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Archive for the ‘The Hobbit’ Category

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Sarà che, ormai, di questa trilogia dello Hobbit mi ero ufficialmente stufata.

Sarà che non mi aspettavo niente di più e niente di meno rispetto ai due capitoli precedenti.

Sarà che ero preparata a due ore di virtuosismi tecnico-visivi e zero emozioni.

Sarà che sono andata a vederlo proprio solo per amor di completezza.

Non so. Sta di fatto che mi son seduta di fronte a questa Battaglia delle cinque armate con una disposizione d’animo se non proprio ostile quanto meno cupa.

Ed invece è andata a finire che proprio quest’ultimo capitolo è stato quello che mi è piaciuto di più.

Forse perché c’era la battagliona finale e, si sa, la battaglia alla Jackson fa sempre la sua porca figura (anche se, sostanzialmente, ormai si è già visto tutto quello che doveva farci vedere).

O forse, davvero, ero talmente sprofondata nel mio loop negativo che è bastato un po’ di coinvolgimento nell’azione a risollevare il mio interesse.

Che poi, chiariamo: questo qui è un “mi è piaciuto” sempre molto relativo e da prendersi con le dovute riserve. Nel senso che rispetto alla freddezza totale che mi avevano lasciato addosso gli altri due – il secondo in particolare, perché sul primo mi ero ancora fatta trascinare un po’ dall’entusiasmo residuo del Signore degli Anelli e dalla speranza che fosse effettivamente replicabile – questo qui mi ha divertita di più.

E’ più lineare. Cazzeggia di meno. Le scene d’azione sono più mirate, meno fine a se stesse, non troppo allungate arbitrariamente.

Visivamente e tecnicamente è quasi superfluo dire che è come al solito tutto perfetto. E’ sempre, irrimediabilmente, metri e metri al di sopra degli standard degli effetti speciali, anche quelli di alto livello. Non l’ho visto in 3D ma, tutto sommato, il 3D avrebbe avuto senso solo nel primo quarto d’ora, con la scena del drago, perché tra i colori accesi delle fiamme e le riprese aeree ci andava effettivamente a nozze. Per il resto non avrebbe aggiunto un granché.

La trama rimane ragionevolmente fedele anche se con le consuete deviazioni e aggiunte, alcune delle quali proprio continuo a non digerirle.

Legolas non doveva esserci (tanto meno ingrassato com’è).

La storia tra l’elfa-che-Tolkien-non-ha-mai-creato Tauriel e Kili è letteralmente imbarazzante, non c’è altro modo di definirla. E, oltretutto, ha pure l’effetto di far apparire il povero Legolas-che-non-dovrebbe-essere-lì quanto meno come uno sfigato.

Le impostazioni che vengono date ai personaggi mirano palesemente a ricalcare le tipologie del Signore degli Anelli. Luke Evans nei panni di Bard è molto ben riuscito ma si vede lontano un miglio che Jackson cerca un nuovo Aragorn. E il personaggio di Alfrid – che onestamente non ricordo dal libro – è una fastidiosa macchietta che vorrebbe essere una via di mezzo tra Vermilinguo e Gollum e che poteva benissimo venirci risparmiata.

Nell’insieme, ad ogni modo, si guarda tranquillamente. Ho persino versato una lacrimuccia per Thorin. E son cose.

Ah sì. Dimenticavo. Il combattimento di Gandalf, Galadriel, Saruman e Elrond contro Sauron, al di là dell’attinenza letteraria, è comunque una di quelle scene che valgono il film, insieme al quarto d’ora iniziale di Smaug.  

Cinematografo & Imdb.

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THE HOBBIT: THE BATTLE OF FIVE ARMIES

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Bah. Più andiamo avanti e meno sono convinta della necessità di tutto ciò.

Anyway. Ormai l’abbiamo cominciata e dobbiamo arrivare alla fine.

Arriva il 17 dicembre.

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Non so bene da che parte prenderla, questa desolazione di Smaug.

Non lo so perché mi è piaciuto e non mi è piaciuto allo stesso tempo. Perché ci sono troppi aspetti contrastanti. Perché, davvero, forse Jackson nella foga di metterci tutto ha finito col metterci troppo.

Che nel libro de Lo Hobbit non ci fosse materiale sufficiente per tre film – e oltre tutto tre film da quasi tre ore l’uno – era chiaro fin dall’inizio. Così come il fatto che la nuova trilogia fosse – se proprio non vogliamo usare il termine di operazione commerciale – un inevitabile prodotto della scia di entusiasmo lasciata dal Signore degli Anelli. E tuttavia, con il primo capitolo ci si lasciava coinvolgere dalla speranza che, tutto sommato, potesse decollare, avesse un’effettiva ragione di esistere. Con il primo Hobbit si aveva la sensazione di tornare a casa, tornare in posti familiari, di cui si sentiva la mancanza. E questo, unito alla realizzazione, come sempre grandiosa, faceva un po’ dimenticare gli inevitabili scogli di trama destinati ad emergere.

Con questo secondo capitolo cominciano a farsi sentire gli effetti collaterali dell’eccessiva lunghezza.

Si passa dalla fedeltà maniacale al testo – che aveva connotato il capitolo precedente – alla divagazione per testi tolkeniani paralleli al fine di arricchire la trama, cercare altro materiale, arrivare alla fine di queste tre ore, insomma.

E se questa poteva essere un’operazione discutibile ma ancora accettabile da un punto di vista meramente filologico, quello che invece disturba parecchio è l’introduzione di elementi nuovi di cui assolutamente non si sentiva la necessità.

Viene riesumato Legolas – fondamentalmente in osservanza della terza legge di Hollywood in base alla quale un film senza un figo non avrà mai un vero successo – contentino per la fanbase improvvisata del film e ignara delle origini cartacee, e probabilmente anche per il povero (si fa per dire) Orlando, che non ha poi lavorato granché dopo la Terra di Mezzo.

Non contento di ciò, Jackson introduce anche un’elfa assolutamente inventata di sana pianta – variazione femminile della terza legge di cui sopra – palesemente aspirante-clone di Arwen – come personaggio – e, come se non bastasse, coinvolta in un doppio flirt con Legolas e con il più carino dei nani – risaliamo così alla seconda legge di Hollywood, un film senza una storia d’amore non va da nessuna parte.

E se pure sono contenta di rivedere in giro Evangeline Lilly, superstite di Lost e sempre bellissima, la porcata di trama, in questo caso, la maldigerisco proprio.

Poi, per carità, non si può proprio dire che sia un brutto film, sia chiaro.

E’ divertente, è spettacolare, è tecnicamente impeccabile sotto tutti i punti di vista – compreso un 3D molto ben sfruttato. Solo che non coinvolge neanche lontanamente come Il Signore degli Anelli.

Lo guardi, dici wow, passi oltre. Non ti resta dentro.

I combattimenti sono troppo lunghi. Non sono noiosi, ma sono obiettivamente troppo lunghi, perfetti esercizi di stile. Divagazioni di uno che, comunque sia, ha mestiere, anche quando cazzeggia, ma pur sempre quello, divagazioni per dilatare il tempo.

Meraviglioso Smaug. Quel drago è veramente un capolavoro. Così come tutta la sequenza finale è una delle meglio costruite del film.

E se, nella versione italiana, il nuovo doppiaggio di Gandalf con la voce di Gigi Proietti mi disturba abbastanza perché ho troppo presente la persona del doppiatore, la voce di Luca Ward per Smaug è meravigliosamente calzante.

Morale. Andate a vederlo perché comunque merita.

Però Il Signore degli Anelli era decisamente un altro pianeta. Aveva un altro valore.

Il Signore degli Anelli ha di fatto ricreato i canoni del fantasy in ambito cinematografico. Lo Hobbit è una variazione sul tema.

Cinematografo & Imdb.

Lo Hobbit - La Desolazione di Smaug

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12 Dicembre 2013

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Allora. Lo so che mettersi a fare il film de Lo Hobbit, il che fondamentalmente vuol dire il prequel del Signore degli Anelli, e per di più suddividerlo in tre (tre!?) capitoli puzza di operazione commerciale quanto un cumulo di carcasse di orchi lasciate al sole. Ma. Marketing o no, Peter Jackson lo fa talmente bene che le dinamiche in sottofondo non hanno granché importanza.

Devo dire che il libro di Tolkien l’ho letto davvero molti anni fa e mi rendo conto che al momento non sono in grado di portare avanti un giudizio legato alla trasposizione dal testo allo schermo. Posso solo parlare del film e ne dico un gran bene.

E’ esattamente quello che mi aspettavo. Un trionfo della potenza visiva di Jackson per un universo che nessuno dopo di lui riuscirà mai a rappresentare in modo così perfetto e completo, dal punto di vista della sua costruzione fisica ma, soprattutto, dal punto di vista dello spirito che esso incarna.

Se, da un lato, è pur vero che il Signore degli Anelli ha ammazzato il fantasy nel senso che ormai, chiunque sia venuto dopo nel genere non può astenersi dal fare i conti con il debito che –volente o nolente – si trova ad avere nei confronti del film tolkeniano, è anche vero che è stata una morte ampiamente onorevole perché P. J. è stato il primo a sfruttare davvero tutte le potenzialità di questo genere in termini di avventura, di trama, ma soprattutto di ambientazioni.

Se già nella precedente trilogia scenografie, immagini e fotografie erano spettacolari, qui il regista si sbizzarrisce con tutto quello che evidentemente non aveva potuto inserire nel SdA. Battaglie ancora più epiche, scontri tra creature antichissime, fughe rocambolesche.

In più ci aggiunge anche il 3D che, se è vero che di solito non arricchisce particolarmente il film, è comunque fatto davvero bene e bastano anche solo due o tre scene (gli artigli dell’aquila che sollevano il corpo di Thorin e l’occhio del drago) perchè senta di aver speso bene i soldi del sovrapprezzo del biglietto.

Sulla trama, come dicevo, a parte i punti salienti, come il ritrovamento dell’anello e alcuni altri, non saprei dire con esattezza dove P.J. ha aggiunto qualcosa, e come.

Anche il cast, come sempre, molto valido con M. Freeman nei panni di un Bilbo Baggins davvero ben riuscito, tra ironia e coraggio e R. Armitage nel ruolo di Thorin – finalmente un nano privo di quel sottofondo sempre un po’ ridicolizzante e caricaturale. E poi l’ottimo Ian McKellen – anche se non ho apprezzato particolarmente il cambio di doppiatore.

Decisamente da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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Mi aspetto effettivamente molto. Solo sono un po’ preoccupata per il fatto che l’abbiano diviso addirittura in tre film. Devo rileggerlo.

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