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Archive for the ‘D. Oyelowo’ Category

SELMA-data

E io che, originariamente, non volevo neanche andarlo a vedere Selma. Quando avevo visto il trailer la prima volta non mi aveva colpito particolarmente. Ho pensato qualcosa tipo, sì, ok, sembra ben fatto ma è l’ennesimo film storico sui diritti civili. Insomma, mi sapeva di già visto. Che è un po’ la reazione che ho nella maggior parte dei casi quando esce qualche nuovo film che vada ad affrontare argomenti storici già particolarmente inflazionati. Non che non valga la pena parlarne, per carità, il mio non è un discorso di valore dell’argomento in sé. E’ semplicemente che più un tema è stato affrontato e più è difficile tirar fuori qualcosa di interessante. Soprattutto in ambito storico, dove gli avvenimenti non sono neanche modificabili.

Ciò detto, a forza di vederlo, questo benedetto trailer – ché nelle sale lo han passato in continuazione e dappertutto per almeno un mese – ha cominciato a incuriosirmi. O meglio. Ha cominciato a far presa, non so come altro dirlo. Mi è scattato qualcosa per cui ho avuto la netta sensazione a) di doverlo andare a vedere e b) che sarei stata malissimo.

E così è stato. Ora, non lo so se sono io che sto invecchiando male o se è la mia emotività ad essersene andata del tutto affanculo, sta di fatto che era tipo da Dallas Buyers Club che non piangevo così tanto. Seriamente, ho pianto per i due terzi del film. Devo dire che sono uscita piuttosto provata. Ma molto molto contenta di averlo visto.

Selma racconta della marcia pacifica da Selma a Montgomery che nel 1965 Martin Luther King tentò di guidare per tre volte. Fu il culmine della protesta per il diritto di voto ai neri che, benché già ufficialmente legale, negli stati del sud veniva sistematicamente ostacolato e negato. Il primo tentativo della marcia fu quello che si concluse nella famigerata Bloody Sunday quando la polizia e le autorità bianche massacrarono sotto gli occhi delle telecamere i manifestanti indifesi. Dopo un secondo tentativo non riuscito e fonte di ulteriori rappresaglie, la marcia riuscì infine ad essere portata a termine e condusse, nell’agosto di quell’anno, alla firma del Voting Right Acts da parte del presidente Lyndon Johnson, con il quale venivano eliminati i molteplici scogli burocratici e amministrativi utilizzati dall’amministrazione bianca per impedire ai neri l’accesso al voto.

Ava DuVernay dà prova di una regia intelligente e sensibile e traccia il ritratto completo e realistico della figura di Martin Luther King in uno dei momenti più significativi della sua lotta. Traccia il ritratto prima di tutto di un uomo. Un uomo vero, in carne e ossa, con i suoi dubbi, le sue debolezze e i suoi errori. Non un’icona idealizzata e irreprensibile ma un essere umano imperfetto che lotta nonostante tutto.

La narrazione ha un ritmo serrato, implacabile. Il coinvolgimento è immediato. Gli eventi si susseguono rapidi, fotografati con lucida precisione, senza indulgere in gratuite enfatizzazioni che sarebbero state fin troppo facili, dato il contesto.

Selma è indubbiamente un film fortemente drammatico ma non lacrimevole o melodrammatico. Forse è anche per questo che l’ho patito tanto. Perché non vuole far leva sul fronte emotivo. Non ne ha bisogno. Si limita a raccontare i fatti così come si sono svolti. A zoomare su alcuni casi singoli ma sempre rimanendo nel terreno della fedele ricostruzione degli eventi. Laddove sarebbe stato fin troppo facile lasciarsi trascinare dai sentimentalismi, la DuVernay rimane saldamente ancorata alla storia che sta raccontando e che non ha bisogno di nulla che amplifichi la sua potenza devastante.

Potenza che è legata anche al fatto che le vicende narrate sono così terribilmente vicine ad oggi. Forse ormai tendiamo a dare troppo per scontate certe battaglie, e certe conquiste. Tendiamo a relegarle nell’ambito di competenza di un passato concluso e ben lontano da noi. Fa male pensare che era davvero il 1965. Che ancora negli anni Sessanta la sedicente civilissima e democraticissima America (e non solo) fosse piena di schifosi fanatici razzisti e che costoro fossero appoggiati da istituzioni barbare e retrograde.

Cast molto valido. Con David Oyelowo nel ruolo di MLK, Tom Wilkinson a fare il presidente Johnson e Tim Roth nei panni dell’orrendo governatore Wallace. Piccola parte anche per Cuba Gooding Jr. e per Ophra Winfrey.

Selma è un gran bel film. E’ nominato per miglior film e miglior canzone (per Glory di John Legend e Common, che trovate alla fine e che ha già vinto il Globe).

E se, da un lato, avevo avanzato il dubbio che la nomination a miglior film fosse in qualche modo dovuta, perché ogni edizione degli Oscar deve avere il suo film politicamente corretto e impegnato (come il pur bellissimo 12 anni schiavo lo scorso anno, per dire) d’altro canto, dopo averlo visto, non mi sento di ritenerla immeritata, questa candidatura.

Poi non so, quest’anno i candidati a miglior film sono riuscita a vederli tutti e rimango dell’idea che l’Oscar lo darei o a Birdman o a Imitation Game. Però sono contenta che Selma sia in concorso.

Da vedere assolutamente.

Cinematografo & Imdb.

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sala bio presenta selma - la strada per la libertà, martedì 10 febbraio al cinema colosseo

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