a smadonnare per tre ore.

E niente. Io sono definitivamente e perdutamente addicted ai libri di Joe Hill. Oggi mi sono anche stati recapitati Ghosts, La vendetta del diavolo e i primi cinque volumi di Locke & Key, il che probabilmente significa che i miei programmi di lettura andranno di nuovo a farsi benedire.

Che poi le consegne di Amazon – o in generale le consegne degli acquisti online – hanno questo fascino perverso di arrivare ad una distanza dal pagamento tale da farti dimenticare di aver sborsato dei soldi. Con la conseguenza che io accolgo sempre i pacchi come se fossero dei regali di Natale (mai paragone fu più appropriato) e sorrido festosa alla collega del centralino che me li recapita osservando con sospetto le mie esternazioni di giubilo.

Anyway.

NOS4A2. O NOSfourAtwo. O Nosferatu pronunciato all’anglosassone e un po’ storpiato. E’ la targa di una Rolls-Royce Spettro del 1938 con cui Charlie Manx va in giro a rapire bambini per portarli a Christmasland. A Christmasland è sempre la vigilia di Natale e l’infelicità e vietata per legge. Charlie Manx è vecchio ma non si sa quanto. E a volte, a bordo della sua macchina, non sembra poi neanche così vecchio.

Vic è una bambina con una fervida immaginazione. O con uno strano potere, a seconda di come la si voglia vedere. Vic ha un ponte. Un ponte tutto suo che le serve per trovare sempre quello che cerca. Un ponte che colma la distanza tra smarrito e ritrovato.

Un giorno Vic esce in cerca di guai e finisce col trovare Charlie Manx, cambiando in un certo senso il destino di entrambi e non solo.

Realtà esterna, concreta. Realtà mentale, meno dimostrabile, forse, più difficile da raggiungere, ma non meno concreta. Talmente concreta da far male. Da mangiarsi pezzi di vita, di parole, di lucidità. Da far venire la febbre e lacrimare sangue.

Ricordi veri e ricordi costruiti per soffocare quello che altrimenti non si riuscirebbe a spiegare. La continua, estenuante lotta tra l’accettazione di quello che si è il tentativo di essere quello che si dovrebbe. Lo squarcio appena sotto la normalità. La finestra sulla verità, al di là dei fatti.

NOS4A2 è un horror agghiacciante, che ti prende dalla prima riga e non ti lascia andare finché non sei arrivato in fondo.

Fa paura. Risveglia il terrore atavico nascosto proprio in ciò che dovrebbe essere familiare e rassicurante. Avvelena l’innocenza. O forse ne mette in luce la vera natura. I denti aguzzi.

E’ un percorso accidentato in equilibrio precario dentro e fuori dalla mente. E’ una storia di crescita, di perdita e di accettazione.

E’ un libro dalla struttura complessa, articolata e solidissima e dai personaggi vivi e incredibilmente veri.

Vic è forte, dolce e tristissima. E Manx è un cattivo terribile, degno di tutta la tradizione della famiglia King.

Per molti versi NOS4A2 è anche un richiamo e un omaggio di Hill alla produzione paterna. Un tributo al patrimonio di immaginario in cui si è formato e che fa parte della sua visione.

Le (auto)citazioni e i riferimenti incrociati sono molti, pertinenti e ben piazzati e mi strappano sempre un sorriso di immotivato compiacimento.

Tra l’altro, Christmasland e la sua dimensione compaiono già in Wraith, un fumetto di Hill del 2013, che rappresenta una sorta di prequel e che racconta le vicende di due sfortunati adulti che finiscono a Christmasland nelle grinfie di Manx e dei suoi bambini. E che ovviamente dovrò recuperare da qualche parte.

Bellissimo. Da finire e ricominciare da capo.

La sua sanità mentale era molto fragile, una farfalla intrappolata fra le mani, che lei portava ovunque con sé, timorosa al tempo stesso di lasciarla sfuggire o di schiacciarla in un momento di distrazione.

E a questo punto è un male se dico che questa frase è stata una coltellata in pieno petto per la precisione con cui mi ci sono rispecchiata?

Non va bene vero? E’ una di quelle cose che non si dicono eh?

Ok. Allora non lo dico.

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