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Archive for the ‘Il messaggero’ Category

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Questo è un esperimento.

Non il fatto di parlare del film in sé. La faccenda del Weekly Horror del titolo.

L’intenzione sarebbe quella di propinare proporre tutte le settimane un bell’horror movie più o meno classico e di categoria variabile dall’A alla Z, che è un po’ come dire da Shining a Bordello di sangue, tanto per capirci.

Una sorta di rubrica dedicata. La mia personale Notte Horror e così via.

Il condizionale di prima è dovuto al fatto che so perfettamente di non essere affidabile, ergo, se vedo che la cosa non mi viene come voglio è possibile che naufraghi.

Il giovedì. Perché il giovedì? Boh. Volevo dire qualcosa di molto arguto sulla scelta del giorno ma la realtà è che questa settimana non ho ancora avuto tempo di mettermi su questo post ed è arrivato giovedì.

 

Il messaggero, titolo originale The Haunting in Connecticut, è un film del 2009, collocabile all’interno dell’ampio filone delle case infestate.

La casa è da sempre uno dei topoi dell’horror nella doppia accezione di “luogo” geografico e di “luogo” narrativo, dove si verifica spesso l’improvviso passaggio dalla dimensione del “familiare” a quella dello “strano” (l’unheimlich, il non-familiare studiato da Otto Rank). La csa è il luogo dove più comunemente può introdursi il “perturbante”, sia che venga rappresentato dal “soprannaturale” (abitazioni infestate da presunti o veri spettri, come in Suspence di Jack Clayton, 1961 e in The Others di Alejandro Amenàbar, 2001), sia che la stessa abitazione, con il suo aspetto misterioso e inquietante, susciti incubi terrificanti (la villa barocca nei pressi di Toledo dove la protagonista “vede” una catena di eventi macabri in Lisa e il diavolo di Mario Bava), sia infine che si configuri come proiezione di una mente fortemente alterata (le crepe sui muri e i rumori minacciosi che rendono stregata la casa agli occhi della schizofrenica Carol in Repulsion di Roman Polanski, 1965).

Angelo Moscariello, Horror, Electa – Accademia dell’Immagine, 2008

Siamo a fine anni Ottanta e la famiglia Campbell deve trasferirsi per poter essere più vicina all’ospedale dove Matt, il figlio maggiore, si sta sottoponendo a radioterapia contro il cancro.

Trovano una casa grande e vecchia e ad un prezzo insolitamente conveniente.

Le stranezze cominciano quasi subito e il primo ad accorgersene è proprio Matt. Non ne parla con nessuno, in fin dei conti era stato avvertito che le allucinazioni avrebbero potuto comparire come effetto collaterale della terapia. Principalmente, a tormentarlo sono delle visioni che si fanno sempre più frequenti ed invasive fino ad alterare sensibilmente il suo comportamento. I familiari se ne accorgono, incolpano di tutto la malattia ma tra le pareti domestiche le tensioni aumentano e riaffiorano anche i problemi di alcool del padre.

Nel frattempo cominciano a emergere frammenti della storia della casa. Non si sa come, si apre la porta di una stanza rimasta fino ad allora misteriosamente chiusa e trovano una sala piena di strumenti chirurgici atti all’imbalsamazione dei cadaveri.

Le visioni di Matt peggiorano. Tra le altre cose vede corpi ricoperti da scritte incise sulla pelle.

In ospedale Matt incontra il reverendo Popescu e parla con lui di quello che gli sta succedendo. Popescu gli crede e gli spiega che coloro che si trovano a metà strada tra la vita e la morte sono più percettivi e per questo maggiormente soggetti a questo tipo di fenomeni.

La struttura del film è lineare, chiara e coerente. Gli espedienti utilizzati sono tutti funzionali alla costruzione della storia e le visioni quadrano perfettamente con la risoluzione finale. Gli elementi orrorifici impiegati non sono fine a se stessi ma necessari alla storia. L’orrore stesso è misurato. Non c’è splatter, neanche nelle scene macabre, non ci sono immagini volte scioccare né ci sono tonfi improvvisi della colonna sonora per farti prendere un colpo. Quello de ll messaggero è un orrore cauto e strisciante che con ritmo costante coinvolge nella storia e crea empatia con la condizione emotiva del protagonista.

Non è di quegli horror che ti terrorizzano ma che hanno un effetto inquietante. Disturbante, per l’esattezza.

E’ molto forte la percezione del ribaltamento del ruolo della casa da rifugio confortante a luogo ostile. Ostilità che si manifesta, oltre che con l’aspetto paranormale, tramite il deterioramento dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia. E’ l’influsso negativo della casa a trascinare i suoi abitanti in una descensio potenzialmente distruttiva o sono il dolore e il malessere delle persone e riflettersi nella casa? A fungere in qualche modo da catalizzatore? E, se questa è un’interpretazione banalmente simbolica e poco più che superficiale, è pur vero che la scena del padre che torna ubriaco di notte, dopo che Sara e i ragazzi hanno già vissuto una parte di incubo, risulta altrettanto spaventosa delle precedenti scene soprannaturali.

Nel cast il ruolo di Sara Campbell è interpretato da Virginia Madsen che io associo irrimediabilmente alla sorella stronza di Haunting – Presenze anche se l’ho vista in diverse altre occasioni.

All’epoca dell’uscita, il lancio puntò molto sul fatto che il film fosse tratto da una storia vera. Che novità eh? Da sei-sette anni a questa parte sembra che non si possa fare un horror senza spacciarlo per vero. Non che non capiti anche con altri generi ma per gli horror, e in particolar modo per quelli in ambito spiriti-possessioni etc., etc., sembra una vera e propria epidemia.

Da un lato suppongo che sia più facile reperire storie su cui basarsi perché sono tendenzialmente meno verificabili. D’altro canto trovo che questa cosa non aggiunga poi molto all’effetto del film e quindi mi sembra un gioco un po’ inutile anche da un punto di vista meramente commerciale.

Ad ogni modo, alla base di questo film ci sono le vicende vissute dalla famiglia Reed nel 1980. Gli elementi verificabili, per quel che riguarda il contesto, sono di fatto rappresentati fedelmente nel film. La casa di Southington nel Connecticut in cui si trasferirono era effettivamente appartenuta ad un’impresa di pompe funebri e nel seminterrato venne ritrovata l’attrezzatura mortuaria.

A seguito delle visioni e delle stranezze riportate dalla famiglia, la casa venne esaminata da Ed e Lorraine Warren, i demonologi che si occuparono, tra gli altri, anche del famoso caso di possessione da cui è stato tratto il film The Conjuring-L’evocazione.

Dopo aver visto il film, Lorraine disse che la realtà dei fatti era stata “molto, ma molto più spaventosa di qualsiasi film si possa realizzare” e che il film è ispirato molto liberamente a quanto accadde. Sempre stando alle dichiarazioni di Lorraine, la casa sarebbe stata definitivamente ripulita da qualsiasi presenza con un esorcismo svoltosi nel 1988.

Cinematografo & Imdb.

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