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Archive for the ‘T. Scott’ Category

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Stavo spulciando la filmografia di Tony Scott e notavo alcuni collegamenti che, in effetti, avevo dimenticato. Per esempio, non mi ricordavo più che il regista di Top Gun fosse lo stesso di Miriam si sveglia a mezzanotte (altro film che ora ho improvvisa esigenza di rivedere). O che i boyscout a Tony devono stare proprio simpatici visto che dieci anni esatti prima di Spy Game, nel 1991, aveva girato L’ultimo boyscout con Bruce Willis. Son cose.

Scherzi a parte, io amo tantissimo questo film.

Mi rileggo le critiche di quando era uscito e, nel complesso, l’accoglienza era stata piuttosto tiepida. E se anche riesco a spiegarmi, in parte, i motivi di tale mancanza di entusiasmo – legata forse anche all’eccessiva facilità del binomio Redford-Pitt – resta il fatto che più lo rivedo e più lo trovo un gran bel film.

Costruito sull’alternanza di piani temporali, con la vicenda principale intervallata da continui flashback per dilatarne la durata, il film vede Nathan Muir, agente della Cia al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, alle prese con un’unità di crisi legata alle sorti di Tom Bishop, suo ex pupillo, allievo e amico. Bishop – soprannominato il boyscout – è stato catturato in una prigione cinese. Si rischiano una crisi internazionale e un’inchiesta parlamentare. Serve materiale su di lui e Muir è fondamentale perché lo ha reclutato, lo ha formato, ci ha lavorato insieme per moltissimi anni.

Dai flashback emergono i tratti del panorama storico tra il Vietnam e il Libano, e, attraverso le missioni dei due agenti, si delineano i principali eventi che hanno connotato quegli anni.

Allo stesso tempo prende forma il legame tra i due uomini ed emergono le loro personalità, i loro caratteri e tutto quel fitto intreccio di eventi, in parte personali in parte professionali, che li legano e che preparano il terreno per la piega che prende la vicenda principale.

Montaggio rapido, colonna sonora particolarmente azzeccata, riprese veloci, estremamente dinamiche, il tutto contribuisce a rendere il film coinvolgente e il ritmo serrato. La costruzione della storia di per sé è impeccabile, con l’aumentare di piani coinvolti e di prospettive che si accavallano man mano che la situazione si complica. E’ un gioco nel gioco, quello che porta avanti Muir. Una corsa contro il tempo, perché la sua – ultima – giornata, è scandita dal conto alla rovescia che punta all’esecuzione di Bishop in Cina come criminale comune. Redford e Pitt sono una coppia fantastica e, sì, sarà forse ovvio giocare sul fatto che Brad, cinematograficamente parlando, è l’erede di Robert, ma resta il fatto che sono perfetti in due ruoli che ammiccano in parte al loro effettivo rapporto professionale e che rendono estremamente evidente quanto Pitt abbia preso dei modi, della gestualità, dello stile dell’altro.

E se, da un lato, il personaggio di Muir incarna forse in modo un po’ troppo convenzionale i tratti dell’agente segreto idealista e privo di ombre e di dubbi, è pur vero che questo aspetto rimane in secondo piano e non intacca la fluidità con cui scorre il film.

Nel cast anche Catherine McCormack e David Hemmings.

Cinematografo & Imdb.

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