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Archive for the ‘Bamy’ Category

In concorso. Regia di Michael Pearce.

Ambientato sull’isola di Jersey.

Mall è un’adolescente irrequieta che mal sopporta la madre oppressiva e il contesto iper borghese in cui si inserisce la sua famiglia.

Annoiata da una festa di compleanno fatta più per la forma che per lei, Mall pianta in asso tutti, se ne va a ballare per conto suo e passa la notte fuori. Prima di rientrare si imbatte in Pascal. Pascal che è tutto tranne che borghese. Che fa lavori artigianali. Che caccia di frodo. Che non si sa vestire per il Country Club e ha un odore che non piace alla madre di Mall.

Pascal che ha dei precedenti e che finisce tra i sospettati per una serie di omicidi di ragazzine che stanno tormentando l’isola.

Mall se ne va di casa e sceglie Pascal, nel quale trova risonanza il suo lato più cupo e inquieto.

Ma chi è veramente Pascal? E soprattutto. Chi è veramente Mall?

Un buon thriller, marcatamente psicologico che coinvolge e crea fin da subito forte empatia per i personaggi.

Una lieve virata verso l’interpretazione simbolica (almeno così mi è parso) mi ha lasciato un dubbio sul finale ma non eccessivamente determinante per l’impressione complessiva del film.

Mi è sembrato di capire che in sala non sia piaciuto granché ma personalmente non l’ho trovato affatto male.

Bravissima Jessie Buckley nel ruolo di Mall.

Sezione TFFDOC. Regia e interpretazione di Claude Lanzmann.

Ogni anno non ho cuore di escludere del tutto la sezione TFFDOC dal mio programma e ogni anno mi riprometto di non cascarci più.

Non lo so, magari sono io che non son fatta per i documentari.

Questo qui, per carità, non è che sia brutto o fatto male. Però, tanto per cominciare, avrebbe dovuto durare la metà.

Lanzmann è stato un rappresentante francese nella prima delegazione europea occidentale in Corea del Nord, nel 1958.

Se l’inizio ha una prospettiva più storica e di ampio respiro – ed è quindi più interessante – i restanti due terzi del film sono incentrati sull’incontro di Lanzmann con una bella infermiera coreana che porta i segni del Napalm.

Che di per sè ci potrebbe anche stare. Se non fosse che il racconto diventa via via più dispersivo, ripetitivo, scollegato. Quasi un po’ senile, per certi versi. Che è vero che stiamo ascoltando un ricordo però si ha la sensazione di materiale grezzo un po’ buttato lì senza organizzazione.

In concorso. Regia di Jun Tanaka.

Mah. In teoria dovrebbe trattarsi di un horror. In pratica sì, ci sono i fantasmi, ma penso di essermi imbattuta negli unici fantasmi giapponesi che non mi hanno spaventata neanche un po’.

E in ogni caso, tolti detti fantasmi, non ha nulla del canone dell’horror, orientale o occidentale che sia.

Un ombrello rosso che cade dal cielo. Un incontro. Lui vede i fantasmi mentre lei no.

Molta simbologia dell’incomunicabilità di coppia in chiave teen-movie, un po’ di spunti da fumetto e qualche idea carina.

Alla fine gli ho dato il mio biglietto solo perché mi spiaceva la fastidiosa e ostentata disapprovazione/noia che regnava in sala e che mi è parsa oltremodo scortese.

Nel complesso ha delle idee interessanti ma mi ha lasciata piuttosto perplessa. E anche un po’ addormentata in verità.

Sezione After Hours. Scritto, diretto e interpretato da Ana Asensio.

Una bella ragazza con un passato doloroso e difficoltà economiche riceve una misteriosa offerta di lavoro. Deve andare ad una festa con un vestito nero corto, tacchi e niente borsa. Non deve fare niente. Solo essere lì. E per questo verrà pagata profumatamente.

80 minuti per un piccolo, bellissimo esempio di come low budget non sia sinonimo di sciatteria/povertà e di come bastino pochissimi dettagli ben piazzati e ben scelti per connotare in modo profondo un personaggio o una situazione.

In particolare, proprio la connotazione di Luciana, è un capolavoro di rapporto efficiente tra minimo di dettagli e massimo di complessità.

Molto ben costruita la tensione intorno alla festa.

E ottima la scelta di non voler strafare con finali o spiegazioni eccessivamente elaborate e allusive che sarebbero rimaste inevitabilmente e stupidamente aperte.

Una struttura essenziale e completa in ogni dettaglio.

Un film semplice ma che funziona alla perfezione. Originale, pulito, intelligente.

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