Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘C. R. Baxley’ Category

51zyv1rmf7l

La proposta da parte della ABC di realizzare una fiction TV con trama completa, un inizio e una fine ben delineati era semplicemente troppo allettante per poter resistere. (S. King).

Creata e (in parte) sceneggiata da Stephen King, Kingdom Hospital è una serie TV del 2004.

Originariamente la ABC aveva richiesto un soggetto originale ma, strada facendo, King non ha resistito alla tentazione di cimentarsi con il remake della miniserie danese Riget (The Kingdom) di Lars Von Trier.

Una sola stagione, 15 episodi (anche se in realtà la numerazione ne conta 13 perché il primo e l’ultimo sono divisi), un numero limitato di personaggi, un contesto chiuso, il Kingdom Hospital, appunto, un grande ospedale (manco a dirlo) del Maine.

Non conosco la serie originale ma conosco abbastanza Lars Von Trier per riconoscerlo in sottofondo e il mix King-Von Trier ha prodotto un risultato decisamente interessante e, per molti aspetti, diverso da tutto quello che ho mai visto o letto di questi due autori.

All’inizio è strana, Kingdom Hospital.

Parte in modo super Kinghiano, con la riproduzione – fedele fino ad essere inquietante – dell’incidente che SK stesso ebbe nel 2001, quando fu investito da un minivan che lo ridusse in fin di vita.

La scena è ricostruita in modo così preciso, così dettagliato che ci vogliono non più di due secondi per capire che lo sta facendo davvero. Sta mettendo su schermo il suo incidente e dai, cacchio, è geniale.

Non è una cosa nuova di per sé, perché di fatto è quello che fa da sempre, prendere la (sua) vita e tirarne fuori quel nocciolo di storia che vale la pena di essere raccontato, però solo lui poteva farlo così.

Anyway, Peter, il protagonista, ha un incidente e questo serve a farci portare subito al Kingdom Hospital. E qui si avverte immediatamente un lieve cambiamento di tono. Un cambiamento che, in definitiva, è coerente con quello che sta per essere raccontato.

Ci ho messo un po’ ad entrare nella dimensione surreale di quell’ospedale che sembra galleggiare in una realtà leggermente sfasata rispetto a quella esterna.

Una volta entrati al Kingdom però, si rimane catturati.

Dal dottor Hook e dai suoi corridoi sotterranei; dalla signora Druse e dalle sue sedute spiritiche abusive; da Otto, il custode, e dal suo cane Blondie; dalla piccola Mary e dal suo amico Antibus, un formichiere che mangia le malattie, una creatura misteriosa e bellissima, che cura e uccide, che ha una pelliccia lucente, occhi grandi e saggi e denti affilatissimi.

Il Kingdom Hospital ha più segreti di quanti non vogliano ammettere i suoi dottori. C’è il pianto di una bambina che si sente solo in ascensore. E ci sono scosse di terremoto che si avvertono solo nell’ospedale. E un’ambulanza fantasma che va e viene.

I personaggi e le dinamiche delle loro interazioni sono profondamente kinghiane mentre pare più degna di Von Trier la nota di surreale umorismo orrorifico che caratterizza alcuni momenti.

La dimensione strettamente ospedaliera del contesto viene gestita in modo quasi totalmente surreale mentre la logica si stringe intorno alle vicende che si dipanano parallelamente e che legano progressivamente tutti i personaggi.

E poi c’è il vecchio Kingdom.

E lo spazio vuoto di Swedenborg (che la signora Druse, dotata sensitiva, si ostina a pronunciare ‘suidinmborghi’).

E un passato che deve essere chiarito.

Il Kingdom Hospital è un posto dove la realtà è sottile e lo zio Steve si sente a casa sua.

Le (auto)citazioni e i riferimenti abbondano, per la gioia dei fan, e King è il primo a spassarsela. Dalle copertine dei libri che vengono inquadrate, alle battute sulle situazioni che sembrano uscite da un romanzo di Stephen King, ai nomi più o meno esplicitamente evocativi – Hook, Jesse James, Johnny B. Goode – e via così.

Nel cast troviamo Jack Coleman (Peter) – il papà della cheerleader di Heroes, per capirci; Diane Ladd (Signora Druse) – la mamma (vera) di Laura Dern nonché candidata tre volte all’Oscar; Bruce Davison (l’odioso Dottor Stegman); Andrew McCarthy (Hook); Jamie Harrold (il goffo Dr. Traff) e Jodelle Ferland (che tra l’altro è anche la bambina fantasma di Silent Hill) nei panni dell’adorabile Mary.

Regia di Craig R. Baxley che è ormai affezionato alla vena seriale di King, avendogli già diretto Rose Red e La tempesta del secolo.

Tra gli sceneggiatori, oltre a King, anche sua moglie Tabitha e lo stesso Lars Von Trier.

Inquietante e divertente, horror, thriller, ghost story. C’è un po’ di tutto al Kingdom Hospital e, davvero, è stata una gran bella scoperta.

Penso che vi piacerà.

So che non lo dimenticherete mai.

E, come sempre: sogni d’oro.

– Stephen King

Imdb.

11526-4

88860fc2dea4ed1ab3a7cef4e5a694be-kingdom_hospital_05

115261

1438775454

anteater

dr-hook-stephen-kings-kingdom-hospital-2305382-1024-768

episode-caps-stephen-kings-kingdom-hospital-2305463-624-352

hqdefault

jr4fegn7hl3yuzf6zeincsklsqw

lgvubaje4aog43qra3qzqttfjs9

Read Full Post »

poster_9

…con quel beccuccio

è ancora più storta.

E’ una vecchia coppa

è un incanto.

Non è nuova

ma piace tanto.

 

Little Tall, un’isoletta al largo delle coste del Maine.

Una terribile tempesta in arrivo.

Gli abitanti dell’isola che, per natura, sono abituati a restare uniti per fronteggiare le difficoltà. E’ scritto nel loro dna. E’ una conseguenza del vivere sull’isola, separati dal resto del mondo. Devono sapersela cavare da soli in qualsiasi situazione e per farlo devono restare uniti.

Anche quando questo vuol dire fare scelte difficili.

Anche quando questo vuol dire mantenere dei segreti.

Gli abitanti di Little Tall sono bravi a mantenere i segreti.

Come nel ’63, quando Dolores Claiborne uccise il marito durante l’eclissi.

Pare che la tempesta in arrivo sarà la più terribile degli ultimi cento anni e, finché è stato possibile, molti isolani hanno scelto di cercare rifugio sulla terraferma.

Chi rimane si sta preparando al peggio e lo sceriffo Anderson ha predisposto anche l’allestimento di un rifugio sotterraneo d’emergenza.

Il cielo è sempre più scuro, la preoccupazione sempre più palpabile, anche se tutti cercano di dimostrarsi calmi e collaborativi.

In mezzo a tutto ciò, alla porta dell’anziana Martha Clarendon, bussa uno sconosciuto. Indossa jeans, un giaccone nero, un berretto di lana. Ha un bastone con una testa di lupo d’argento e lo usa per massacrare la signora Clarendon. Dopo di che, si siede nel suo soggiorno, sorseggia il suo tè e aspetta.

André Linoge è arrivato a Little Tall.

 

La tempesta del secolo è una miniserie del 1999 scritta da Stephen King espressamente per la televisione e diretta da Craig R. Baxter. Solo successivamente King ha riadattato la sceneggiatura in formato narrativo ed è uscito il libro.

In Italia la serie, composta da tre episodi, è stata trasmessa su Rai2 nel settembre del 2001.

Da allora non l’avevo mai più rivista fino al mese scorso quando, complice l’influenza che mi ha inchiodata al divano, sono riuscita a riguardarmela tutta senza interruzioni.

Mi era piaciuta al tempo e continua a piacermi tuttora.

Certo, il taglio è molto televisivo e il cast non è di altissimo livello. E poi si vede sempre un po’ lo stile cinematografico di King che, come si è già detto più volte, è parecchio tendente alla serie B. Però il risultato è comunque buono.

 

Tutto, dai presupposti agli sviluppi, è tipicamente e classicamente kinghiano.

L’isola, già di per sé, è il sistema chiuso per eccellenza. La tempesta lo rende ancora più impenetrabile. Nessuno può più andare e venire. Ma, appena prima della chiusura totale, fa in tempo ad inserirsi un elemento estraneo – Linoge – che da quel momento diventa fonte e catalizzatore di eventi imprevedibili che portano allo sgretolamento dell’equilibrio che regge le relazioni tra gli abitanti dell’isola.

Gli elementi che tanto piacciono allo zio Steve sono al completo. Tutto il balletto dei meccanismi che regolano la vita di una piccola comunità dove tutti sanno tutto di tutti ma tutti hanno qualcosa da nascondere. Segreti più o meno velati. Rancori covati più o meno in silenzio. Ricordi da dimenticare e colpe da negare.

Nati nella lussuria: diventerete polvere. Nati nel peccato: entrate qui.

Linoge si fa arrestare per l’omicidio di Martha Calendon e i problemi cominciano fin da subito. Dal momento che i collegamenti con la terraferma sono ormai interrotti lo sceriffo Anderson deve tenerlo in custodia sull’isola, che però non è attrezzata per la sorveglianza di un individuo così pericoloso.

E poi Linoge sa cose che non dovrebbe sapere.

E si muove in modo strano nella sua cella, mentre il suo bastone con la testa di lupo non si trova e la gente dell’isola comincia a fare cose strane.

I morti aumentano e dappertutto viene fuori una scritta:

datemi ciò che voglio e io me ne andrò.

Ma cos’è che vuole Linoge? Chi è davvero Linoge?

Le situazioni estreme tirano fuori la vera natura delle persone. Mettono a nudo ciò che si cerca di nascondere.

Gli abitanti di Little Tall devono fare i conti con i loro fantasmi. E soprattutto con loro stessi.

Quanto si è disposti a fare? Quanto si può sopportare?

 

La brevità della serie fa sì che il ritmo sia da subito veloce e coinvolgente. La connotazione dei personaggi sarà forse un po’ prevedibile per chi è abituato a King ma l’empatia che si crea è immediata.

Linoge è un cattivo che si richiama esplicitamente a cattivi ben più celebri, aspirando – seppur con le dovute proporzioni – a creare una sorta di ibrido tra Pennywise e Randall Flagg. E comunque è un cattivo abbastanza inquietante. Non farà paura sempre ma già solo quella dannata canzoncina della coppa, nel 2001 mi fece venire incubi in stile Profondo Rosso.

Imdb.

La-tempesta-del-secolo

hqdefault

Storm2_10

tumblr_mpqpemiYy01rsnip8o2_400

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: