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Archive for the ‘J. Dante’ Category

TheHolePoster

Dane e Lucas si sono – di nuovo – appena trasferiti. Nuova casa. Nuova città. Nuovo stato. Nuovo tentativo di ricominciare da capo e di lasciarsi alle spalle qualcosa che ha segnato la loro vita e quella della madre.

Lucas è più piccolo e reagisce in modo tutto sommato positivo all’ennesimo spostamento. Dane è arrabbiato. E sfiduciato nel fatto che questa possa essere la volta buona per stabilirsi.

Durante le esplorazioni della nuova casa i due ragazzi scoprono una botola che nasconde un pozzo che sembra essere senza fondo. Ai loro esperimenti intorno a questo pozzo si unisce Julie, una vicina di casa, e tutti e tre i ragazzi cominciano a vedere cose insolite. Dalle profondità della botola esce qualcosa e, una volta aperta, la botola non vuole farsi richiudere.

Teen-horror del 2009 firmato Joe Dante – il papà dei Gremlins, tanto per capirci – dai toni non particolarmente orrorifici, in verità, ma dalla struttura fluida e accattivante. Fortemente e dichiaratamente simbolico, The Hole mette insieme i canoni da casa infestata e da materializzazione dell’inconscio, in quello che diventa una sorta di rito iniziatico di passaggio per l’età adulta.

Insomma, per poter davvero andare avanti bisogna dire addio una volta per tutte ai propri incubi peggiori. E per farlo bisogna affrontarli, guardarli dritti negli occhi.

I toni non sono mai particolarmente spaventosi né particolarmente cruenti ma la suspense si crea e regge bene fino al finale, coerente, seppur un po’ scontato.

Il film viene quasi sempre identificato con il titolo di The Hole 3D, un po’ per distinguerlo dall’omonimo film del 2001, un po’ perché il lancio era stato particolarmente incentrato sull’impiego del 3D. Ora, io l’ho visto in tv quindi non posso dare un giudizio sull’aspetto tecnico in sé. Di sicuro però si capisce qual era la parte del film studiata apposta per la resa tridimensionale, vale a dire la discesa nella botola con il mondo che si trova al suo interno. Un po’ Esher un po’ De Chirico, si intuiscono i modi e le forme con cui Dante ha voluto mettersi anche lui a giocare con il 3D cercando effetti che non fossero solo quelli del mostro più grande e più brutto.

Piccola parte per Bruce Dern nel ruolo del vecchio stralunato proprietario della casa.

Carino. Il classico horror-ma-non-troppo da serata estiva, senza eccessive pretese ma curato e coinvolgente.

Cinematografo & Imdb.

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Mai titolo fu più appropriato.

L’altro ieri si è sfiorata la tragedia. Non si accendeva più l’ipad.

Prima che qualcuno faccia basse insinuazioni no, non aveva la batteria scarica. Semplicemente a un certo punto si è spento come se entrasse in standby e poi non si riaccendeva più con nessun tasto, nessun caricabatterie, nessun rituale propiziatorio, nessun esorcismo.

Perché l’entità della tragedia sia chiara a tutti, va detto che io vivo praticamente in simbiosi con il mio ipad.

Ecco magari se lo usassi un po’ meno…? non ce la fa più poveretto…

No, senti, sempre con ‘sti interventi a cazzo. Sono più che disposta ad accettare la scusa del noncelafapiù per qualsivoglia electronic device ma non per quello che viene dalla Apple.

Il mio vecchio pc non ce la fa più e si inchioda. La mia lavatrice non ce la fa più e mi allaga il bagno.

Non. Il. Mio. Ipad.

Non è un’opzione contemplata.

Anyway, mentre sul fronte Windows sono un tantino più preparata, su quello Apple sono piuttosto impedita, perciò ho passato qualcosa come cinque minuti buoni a guardare terrorizzata lo schermo nero continuando a pigiare gli unici due tasti disponibili (provando per scaramanzia almeno una volta anche quello del volume – il panico si sa, fa fare le peggio cose) e balbettando a ripetizione non-si-accende-più-non-si-accende-più-non-si-accende-più.

A quel punto è intervenuta un’amica misericordiosa che, probabilmente preoccupata per le mie condizioni psicofisiche, ha provveduto a interpellare in mia vece qualcuno che ne capisse più di me e lei messe insieme.

Morale, tenendo premuti insieme (ma non potevo pensarci?) i summenzionati unici due tasti per un tempo in verità parecchio lungo, la creatura ha dato di nuovo segni di vita (prendete nota nel caso vi capiti). Dapprima è comparsa un’icona composta di presa USB e simbolo di iTunes la cui funzione suppongo fosse quella di dirmi che dovevo collegarmi ad iTunes. Per quale remota ragione, lo ignoro tuttora dato che non mi ci sono collegata. Ho un pessimo rapporto con iTunes, un po’ perchè devo arrivarci facendo parlare l’ipad col vecchio pc di cui sopra e già quella è un’impresa, un po’ perchè tutte le volte che lui sincronizza io perdo paccate di roba.

Quindi ho provato l’approccio Windows dello spegni-e-riaccendi e stavolta è ripartito normalmente.

Son cose che destabilizzano. Capite, l’ho vissuto come un tradimento.

E come se non bastasse Virgin ha inserito in programmazione Follow Me e io ho tipo un tracollo ogni volta che parte a prescindere da cosa stia facendo.

Il film, il film. Arriva anche il film.

Gremlins, 1984. Regia di Joe Dante, prodotto da Spielberg. Soggetto e sceneggiatura di Chris Columbus, cosa per la quale sono caduta rovinosamente dalle nuvole perchè non credo di averlo mai saputo.

L’ho rivisto da poco – per me i Gremlins sono un film natalizio a tutti gli effetti – e niente, per quanto passi il tempo continua a piacermi un sacco.

Al di là degli ovvi attacchi di nostalgia – ero abbastanza piccola quando l’ho visto per la prima volta e ricordo che le due conseguenze principali furono (piuttosto da copione in verità) 1) che volevo un Mogwai anch’io e 2) che non aprivo più nessun armadio o armadietto senza aver paura che ne uscisse Ciuffo Bianco – in particolare poi mi ero fissata con la cesta della biancheria anche se non c’è nessuna scena con un Gremlin che esce da lì – dicevo, al di là della nostalgia, continua ad essere un film divertente.

E’ una specie di fiaba horror, una via di mezzo tra il fantasy da folletti natalizi e il film dell’orrore. E siccome siamo negli anni Ottanta, quando si pesca nell’horror, anche se per famiglie, non si incontra un’eccessiva delicatezza. I Gremlins sono estremamente spassosi nel loro scimmiottare gli esseri umani e nel fare quelli che sembrano buffi scherzi o dispetti ma la realtà è che questi scherzi sono crudelissimi. Mi ricordo che mi era rimasta particolarmente impressa la scena in cui la vecchia arpia viene spedita fuori dalla finestra con la sua sedia per salire le scale mandata in corto circuito. L’immagine della sedia ribaltata nella neve e delle due pantofole della vecchia mi aveva fatto più paura di qualsiasi altra cosa.

Oltre a tutto ciò, i Gremlins sono anche fatti bene. E’ un film che ha quasi trent’anni e si vede che le creaturine sono meccaniche e non digitali, ma sono comunque credibili nelle loro espressioni. Con Gizmo in prima fila che si vede lontano un miglio che è un pupazzo ma continua a far tenerezza e a scatenare improvvisi slanci di affetto.

E poi è prodotto da Spielberg, che vede citato (o auto-cita) il suo ET (1982) in almeno due scene principali: quella dove si vede la mano del Gremlin che stacca i fili del telefono gracchiando “telefono casa” e quella dove il muso del Gremlin compare in uno scaffale di pupazzi al centro commerciale.

Cinematografo & Imdb.

gizmo

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Sono distratta, deconcentrata e con un sorrisetto ebete stampato in faccia. Stamattina ho preso i biglietti dei Muse per giugno a Torino. Capitemi. Prima o poi riacquisterò una qualche forma di dignità. Già sto facendo enormi sforzi per non infestare questo posto con i loro video. E per non mettermi a squittire. E per cambiare argomento. E comunque sinceramente speravo in una red-zone sotto il palco (no tesoro, non diciamo cazzate, tu speravi in un’opzione del tipo “in braccio a Matt/Dom”) ma non l’hanno fatta e quindi mi accontento del prato. Il che non esclude che venerdì monitorerò le prevendite ufficiali per vedere se per caso la aggiungono (e in tal caso, fammi capire, vorresti ricomprare altri biglietti?). E comunque no, non ho ancora cambiato argomento, adesso arrivo. E sì, forse è il caso di inaugurare una nuova categoria per questo genere di sproloqui e nominarla “segni di cedimento”.

Masters of Horror è una serie americana di film per la tv ideata da Mick Garris e andata in onda anche in Italia tra il 2007 e il 2008. Due stagioni composte da mini-film di circa un’ora, diretti da vari registi. Ovviamente horror.

Dario Argento, nelle sue 100 pallottole, di tanto in tanto, ne inserisce qualcuno e capita così che riesca a beccare qualcosa che non ho ancora visto. Nello specifico, ieri sera davano Contro natura di Joe Dante, Il gatto nero e La casa delle streghe di Stuart Gordon. Va detto che mi sono miseramente addormentata a metà del gatto nero per svegliarmi di soprassalto sulla scena in cui Edgar Allan Poe (qui reclutato tra i personaggi) infilza l’occhio del felino, con il mio gatto nero appollaiato sulla spalliera del divano che mi fissava con inequivocabile risentimento. Della casa delle streghe quindi manco a parlarne. Sono riuscita però a vedere Conto natura. Joe Dante. Quello dei Gremlins!! Ok, perdonate i punti esclamativi, ma mi sono sempre piaciuti un sacco, i Gremlins. Prima e dopo lo spuntino di mezzanotte. Un giorno o l’altro ne parlerò decentemente.

Dicevamo. Contro natura – The Screwfly Solution, 2006, presentato anche al 24° Torino Film Festival e tratto dall’omonimo racconto di Alice Sheldon pubblicato nel 1977 sotto lo pseudonimo di Raccoona Sheldon – è un film con una buona idea di base ma purtroppo pochi mezzi e pochi spazi per svilupparla come meritava. Un’epidemia che colpisce solo gli uomini andando a incasinare il meccanismo per cui normalmente istinti sessuali e pulsioni di rabbia, pur avendo una matrice comune, dovrebbero rimanere separati. Il risultato è che tutti i maschi diventano dei pazzi invasati che in preda ad un delirio che, come se non bastasse, predilige le forme religiose per esprimersi, puntano a liberare la terra dalla donna. Alla base ci sono gli esperimenti condotti su un tipo di insetto infestante che la scienza ha tentato di eliminare tramite una sostanza che agisce bloccando l’istinto riproduttivo del maschio al fine di indurre un’estinzione forzata. Qualcuno ha fondamentalmente rielaborato questa sostanza per renderla efficace sull’uomo. O comunque ha applicato lo stesso principio per liberare la terra dal parassita più infestante, ossia la specie umana. Chi e come, non si sa. O meglio si saprà ma in modo piuttosto sbrigativo. Da quando si capisce che la situazione sta precipitando la conclusione diventa fin troppo frettolosa, sprecando tutta una serie di spunti che avrebbero potuto creare situazioni parecchio kinghiane. Anche sulla parte orrorifica si sarebbe potuto osare un po’ di più e in generale si poteva ampliare un po’ la materia di base del racconto.

Nel cast c’è anche Jason Priestley, che non vedevo più in circolazione dai tempi di Beverly Hills, mentre A. Sheldon viene indicata nei credits del film con il nome di James Tiptree Jr.

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