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Archive for the ‘Lili Elbe’ Category

locandina

Danimarca. Anni Venti.

Gerda e Einar sono due giovani sposi, entrambi pittori. Sono una coppia affiatata, nella vita e nell’arte.

Un giorno, un’amica di Gerda che doveva posare per un suo quadro non si presenta. Gerda è in ritardo con il suo lavoro e chiede ad Einar di indossare calze e scarpe da donna e di appoggiarsi addosso il vestito del ritratto, per poter andare avanti.

E’ l’inizio di quello che dapprima sembra solo un gioco curioso e che diventerà invece una vera e propria rivoluzione della vita di Gerda e Einer.

Nasce Lili.

Lili che appare dapprima timida e insicura ma che, ad ogni cambio d’abito, acquista una coscienza sempre maggiore di sé.

Lili che si insinua della vita di Einer finché Einer scompare del tutto.

Lili che probabilmente c’è sempre stata, se solo le fosse stato concesso di esistere.

Gerda da un lato assiste impotente alla trasformazione di suo marito, dall’altro non smette mai di essere la sua compagna.

Sono sempre insieme. Prima Gerda e Einer. Poi Gerda e Lili. Il loro è un legame che rimane al di là di tutto e che diventa il perno attorno al quale gira una ruota imprevedibile.

Sono impreparati, come tutti, a quel tempo. Cercano di capire, si fanno domande, consultano sedicenti medici e specialisti che parlano di pazzia e normalità, di sanità mentale e aberrazioni.

Ma Gerda e Einer/Lili rimangono insieme, saldi e inattaccabili dall’ottusa categorizzazione clinica di quei tempi. Sanno che Lili è vera e sanno che non c’è nulla di male in questo.

Si trasferiscono a Parigi. Cercano. Vivono. Sempre più spesso, alle feste, nelle occasioni, con Gerda c’è Lili, ufficialmente una cugina di Einer.

Finché non incontrano un medico che sembra essere a sua volta ai margini dell’ambiente accademico per il suo interesse per un certo tipo di problematica.

E’ lui il primo a parlare alla coppia dell’operazione per il cambio di sesso.

Nel 1930 Lili Elbe fu la prima persona a sottoporsi a questo genere di operazione.

Per quel che riguarda l’iter clinico, la versione della storia rappresentata dal film di Tom Hooper è un po’ semplificata rispetto alla realtà.

I trailer vendono il film come una meravigliosa storia d’amore, e sì, sostanzialmente lo è, solo, forse, non nel modo in cui ci si potrebbe aspettare.

E’ Gerda che resta, quando la quasi totalità delle donne del suo tempo se ne sarebbe andata.

E’ Lili che vuole vivere. Prepotentemente.

E’ una storia di sopravvivenza.

Ed è una storia che spezza il cuore, se si pensa all’immensa solitudine che deve aver provato Lili, intrappolata in un corpo che non è il suo, e che devono aver provato entrambe, sole in un mondo completamente sprovvisto dei parametri per relazionarsi con loro.

Quattro candidature: miglior attore Redmayne – vittoria improbabile visto l’anno scorso, ma di certo non così difficile da immaginare vista la sua interpretazione perfetta sotto ogni aspetto.

E poi, miglior attrice non protagonista Alicia Vikander che, per quel che mi riguarda se la gioca con la Rooney di Carol ed è di una bravura che lascia senza fiato. Interpreta un ruolo bellissimo e lo fa in un modo che mi ha persino sorpresa. Per certi versi mi ha colpito più lei di Redmayne.

E ancora, miglior scenografia e migliori costumi.

E se forse i costumi sono un po’ esagerati (li darei forse a Mad Max), di certo la scenografia sarebbe meritatissima.

Tratto dal libro La danese di David Ebershoff.

Sui diari di Lili Elbe è invece basato il libro Man into Woman.

Molto bello.

Delicato ed equilibrato. Poteva venir fuori una cosa melensa ma Hooper tiene a freno l’emotività e dà vita ad una storia estremamente coinvolgente e toccante.

Cinematografo & Imdb.

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