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Archive for the ‘J. Reitman’ Category

Regia di Jason Reitman.

In uscita il 21 febbraio.

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Marlo (Charlize Theron) è madre di due figli con un terzo in arrivo. E’ ormai quasi alla fine della gravidanza e comincia ad essere davvero affaticata.

Porta avanti una routine domestica non semplicissima e lo fa quasi da sola perché Drew, suo marito, è sempre molto preso con il lavoro e poi, sì, fa il papà come la cultura occidentale media si aspetta che un uomo faccia il padre, ai margini, nei ritagli di tempo.

Dopo la nascita del terzo figlio, una bambina, la situazione di Marlo precipita e lei è davvero a terra.

Suo fratello – ricco e un po’ eccentrico – le suggerisce l’idea di prendere una tata notturna. Una tata che si occupi di vegliare la bimba appena nata durante la notte, svegliando Marlo proprio solo per l’allattamento.

Marlo dapprima è scettica, poi si fa convincere e si decide a chiamare.

E così una sera arriva Tully.

Tully che è giovane, bella, magra e piena di energie.

Tully che è bravissima con la bambina e altrettanto brava con la mamma.

Tully che aiuta Marlo in tutto, permettendole di riposare di notte e di godersi di più il tempo con i suoi figli di giorno.

Tully che sviluppa con Marlo un rapporto particolarmente intenso e diretto.

Per la terza volta insieme dopo Juno (2007) e Young Adult (sempre con Charlize, 2011)  Jason Reitman alla regia e Diablo Cody alla sceneggiatura riproducono ancora una volta la loro magia e danno vita ad una commedia un po’ agrodolce, intelligente e perfettamente equilibrata.

La realtà è che quando vedo che c’è di mezzo Diablo Cody ho sempre anche un po’ paura. Perché è impietosa, quasi chirurgica, nella sua capacità di centrare il punto. Perché ricostruisce e restituisce pezzi di vita con una lucidità che non lascia spazio per niente che non sia prendere atto di una verità.

Perché ha quel modo tutto suo di mettere a nudo il non detto, di scoprire i nodi dolenti delle bugie che raccontiamo prima di tutto a noi stessi.

E così qui non ha paura di infrangere il tabù delle gioie della maternità e mette in luce tutto il lato oscuro della fatica fisica e mentale, del sacrificio (annullamento) di sé, della crisi di identità e di quella cosa che viene perlopiù trattata come un parente scomodo e di cui vergognarsi che è la depressione post-partum (e che proprio perché tendenzialmente ignorata non viene neanche curata).

E non per demonizzare o condannare alcunché – che sarebbe gioco fin troppo ovvio e scontato. E’ più che altro per dare, per così dire, il quadro completo. Completo delle contraddizioni apparentemente inconciliabili che costituiscono l’essenza stessa delle più profonde esperienze umane.

Una commedia dolorosa e bellissima, delicata ma profondamente onesta.

Una Charlize perfetta come sempre, qui ingrassata di oltre 20 chili per la parte, dal volto segnato e intenso. Nominata ai Globes come miglior attrice.

Brava anche Mackenzie Davis nei panni di Tully.

Molto consigliato.

Cinematografo & Imdb.

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Non ho ancora deciso se mi è piaciuto o no, questo tanto chiacchierato Young Adult. Di sicuro quando l’hanno passato in televisione non ho avuto dubbi sul fatto di volerlo vedere perché già mi era spiaciuto perdermelo al tempo dell’uscita in sala, però non sapevo bene cosa aspettarmi.

Ero più che altro curiosa. Un po’ anche perché mi è sempre sembrato che ci fosse una certa sproporzione tra la quantità di elucubrazioni che si sono spese al riguardo e la natura del film che pareva essere soltanto una commedia in stile college-20 anni dopo.

A monte va detto che io ho una conoscenza piuttosto lacunosa di Reitman. Ho trovato geniale Thank You for Smoking e ho amato anche molto quella cosa crudele e divertente allo stesso tempo che è Tra le nuvole. Però non ho visto nient’altro di suo. E non ho visto Juno. Il che significa che mi manca anche un parametro di valutazione per inquadrare la collaborazione con Diablo Cody, ideatrice del soggetto e sceneggiatrice sia per Juno che per Young Adult.

Anyway.

Mavis Gary è una ghost writer per una collana di libri – Young Adult appunto – che ha avuto successo per un po’ ma che ormai è arrivata al capolinea. E’ separata, discretamente benestante, estremamente gnocca e, a trent’anni conduce orgogliosamente un’esistenza priva di vincoli o limiti di altro genere. Un giorno riceve un’e-mail con la quale viene a sapere che Buddy Slade, suo ex fidanzato del liceo, è diventato padre e lei, di punto in bianco, decide di ritornare nel paesino d’origine per riconquistarlo.

Ora, le premesse potrebbero essere quelle di una commediola più o meno sentimentale e più o meno densa di equivoci.

La realtà è che quella che prende forma è una vicenda di rara amarezza. Con Mavis che continua a cacciarsi in situazioni una più imbarazzante dell’altra, fissata oltre ogni ragionevolezza su un obiettivo che, si capisce fin da subito, non è neanche minimamente realizzabile.

Mavis è bella, quello sì. Arriva dalla grande città carica della sua spocchia, convinta di essere l’unica a saper vivere e completamente calata nel suo ruolo di “salvatrice” nei confronti di Buddy che lei si ostina a credere intrappolato nella banalità di una vita coniugale, ma che in realtà è solo felicemente sposato e felicemente padre. Mavis tratta tutti dall’alto in basso, anche la sua stessa famiglia. Cerca di ripercorrere le tappe della sua relazione con Buddy, di ricreare le stesse situazioni, le stesse atmosfere, con l’unico risultato di ridicolizzarsi in un patetico tentativo di riportare indietro un tempo che sembra essere andato avanti per tutti, tranne che per lei.

Mavis si crede più avanti di tutti quei poveri sfigati rimasti al paesino, con le loro vite tristi e banali. Ma l’unica a non essersi mossa è lei, congelata nel ricordo di una presunta felicità che le è sfuggita di mano e che non ha saputo in alcun modo ritrovare. Con il suo bagaglio di insoddisfazioni, frustrazioni, fallimenti e un vuoto esistenziale che dà le vertigini sotto gli abiti firmati e gli atteggiamenti da io-spacco-il-culo-al-mondo.

Al fianco di Mavis c’è Matt, un altro compagno di liceo, con il quale si instaura uno strano legame e che cerca in tutti i modi di aprirle gli occhi.

YA è un film di una desolazione totale. Non resta niente. Non si salva niente. Se non quello che non aveva, già in partenza, alcun bisogno di essere salvato.

E’ la condanna di una generazione di mezzo. Persa tra la fretta di essere realizzati e l’illusione di poter sempre scegliere che cosa diventare. Come se il tempo non scadesse, come se non ci fosse un punto di non ritorno.

Il film è fatto bene, su questo non ci piove e non è nemmeno lontanamente una banale commediola.

A lasciarmi perplessa è proprio il personaggio di Mavis. Charlize Theron è bravissima ed è, se possibile, di una bellezza ancor più disarmante del solito, però, ecco, il suo personaggio è talmente calcato che in certi momenti mi è venuto il dubbio che stesse in piedi proprio solo per la sua figaggine estrema.

Mavis è un personaggio totalmente anti-empatico. E’ una stronza, egoista, spocchiosa. Non c’è niente che ti ispiri simpatia in lei. E oltretutto è anche una stronza stupida. Però si finisce comunque per provare una sorta di distorta empatia per le sue vicissitudini, perché è comunque troppo bella. Perché attrae.

Immagino che questo contrasto sia stato cercato, però non nascondo che mi ha trasmesso per tutto il tempo una sensazione di forzatura che mi ha un po’ infastidita.

Cinematografo & Imdb.

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