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Archive for the ‘Carol’ Category

Non c’era un posto libero a nessuno dei lunghi tavoli, e sempre più gente arrivava e rimaneva in attesa oltre le barriere di legno di fianco alla cassa. Chi già si era procurato il vassoio con il cibo si aggirava tra i tavoli in cerca di uno spazio dove potersi infilare, o di un posto che qualcuno stesse per lasciare libero, ma invano. Rumori di piatti, sedie, voci, stropiccio di piedi, e il bra-a-ac dei cancelletti girevoli, si fondevano, nella stanza dalle nude pareti, nel fragore di un’unica, enorme macchina.

Therese mangiava nervosamente, l’opuscolo “Benvenuti al Frankenberg” davanti, appoggiato a una zuccheriera. Aveva già letto lo spesso libretto durante la settimana, nel primo giorno di corso di addestramento, ma non aveva nient’altro con sé da leggere, e lì in mensa sentiva il bisogno di concentrarsi su qualcosa. Così tornava a informarsi sui vantaggi per le ferie, le tre settimane di vacanza accordate a chi lavorava da quindici anni da Frankenberg, e intanto mangiava il piatto caldo speciale del giorno: una grigiastra fetta di roast-beef con una palla di purea di patate coperta di un sugo marroncino, un mucchietto di piselli e un po’ di radicchio dentro una vaschetta di carta. Tentava di immaginare come dovesse sentirsi chi aveva lavorato per quindici anni nei grandi magazzini Frankenberg, e scopriva di non riuscirci. A chi aveva “venticinque anni di anzianità” spettavano quattro settimane di vacanza, diceva l’opuscolo. Inoltre, il Frankenberg, forniva un campo per i vacanzieri estivi e invernali. Dovrebbero avere anche una chiesa, pensava, e un ospedale per le partorienti. Il grande magazzino era organizzato un po’ come una prigione, e l’atterriva talvolta il pensiero di farne parte.

Girò rapidamente alcune pagine e vide in grossi caratteri neri attraverso ben due fogli: “E TU sei ‘materiale’ per Frankenberg?”

Lanciò un’occhiata verso le finestre al di là dello stanzone e cercò di pensare a qualcos’altro. Il bel maglione norvegese rosso e nero che aveva visto da Saks e che avrebbe forse comperato a Richard per Natale, se non fosse riuscita a trovare per venti dollari un portafoglio migliore di quelli che aveva visto. Alla possibilità di andare in macchina coni Kelly fino a West Point, la successiva domenica a vedere una partita di hockey. Il finestrone quadrato al di là della stanza faceva pensare a un dipinto di…Chi era? Mondrian. Un piccolo riquadro di vetro, nell’angolo, aperto verso un cielo bianco. Che specie di scenario si poteva mai creare per una commedia che avesse luogo in un grande magazzino? Ecco che ripiombava lì.

Patricia Highsmith, Carol, 1952

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…e si ricordò di avere un blog.

Serata di Golden Globes in quel di Beverly Hills ma ovviamente il mio verbo sui risultati vi arriverà solo domani.

Nel frattempo Carol.

Cinque nomination, tra cui due per miglior attrice sia a Cate Blanchett sia a Rooney Mara. E poi miglior film, miglior regia e miglior colonna sonora, che in effetti è molto bella.

Chi è Carol Aird?

Una donna di classe. Ricca, affermata. Un marito, una figlia, una bellissima casa. Siamo negli anni Cinquanta, a New York. Carol va in giro sulla sua bella macchina, avvolta nella sua pelliccia. Si muove nel mondo come se nulla potesse toccarla.

Carol è affascinante. E’ difficile non notarla.

Carol esige di essere guardata.

Therese Belivet è giovane, sensibile e non sa ancora che direzione dare alla sua vita. Scatta fotografie che accumula sotto il frigorifero senza mostrarle a nessuno, si sente a disagio di fronte ai progetti per il futuro di un fidanzato del quale non è poi così convinta, e lavora come commessa in un centro commerciale.

E’ proprio lì che si imbatte in Carol. Una bambola che non si trova più è un trenino elettrico. Un paio di guanti dimenticati sul bancone e occhi che si incrociano forse un instante di più.

Carol e Therese si incontrano per caso. E sembra farlo apposta, ma mi ritorna in mente la citazione della Winterson che leggevo il mese scorso.

Le cose importanti capitano per caso.

Carol e Therese.

Un pranzo. Un pomeriggio a casa e le note di un pianoforte.

Therese non sa bene cosa stia succedendo ma vi si lascia trasportare senza opporre resistenza.

Carol è più consapevole. Il suo matrimonio in realtà è finito. Il futuro prospetta un divorzio e il passato conserva il ricordo della sua relazione con Abby, sua amica da sempre.

Carol sa più o meno dove sta andando a cacciarsi e lo fa in modo molto più consapevole di Therese. Quello che Carol non si aspetta è di spingersi tanto oltre. Di oltrepassare il punto di non ritorno.

Quello che Carol non si aspetta è l’amore. Forte e totale. Che la lega a Therese in modo irreversibile.

Bellissimo. Triste, anche. Mi ha lasciato addosso una sensazione di malinconia che non so neanche bene a cosa imputare.

Cate e Rooney entrambe superbe. Cate è qualcosa di fenomenale nelle sue vesti da diva disillusa e dall’apparenza intoccabile e Rooney è meravigliosa nei suoi sguardi curiosi e penetranti e nell’assoluta purezza con cui vive ogni singolo istante di questa storia.

Se proprio voglio esser noiosa, ho trovato leggermente lento l’inizio ma più ripenso a questo film e più il ricordo di questa sensazione sbiadisce.

Regia di Todd Haynes.

Tratto dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith, che dovrò assolutamente procurarmi.

Just when it can’t get any worse, you run out of cigarettes.

Se dovessi scegliere un solo globo da assegnare non saprei onestamente quale. Sicuramente ridurrei la scelta alle due signore ma sarebbe un’ardua decisione. In certi momenti propenderei persino di più per Rooney anche perché mi ha colpito molto la difficoltà del suo ruolo accanto a quello gigantesco di Cate. E il modo in cui è riuscita a mantenerlo perfettamente equilibrato. Però non so. Cate è Cate.

Poi, per la serie Pronostici&StatisticheAcaso, è pur vero che in termini di previsioni per gli Oscar non so quanto sia probabile che Cate lo vinca di nuovo avendo preso la statuetta solo nel 2014 con Blue Jasmine. E questo potrebbe essere un motivo sia per propendere per la sua premiazione ai Globes sia per il contrario. Dipende se si vedono i Globes come fortemente anticipatori degli Oscar o meno. (Poi c’è il fattore Leonardo di Caprio che manda a farsi fottere qualsiasi ragionamento statistico ma lì si sconfina nel paranormale).

E sì, sto cazzeggiando perché voglio i risultati, ecco.

Cinematografo & Imdb.

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In uscita il 5 novembre. Lo so, il taglio del trailer è forse un filo troppo drammatico ma confidiamo in Julianne Moore (e anche nel resto del cast, che comunque è egregio).

Questo invece arriva l’11 febbraio.

Diretto da Todd Haynes (Velvet Godlmine) e tratto da Patricia Highsmith.

Miglior interpretazione femminile a Rooney Mara a Cannes di quest’anno.

Uscita per il 26 novembre. Remake de La Piscina di Jacques Deray, del ’69. Mi incuriosisce. E non solo perché c’è Tilda Swinton. In concorso a Venezia di quest’anno.

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