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Archive for the ‘Fumetti’ Category

In uscita il 6 marzo.

Probabilmente sarà sempre la solita storia ma mi incuriosisce comunque.

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E qui andiamo decisamente fuori ambito Oscar.

A meno che non si becchi qualche nominations per gli effetti speciali.

In uscita il 1 gennaio.

La regia di James Wan mi lascia sperare per il meglio.

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Cosa abbiamo imparato oggi.

Che il raffreddore può materializzarsi all’improvviso – tipo che un secondo prima stai bene e quello dopo hai smesso di respirare come se ti avessero cacciato la testa in un sacchetto di nylon.

Che il raffreddore non si cura a furia di bestemmie – dovrei essere super guarita.

Che forse tentare di fare il bagno al mare questo weekend non è stata tra le idee più luminose del secolo.

Anyway.

Nell’attesa di andare a vedere Venom – che mi sto trattenendo dal leggere recensioni in giro perché me lo sto pregustando parecchio -, nell’attesa che esca il dvd del Don Chisciotte di Gilliam – dato che, manco a dirlo, in sala è stato pochissimo e in orari demmerda sicché non son riuscita ad andare a vederlo – e nell’attesa che il gatto si tolga dalla tastiera, possiamo ingannare il tempo con questo fumettino che ho recuperato a Torino Comics di quest’anno.

Scritto da Neil Gaiman, illustrato da Michael Zulli – già collaboratore di Gaiman nell’illustrazione di Sweeney Todd, progetto poi naufragato – e adattato da Todd Klein, pubblicato per la prima volta nel 2008 da Dark Horse Comics e arrivato in Italia con Magic Press nel 2009.

Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch, o più semplicemente Miss Finch, per gli amici, è una piccola e intensa storia di descensio.

Un po’ sogno, un po’ visione, un po’ discesa nella tana del Bianconiglio e un po’ (molto in verità) Nessundove.

Appena sotto la superficie della quotidianità,  in un mondo sotterraneo in cui si perde gradualmente la cognizione del tempo e – cosa più importante – della realtà, il gruppo di protagonisti si imbatte nelle figure e nelle ambientazioni assurde, grottesche e surreali di uno strano tipo di circo.

Le stanze si susseguono, ognuna con le sue stranezze, ognuna con il suo tema. Nel gruppo di amici c’è Miss Finch, che non pare essere la compagnia più gradita per nessuno.

Una volta entrati nel circo, si può solo proseguire, non si può tornare indietro. Una volta entrati nel circo, quelli che sembravano normali artisti di strada sembrano qualcosa di più e di diverso.

E allora? Fin dove arriva la suggestione? Quanto può essere sottile la realtà – per usare un’espressione cara allo zio Steve?

Nelle potenti, coloratissime e trascinanti immagini di Michael Zulli prende vita un mondo incredibile, onirico eppure concreto.

E si delinea sullo sfondo il vecchio adagio del fare attenzione a ciò che si desidera, perché si lo si potrebbe ottenere.

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Resta da capire com’è che son quasi le tre e io apro Word solo adesso. Credo di esser stata rapita dagli alieni sotto forma dell’ultimo album degli Suede che deve uscire il 21 settembre. Il video di Life is Golden è girato a Pripyat (la città di Chernobyl) e questo mi ha ovviamente risucchiata nel vortice delle mie ossessioni per gli abandoned places in generale e per quell’abandoned place in particolare.

Anyway.

Roberto Recchioni. In realtà è dall’anno scorso che vorrei fare un paio di post decenti su Monolith – il film e il fumetto – ma a forza di rimandare credo che andrò a riprendermeli prima di parlarne.

Nel frattempo ho messo le zampe su quest’uscita della quasi neonata – a fine 2017 e curata da Tito Faraci – Feltrinelli Comics.

La fine della ragione è un fumetto distopico che dipinge un’Italia post guerra e post carestia. Un’Italia reduce da una rivoluzione distorta che ha bandito la scienza, il sapere, la cultura come espressioni di un sistema di oppressione dei deboli. Un’Italia in cui l’ignoranza è finalmente padrona incontrastata. Un medioevo più buio del medioevo stesso. Una terra e un tempo di oscurità, regressione, odio, violenza.

Un mondo, in pratica, dove i vari no-vax-Salvini-DiMaio-Fontana-e chi più ne ha più ne metta (anche se non vengono ovviamente fatti nomi) hanno trionfato e in cui le conseguenze di questo trionfo sono portate all’estremo. Un’epoca buia che sembra la fine.

Una madre sola contro tutti, alla ricerca del rifugio in cui si nascondono gli ultimi scienziati, in cerca dell’ultimo baluardo di sapere per tentare di salvare la figlia gravemente malata. Un viaggio in una terra devastata dall’odio e, parallelamente, un viaggio a ritroso nel tempo per ripercorrere le tappe del disastro.

Un fumetto dalle tinte cupe degne di uno scenario post-apocalittico, dai forti contrasti, dai toni impietosi, dall’ironia cinica e disincantata.

Un fumetto che ha la potenza di un manifesto e che, man mano che andiamo avanti, assume sempre più le sembianze di un’agghiacciante profezia.

Molto molto consigliato.

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Abel è un giovane naufrago, tratto in salvo da una nave inglese sulle spiagge del Siam. Non sa come sia arrivato lì, non sa chi sia. Non ricorda niente a parte il suo nome.

La nave lo porta a Plymouth, in Inghilterra, sulle orme di un capitano scomparso e accusato di tradimento, nella locanda gestita dalle sue tre figlie, ora rimaste sole.

La memoria di Abel non sembra volerne sapere di tornare ma nel frattempo il ragazzo impara a conoscere le tre sorelle che lo ospitano e la bellissima Rebecca, padrona di una casa d’appuntamenti.

Dalle parole di Teresa Radice e dalle illustrazioni di Stefano Turconi prende vita una storia delicata e avvincente che ha tutto il fascino delle avventure ottocentesche.

In un mosaico fitto di citazioni letterarie, musicali, cinematografiche, tra l’Isola del Tesoro di Stevenson e Master and Commander di Patrick O’Brien, tra versi di Blake, Coleridge, Wordsworth e vecchie canzoni marinaresche, tra rimandi biblici e leggende popolari, la storia di Abel cattura fin da subito, con la potenza emotiva di una fiaba avventurosa d’altri tempi.

Una storia che tocca corde profonde e sensibili e che lascia commossi e frastornati.

Una galleria di personaggi incredibilmente vivi, veri, indimenticabili come la bellissima Rebecca, con le sue ragazze e la sua chioma rossa, o Nathan, con la sua solitudine e la sua forza.

Una storia di vera bellezza, che ben si incarna nel tratto semplice ed efficacissimo dei disegni a matita, non inchiostrati, ricchissimi di dettagli e particolari.

Molto bella anche l’edizione di Bao Publishing, cartonata rigida, rilegata proprio come un vecchio libro d’avventure.

Un fumetto decisamente insolito, non una storia per ragazzi, non una graphic novel, forse un misto di entrambe, sicuramente una lettura consigliatissima.

Teresa Radice, Stefano Turconi, Il porto proibito, Bao Publishing 2015

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Sempre dall’universo Marvel, uscita prevista per il 4 ottobre.

Sembra interessante e la scelta di Tom Hardy non mi dispiace. Resta da vedere se riusciranno a mantenere la complessità e l’ambiguità del personaggio.

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Pubblicato per la prima volta nel 1987 dalla Dark Horse Comics, Casi Violenti è una graphic novel scritta da Neil Gaiman e opera d’esordio del disegnatore Dave McKean.

Prima di diverse collaborazioni tra i due autori, quest’opera divenne quasi subito un caso editoriale per l’immediato – e forse anche inaspettato – successo.

Attraverso un turbine di illustrazioni realizzate con un mix di tecniche diverse – acquarello, pennino, fotografie rielaborate e non solo – prende vita la storia raccontata dal protagonista.

Un ricordo d’infanzia. Con tutte le connotazioni che questo comporta. Un ricordo che assume i tratti sfumati della favola o quelle proporzioni mitizzate così assolutamente plausibili agli occhi di un bambino.

L’infanzia del protagonista – un protagonista peraltro incredibilmente somigliante allo stesso Gaiman – dalla Portsmouth degli anni Sessanta sfuma gradatamente nel pieno della malavita di una Chicago degli anni Venti tratteggiata attraverso le parole di un dottore che sostiene di essere stato l’osteopata di Al Capone.

E dunque cos’è realmente accaduto? I ricordi del vecchio dottore sono attendibili o sono le esagerazioni di una persona un po’ in là con gli anni? Oppure quelli raccontati dall’osteopata sono fatti tutto sommato normali ma ingigantiti dalla memoria impressionabile di un ragazzino?

I ricordi sono a volte vaghi e a volte non affidabili, come ci tiene a precisare lo stesso narratore, che si sforza il più possibile di attenersi alla realtà di quello che ha vissuto.

Quale che sia la verità, comunque siano andate le cose, a prendere forma è la storia misteriosa e avvincente di un personaggio ambiguo e accattivante che si muove attraverso un ambiente uscito direttamente dai più classici film di gangster.

Una storia dai tratti marcatamente noir, impregnata di quell’inquietudine tipica dell’infanzia ma anche del fumo denso di sigarette in locali malfamati, dell’odore di alcool illegale e del fragore assordante di feste sontuose e colpi d’arma da fuoco.

Sapevo che l’ uomo calvo era pericoloso.
Le cose pericolose è meglio guardarle da dietro i divani, o da sotto le coperte: posti da cui tu puoi vederli, se vuoi, ma loro non possono vedere te.

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