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Archive for the ‘L’età della ragione’ Category

mentre una guardia passeggiava su e giù sul marciapiede opposto.

“Fammi la carità, padrone: ho fame.”

Aveva gli occhi vicini e le labbra spesse, e puzzava di vino.

“Credo piuttosto che tu abbia sete” rispose Matteo.

“Te lo giuro, amico mio, te lo giuro” disse l’uomo parlando con difficoltà.

Matteo aveva pescato nelle tasche una moneta da cinque franchi:

“Tutto sommato, me ne frego” disse “era così per dire”.

Gli consegnò la moneta.

“Fai davvero una buona azione, adesso” disse il giovinastro appoggiandosi al muro; “e voglio augurarti qualcosa di formidabile. Cos’è che ti posso augurare?”

Stettero a pensare; poi Matteo disse:

“Quello che vuoi”.

“Bé, ti auguro d’esser felice” disse l’uomo. “Ecco cosa ti auguro.”

Rise con aria di trionfo. Matteo si accorse che la guardia si stava avvicinando e si preoccupò per il giovinastro:

“Ssss! Va bene” disse. “Salute.”

Stava per allontanarsi, ma l’uomo lo raggiunse:

“Non è abbastanza, la felicità” disse con voce da ubriaco; “non è abbastanza”.

“Bé, cosa vuoi?”

“Vorrei darti qualcosa…”

“Ti farò metter dentro per accattonaggio” disse la guardia.

Era giovanissimo, con le guance rosse, e cercava di mostrarsi severo:

“E’ già mezz’ora che infastidisci i passanti” aggiunse, ma con poca sicurezza.

“Non chiede l’elemosina” disse vivacemente Matteo. “Stiamo parlando.”

La guardia alzò le spalle e continuò per la sua via. L’uomo barcollava in maniera preoccupante e pareva che non avesse neppure visto la guardia.

“Ecco quello che ti darò. Ti darò un francobollo di Madrid.”

Trasse di tasca un rettangolo di cartone verde e lo porse a Matteo, che lesse:

“C.N.T. Diario Confederal Ejemplares 2. Francia. Comitato anarco-sindacalista, via Belleville 41, Parigi, II”. Sotto l’indirizzo c’era un francobollo, anch’esso verde, col timbro di Madrid.

Matteo tese la mano:

“Molte grazie”.

“Eh! ma fa’ bene attenzione!” disse il giovinastro e sembrava irritato; “è… è Madrid.”

Matteo lo guardò: l’uomo era emozionato e faceva sforzi violenti per esprimere i suoi pensieri. Ma vi rinunciò e disse soltanto:

“Madrid”.

“Sì.”

“Volevo andarci, te lo giuro. Ma non ci sono riuscito.”

S’era fatto triste, disse: “Aspetta”, e passò lentamente il dito sul francobollo.

“Va bene. Puoi prenderlo.”

“Grazie.”

Matteo fece pochi passi ma il giovinastro lo richiamò:

“Ehi!”

“Eh?” fece Matteo. L’uomo gli mostrava da lontano la moneta da cinque franchi:

“C’è uno che m’ha dato cinque franchi. Ti offro un rum”.

“Stasera no.”

Matteo si allontanò con un vago rimpianto. C’era stata un’epoca, nella sua vita, in cui s’accompagnava per le strade e nei bar con chiunque: il primo che capitava poteva invitarlo. Ma ora, era davvero finito: quel genere di affari non rendeva mai nulla. Era divertente, quel tipo. Voleva andare in Spagna a combattere. Matteo affrettò il passo pensando irritato: “Ad ogni modo, non avevamo nulla da dirci”. Trasse di tasca la cartolina verde: “Viene da Madrid, ma non è indirizzata a lui. Certo gliel’ha data qualcun altro. L’ha toccata varie volte, prima di consegnarmela, perché veniva da Madrid”. Ricordava il volto dell’uomo e la faccia che aveva fatta mentre guardava il francobollo: una strana aria appassionata. Matteo guardò anche lui il francobollo, seguitando a camminare, poi si rimise in tasca il pezzo di cartone. Un treno fischiò, e Matteo pensò: “Sono vecchio”.

J.P. Sartre, L’età della ragione, 1945 

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