Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2011

Aspettando che il libro sia effettivamente disponibile sui bookstore online, segnalo questa interessante intervista di Andrea Cattaneo.

Annunci

Read Full Post »

Read Full Post »

Raramente sono uscita da un film di Lars Von Trier così soddisfatta. Sempre emotivamente provata ma anche estasiata. Melancholia è veramente bellissimo, a partire proprio dal piano meramente estetico. C’è una ricerca della bellezza e dell’armonia delle inquadrature che è quasi una novità per il regista che di solito – escludendo forse Dogville – predilige un’estetica più dimessa e immagini in apparenza meno costruite.

Kirsten Dunst è davvero molto brava e la Palma d’oro di Cannes come miglior attrice non è immeritata. Di Charlotte Gainsbourg è quasi superfluo parlare.

Il film ruota intorno a Justine e Claire. Due sorelle, molto diverse ma molto legate. La narrazione è divisa in due atti. Il primo è Justine e il suo matrimonio, organizzato dalla sorella nella sontuosa tenuta dove vive insieme al marito. Questo primo capitolo è un capolavoro di claustrofobia famigliare. Fa venir voglia di scappare dal momento stesso in cui gli sposi arrivano e vengono rimproverati per il ritardo. L’organizzatore tirannico, il cognato-finanziatore, l’orribile madre delle due sorelle sembrano essere all’inizio motivi più che sufficienti a giustificare lo strano comportamento della sposa. Però gradualmente si intuisce che qualcosa non va. Proprio nella sposa.

Nel secondo atto, incentrato su Claire, la malattia di Justine è ormai evidente. Una depressione che la allontana dalla realtà e la rende incapace di vivere; ma che paradossalmente le fornisce una sorta di canale preferenziale nel rapportarsi con l’ipotesi di una catastrofe imminente. Ipotesi che invece terrorizza Claire. Concreta, sana. Attaccata alla vita e alla bellezza materiale e fisica della vita. Nella sua dimora ricchissima e sconfinata.

Mentre nel primo atto la catastrofe è quella del matrimonio e l’osservazione del cielo è un elemento marginale di cui non si capisce esattamente il ruolo, nel secondo si parla finalmente di Melancholia. Un pianeta che secondo alcuni scienziati si avvicinerà soltanto alla Terra per uno spettacolare “passaggio ravvicinato”, mentre secondo altri, travolgerà e annienterà la Terra che si trova sulla sua traiettoria.

L’attesa di questo evento diventa gradualmente centrale e catalizza anche le dinamiche tra le due sorelle. Mentre Justine ha bisogno dell’aiuto di Claire per affrontare la vita in ogni sua minima parte, Claire ha bisogno di Justine per rapportarsi all’idea della possibilità della morte.

Non c’è un solo momento in tutto il film in cui il mondo esterno entri nel castello. Cacciati gli invitati al matrimonio alla fine del primo atto, si hanno solo brevi sprazzi di quella che potrebbe essere la realtà effettiva tramite i collegamenti a internet di Claire. Poi neanche più quelli, quando la corrente salta.

Non arriva nulla di come il mondo si prepari anche solo alla possibilità della sua fine. Non arriva nulla da nessuno. Ma non è importante. Anzi. Questo rende ancora più suggestivo il tutto. E’ un po’ come se Justine e Claire fossero già da un’altra parte rispetto al resto del mondo.

Bellissimo davvero.

Ho amato moltissimo la scena in cui Kirsten Dunst cambia tutti i libri d’arte esposti nello studio del cognato, sceglie altri libri e li apre, in modo apparentemente casuale su altre pagine, su altre opere. L’inquadratura non si sofferma particolarmente sui quadri che sceglie, ma molti di questi richiamano la carrellata delle immagini iniziali, a loro volta costruite come altrettanti quadri. Una sorta di anticipazione. Di squarcio sulla dimensione privilegiata di consapevolezza di Justine.

Read Full Post »

 

Sono molto molto incazzata.

Ovviamente non per la notizia della data di uscita di un libro che aspetto da un anno e mezzo, ma perchè l’ultima geniale trovata di Mondadori è di farlo uscire solo in eBook.

E la mia incazzatura non è neanche per l’eBook in sè (non ho niente contro gli eBook) ma per quelli che sono i presupposti di questa decisione (peraltro definita unilaterale da parte dello stesso autore).

Qui e qui trovate discussioni interessanti sull’argomento.

Non finirò mai di rammaricarmi per la chiusura del blog di D’Andrea. Avrei sentito volentieri la sua voce in proposito.

Aggiungo ancora questo, quest’altro e quest’altro ancora.

Read Full Post »

Nostalgia anni Ottanta (ma dai…non si capiva).

Read Full Post »

Dal libro di Brian Selznick.

Qui e qui cast e info varie.

Read Full Post »

Non posso dire che sia un brutto libro. Ma se dicessi che mi è piaciuto non sarei del tutto sincera. Mi ha interessata, mi ha coinvolta, mio malgrado, ma non mi è esattamente piaciuto. Mi ha disturbata profondamente piuttosto. E’ uno dei libri più crudeli che abbia letto di recente. E a volte tutta questa cattiveria mi è sembrata se non gratuita quanto meno eccessiva.

Delia e Gaetano sono una giovane ex coppia che si ritrova a cena dopo il divorzio. Solo che è ancora tutto troppo recente. Il rancore, la rabbia, tutte le bassezze che hanno portato alla rottura, ma anche l’amore, la passione, la felicità che avevano cercato di costruire con la loro unione, la felicità intravista e poi scomparsa senza che riescano ancora a rassegnarsi, a trovare una spiegazione.

Si ritrovano a cena e sul tavolo ci sono i cocci rotti del loro tentativo abortito di famiglia. Cocci che Delia e Gae non riescono ancora a buttare via, perché non sono ancora capaci di afferrarli senza ferirsi.

Ci sono le presenze di Cosmo e Nico, i due figli, a casa con la nonna.

Ogni gesto, ogni parola si porta dietro ricordi ma soprattutto risentimento. Ogni accenno diventa il pretesto per aprire una porta su episodi sgradevoli, dolorosi. Per riportare a galla tante piccole miserie quotidiane.

Leggendo si viene trascinati in questa spirale discendente che tramite lo stillicidio delle microdinamiche della vita di tutti i giorni incastra i due in una dimensione di odio e soffocamento che li rende incapaci di trovare una via d’uscita e che – ancora peggio – avvelena retroattivamente tutto quanto di buono c’era stato prima.

Non c’è scampo. Non vengono concesse attenuanti. Delia e Gaetano sono incapaci di vivere insieme. Ma il dubbio è che siano incapaci di vivere e basta.

Ho detto che è un libro crudele. Ma la parola più adatta è forse impietoso.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: