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Archive for the ‘Il RIto’ Category

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Tema ricorrente nell’horror è quello della “possessione”. Quest’ultima può configurarsi in vari modi a seconda che prevalga l’aspetto psicologico o quello spettacolare.

Angelo Moscariello, Horror, Electa – Accademia dell’Immagine, 2008

Siamo in zona Esorcista, per dirla in parole povere.

Ennesima, e per la verità piuttosto deludente, variante sul tema.

Ufficialmente ispirato al testo di Matt Baglio, Il Rito. Storia vera di un esorcista di oggi, anche se per quel che mi riguarda in questo ambito i presunti riferimenti ad altrettanto presunte vicende realmente accadute sono da prendersi per quello che sono, ossia strilli sulle locandine. Poi, per carità, nel caso specifico non metto in dubbio che il film si riferisca al libro citato. Semplicemente sposto il discorso sull’attendibilità del libro.

Anyway.

Il Rito arriva nel 2011 per la regia di Mikael Håfström, regista anche del più riuscito 1408.

Il lancio in Italia si è basato sostanzialmente sul nome di Anthony Hopkins e sul fatto che buona parte del film si svolge a Roma. E, ad essere onesti, non c’è poi molto di più.

Giovane quasi-prete dalla dubbia vocazione e dall’ancor più vacillante fede viene spedito a seguire un corso per esorcisti in Vaticano. E già qui. Vabbè, io non sono particolarmente ferrata su come funzionino certi ambienti, ma visto da fuori, il corso sull’esorcismo tenuto come si trattasse di un master sulla compatibilità tra Chrome e Java per Windows 8 mi ha lasciato quanto meno perplessa. Ma non stiamo attaccati ai dettagli.

Dato il suo incrollabile scetticismo, Michael viene ulteriormente mandato a conoscere tale Padre Lucas (Hopkins), esorcista attivo e dai metodi non proprio canonici, ma che ha buone probabilità di fornire a Michael quelle prove di cui sembra avere tanto bisogno.

Fin dall’inizio il film è zeppo di richiami all’Esorcista di Friedkin. Talmente tanti e talmente espliciti da non lasciare adito a dubbi sull’intenzione celebrativa. Certe inquadrature sembrano persino le stesse del film del ’73. Il corridoio della casa di Michael all’inizio sembra l’ingresso della casa della madre di Padre Karras. La strada del primo incidente è simile in tutto e per tutto a quella della casa di Chris MacNeil. Il giovane Michael si allena tirando di boxe contro un sacco, come Padre Karras, ex pugile. Questo solo nei primi dieci minuti e si potrebbe andare avanti a sezionare tutto il film sotto questa luce.

Sempre per il discorso inquadrature. Questa è del Rito

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E questa è dell’Esorcista.

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Insomma omaggi come se piovesse.

Con un altrettanto esplicito intento autoironico nello smascherarsi con la battuta di Anthony Hopkins dopo il primo assaggio di rituale: di fronte alla delusione di Michael per il fatto che non è successo poi molto con la ragazza che si presume essere posseduta, Padre Lucas risponde qualcosa che suona più o meno come “cosa ti aspettavi? Teste che ruotano e zuppa di piselli?”

E al di là del sorriso che suscita, la battuta non è solo fine a se stessa perché vuole segnare quello che è il principale punto di distacco dall’illustre esponente del genere, vale a dire gli effetti orrorifici legati alla mutazione del corpo posseduto.

Durante i rituali, qui non succede niente di veramente spaventoso dal punto di vista fisico. Vengono lasciati perdere il partenza tutti gli espedienti classici, forse partendo dal presupposto che non si sarebbe potuto aggiungere niente che non si fosse già visto, e si punta molto sull’aspetto psicologico della faccenda.

O almeno, queste sarebbero le intenzioni.

Di fatto – e questo è il motivo per cui l’ho definito deludente – i toni rimangono troppo soft anche da questo punto di vista e a risentirne è la tensione che si allenta progressivamente. Ci sono i soliti trucchetti del posseduto/a che conosce cose che non potrebbe conoscere. C’è anche un bel colloquio di Michael col padre morto che richiama – manco a dirlo – Regan che parla con la voce della madre di Padre Karras. C’è il continuo insistere sul tema dell’inganno e sulla necessità di credere al male per poter operare il bene. Però per la maggior parte sono solo discorsi che rimangono un po’ slegati e non fanno veramente presa perché le psicologie dei personaggi non sono abbastanza articolate e approfondite. Sono solo sbozzate. Si capisce cosa vorrebbero essere ma non arrivano fino in fondo.

Morale che il film rimane un po’ sospeso, come se non avesse una reale consistenza. Se vuoi rivisitare il tema esorcistico staccandoti dai cliché del caso, togliendo l’aspetto biecamente orrorifico e gli effetti speciali mi sta anche bene. Ma per raggiungere un’analoga potenza di tensione solo con mezzi psicologici bisogna mettere in gioco un po’ più di elementi. L’idea di realizzare così un film esorcistico poteva essere anche buona, ma è rimasta come incompiuta.

A margine, mi ha anche un po’ infastidito l’ambientazione romana. Non per la cosa in sé, per carità. Ma perché è sempre la stessa storia dell’Italia vista dagli stranieri: viene sempre fuori un’immagine decadente e retrograda che mi urta. Un paese arretrato che vive ancora in una sorta di Medioevo cattolico. Mah. E va bene che Håfström è svedese. Fosse stato americano sarebbe stato un massacro.

In definitiva, si guarda ma non è niente di particolare. Non c’è una sola scena che faccia effettivamente paura come ci si aspetterebbe dal tema – e se lo dico avendolo visto da sola a casa e di notte potete fidarvi tranquillamente.

C’è anche Alice Braga (Io sono leggenda) nel ruolo di una giornalista apparentemente scettica.

Ah sì. E ci sono i gatti che girano intorno alla casa di Padre Lucas.

Cinematografo & Imdb.

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