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Archive for the ‘K. Winslet’ Category

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Australia. Anni Cinquanta.

E’ notte, e per le vie deserte del piccolo villaggio di Dungatar, fa la sua comparsa Myrtle ‘Tilly’ Dunnage (Kate Winslet), di ritorno al suo paese natale dopo anni di assenza.

Tilly è vestita elegantemente e ha modi sofisticati. Ha girato il mondo, ha imparato l’arte della moda in Europa. E’ bella, piena di talento e creatività.

Ed è determinata a chiudere i conti con il suo passato.

Tilly è stata mandata via da Dungatar quando era solo una bambina. I suoi ricordi sono incompleti. Ci sono zone d’ombra che non riesce a penetrare. E una parola che aleggia inquietante sui bordi sfocati: omicidio.

Tilly non ricorda esattamente perché ma ricorda di essere stata cacciata. E ricorda i volti e i nomi di coloro che la maltrattavano e la escludevano. Ricorda le miserie, le grettezze, la cattiveria degli abitanti del paese. Le loro squallide meschinità.

Tilly vuole vendetta e vuole risposte.

Trova Molly (Judy Davis), sua madre. Vecchia, sola e pazza, più per scelta che per davvero. Anche sua madre è un muro perché, in definitiva, tenere fuori i ricordi è più facile.

Tilly è tenace, incrollabile. Tutti la odiano, tutti la guardano con sospetto. Ma tutti sono irrimediabilmente attratti da lei. Dal suo fascino, dal suo stile, dai suoi vestiti sgargianti e perfetti.

E’ attraverso le stoffe, che prendono forma la vendetta e la rivalsa di Tilly Dunnager. Attraverso la macchina da cucire che lavora ininterrottamente, i metri per prendere le misure, i corpi da vestire e reinventare per tirare fuori l’intrinseca bellezza di ciascuno di essi.

Nessuno vuole Tilly ma tutti finiscono col cercarla.

A parte la madre, solo due persone non le sono ostili: il Sergente Farrat (Hugo Weaving) e Teddy (Liam Hemsworth), l’amico d’infanzia.

Spassoso, ironico, delicato, commovente The Dressmaker è un film tutt’altro che banale, che riesce a unire toni molto diversi tra loro.

La prima parte è perfetta in ogni dettaglio, assolutamente equilibrata nel distribuire sorrisi e nel tenere sempre in tensione il filo rosso del passato di Tilly, ancora da scoprire.

Se c’è un difetto, ecco, è una sorta di salto di tono a metà.

Verso la metà, in corrispondenza di un episodio che non posso rivelare perché significativo, c’è una virata che risulta un po’ troppo brusca.

L’asse viene leggermente spostato e su quella che era prevalentemente una commedia di rivalsa e redenzione si stende un velo di amarezza e di dramma che risultano a volte un po’ stridenti, anche perché il ritmo della sceneggiatura accelera sensibilmente, con il rischio di creare un po’ di confusione.

Per dire, vengono introdotti diversi elementi di per sé molto drammatici e si vede chiaramente l’intenzione di stemperarli facendo seguire subito momenti più leggeri e, prima ancora, con l’utilizzo di una colonna sonora anch’essa leggera, con il risultato di creare, per un momento, un po’ di spaesamento riguardo a dove voglia andare a parare il film.

In ogni caso, l’impressione generale rimane assolutamente positiva.

The Dressmaker è divertente e coinvolgente dall’inizio alla fine e il trio Winslet-Davis-Weaving è fenomenale.

Kate Winslet poi è bellissima e carismatica, nei vestiti elaborati e appariscenti.

Regia di Jocelyn Moorhouse, tratto dall’omonimo romanzo di Rosalie Ham.

Era anche passato al Torino Film Festival ma non ero riuscita a farlo stare nel mio programma.

Cinematografo & Imdb.

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Miglior film

  • Il caso Spotlight (Spotlight), a Michael Sugar, Steve Golin, Nicole Rocklin e Blye Pagon Faust

Ok, ci può stare. Onestamente pensavo che avrebbe preso la regia ma va anche bene così. L’unica cosa che temevo era che lo sovraccaricassero perché il più impegnato dell’edizione.

Miglior regia

  • Alejandro González Iñárritu– Revenant – Redivivo (The Revenant)

E il buon Alejandro fa il botto due anni di fila. Nello specifico, è il primo regista messicano a ricevere l’Oscar per la regia in due edizioni consecutive.

Revenant continua a non essere tra i miei film preferiti ma è comprensibile perché meriti riconoscimenti.

Miglior attore protagonista

  • Leonardo DiCaprio – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Devo veramente dire qualcosa?

Mi pare il minimo che gliel’abbiano dato, ecco.

E continuo a ripetere che Revenant non è il top e ci sono un sacco di altre interpretazioni di Leo che avrebbero meritato molto di più il riconoscimento. Però a questo punto va bene così.

Quando Iñarritù lo ha menzionato al ritiro della sua statuetta pensavo che il povero Leo stesse per esplodere. Stavo veramente male per lui.

Chissà se adesso finiranno le prese in giro o si troverà il modo di riadattarle.

In ogni caso, degne di nota rimangono 1) la molla che evidentemente aveva sotto le chiappe e che lo ha fatto praticamente schizzare sul palco prima ancora che il suo nome fosse pronunciato per intero, e 2) l’abilità con cui è riuscito a infilare un pippone ambientalista tra i ringraziamenti.

Ma noi gli si vuole bene anche per questo.

Miglior attrice protagonista

  • Brie Larson – Room

Eh. Immaginavo. Se la Universal Italia è d’accordo lo vedrò finalmente questa settimana.

E io avevo anche scritto eh, alla Universal, chiedendo di anticipare la distribuzione nelle sale. Ma, guarda un po’, non mi han minimamente considerata.

Miglior attore non protagonista

  • Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)

Questo non me lo aspettavo. Ero davvero convinta che avrebbe vinto Stallone. Poi, per carità, non è che sia immeritato. Quella di Rylance è una bellissima interpretazione e mi è piaciuta un sacco la considerazione di Gianni Canova sul lavoro di sottrazione che Rylance fa sul suo volto e sulla sua espressività.

Però mi dispiace un po’ per l’unica occasione di Stallone.

Miglior attrice non protagonista

  • Alicia Vikander – The Danish Girl

Gnaaaaaaaaa! (=scomposta manifestazione di giubilo).

Migliore sceneggiatura originale

  • Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)

Son contenta. E’ quello che avrei dato io.

Migliore sceneggiatura non originale

  • Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)

E sono ancora più contenta per questo. Sempre perché è un mio pronostico azzeccato e poi perché sì. Era difficilissimo da portare su schermo.

Miglior film straniero

  • Il figlio di Saul (Saul fia), regia di László Nemes (Ungheria)

Non l’ho visto.

Miglior film d’animazione

  • Inside Out, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen

E’ l’unico di animazione che ho visto ma tanto se c’è Disney-Pixar non c’è nessun tipo di competizione.

Non che non sia meritato. Mi è piaciuto moltissimo e ha delle trovate geniali. Però era comunque ovvio che vincesse.

Miglior fotografia

  • Emmanuel Lubezki – Revenant – Redivivo (The Revenant)

E sono tre di fila. Primo caso nella storia degli Oscar. Meritatissimo, secondo me.

Miglior scenografia

  • Colin Gibson e Lisa Thompson – Mad Max: Fury Road

Mad Max ha sbancato gli Oscar tecnici ed è riuscito a diventare il film più premiato di questa edizione, con 6 statuette su 10 cui era candidato.

Non ci trovo nulla da ridire, anzi. Apprezzo il fatto che gli abbiano dato molti riconoscimenti tecnici – perché obiettivamente, dal punto di vista visivo e scenografico è fenomenale – lasciando perdere le categorie più grosse che sarebbero state un po’ fuori luogo.

E tutto ciò mi ha fatto venire una gran voglia di rivederlo.

Un po’ un peccato per Star Wars che rimane il grande escluso di questa edizione ma quanto a originalità non c’è paragone con il lavoro di Miller.

Miglior montaggio

  • Margaret Sixel – Mad Max: Fury Road

v. miglior scenografia

Miglior colonna sonora

  • Ennio Morricone – The Hateful Eight

Aaaww. Mi ha fatto una tenerezza incredibile. Continuo a dire che non è sicuramente la sua migliore colonna sonora. Ma d’altronde lo dice anche lui. Però mi fa piacere.

Dedica il premio alla moglie Maria. Lascia intravedere un fugace momento di commozione che nell’intervista immediatamente successiva si affretta a sminuire ritornando ai consueti modi sbrigativi.

Non è che lui lavori per questi premi. Il difficile sarà riuscire a far ancora meglio, visto che ha già 87 anni.

Adorabile.

Miglior canzone

  • Writing’s on the Wall (Jimmy Napes e Sam Smith) – Spectre

Boh, non mi fa impazzire e la versione live durante la cerimonia non è che sia venuta un granché. Però non ho presenti tutte le altre canzoni e anche quelle che ho sentito non mi son parse così tanto meglio, quindi va bene.

Sam Smith ha dedicato il premio alla causa LGBT perché è probabilmente il primo omosessuale dichiarato a vincere l’Oscar.

Migliori effetti speciali

  • Mark Williams Ardington, Sara Bennett, Paul Norris e Andrew Whitehurst – Ex Machina

Questo mi ha colpita. E l’ho trovato un premio molto intelligente. In genere quando si parla di effetti speciali si casca sempre su cose molto scenografiche. Invece qui han – saggiamente – premiato la raffinatezza tecnica del corpo trasparente di Alicia Vikander.

Ottima scelta.

Miglior sonoro

  • Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo – Mad Max: Fury Road

v. miglior scenografia

Miglior montaggio sonoro

  • Mark Mangini e David White – Mad Max: Fury Road

v. miglior scenografia

Migliori costumi

  • Jenny Beavan – Mad Max: Fury Road

v. miglior scenografia

Miglior trucco e acconciatura

  • Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin – Mad Max: Fury Road

 v. miglior scenografia

Miglior documentario

  • Amy, regia di Asif Kapadia

Non l’ho visto.

Miglior cortometraggio documentario

  • A Girl In The River: The Price Of Forgiveness – regia di Sharmeen Obaid-Chinoy

Non l’ho visto.

Miglior cortometraggio

  • Stutterer, regia di Benjamin Cleary e Serena Armitage

Non l’ho visto.

Miglior cortometraggio d’animazione

  • Bear Story, regia di Gabriel Osorio Vargas

Non l’ho visto.

 

E un po’ di foto dal red carpet e dalla cerimonia.

Nel caso ci fossero dubbi, la parola chiave è #tettealvento.

E magari anche qualcos’altro (Diane Kruger mi ha lasciata perplessa).

Il top per me rimangono Charlize Theron e Cate Blanchett.

Jennifer Lawrence è quasi irriconoscibile con quel taglio e trucco, però almeno non si è spianata.

E sì, anche Alicia Vikander è notevole. Cioè, devi essere veramente gnocca per star bene con quel giallo, dai.

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HOLLYWOOD, CA - FEBRUARY 28: Actress Charlize Theron attends the 88th Annual Academy Awards at Hollywood & Highland Center on February 28, 2016 in Hollywood, California. (Photo by Jeff Kravitz/FilmMagic)

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Julianne Moore (Jason Merritt/Getty Images)

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attends the 88th Annual Academy Awards at Hollywood & Highland Center on February 28, 2016 in Hollywood, California.

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Due (meritate) candidature per Michael Fassbender e Kate Winslet. Un Globe all’attivo per la sceneggiatura di Aaron Sorkin – anch’esso più che meritato.

Tratto – non so fino a che punto liberamente – da Steve Jobs, la biografia uscita nel 2011 e scritta da Walter Isaacson.

Regia di Danny Boyle che si cimenta nel biopic e ne stravolge il canone creando un film visceralmente connesso con quello che ci sta raccontando.

Un film perfettamente in tono con la filosofia Apple perché è un sistema chiuso e non è user friendly.

E questo, se vogliamo, ha una sua logica perversa.

E’ un film faticoso per certi versi, ma non in senso negativo.

Deluderà sicuramente coloro che si aspettavano la classica biografia che accompagna il personaggio da A a B, con caduta e risalita, incertezza ed ascesa in perfetto stile sogno americano.

E deluderà anche coloro che si aspettavano la celebrazione di un mito o la nostalgica rivisitazione dell’evoluzione tecnologica degli ultimi trent’anni.

Il film di Boyle ha una struttura quasi teatrale, dialoghi fittissimi e pochi cambi scena.

Vengono presi tre momenti cruciali. Le tre grandi presentazioni del Macintosh nel 1984, del NeXT nel 1990 e dell’iMac nel 1998. Ma il punto non sono le presentazioni in sé, né il loro esito. E’ il dietro le quinte ad interessare Boyle.

Il backstage delle tre più importanti tappe dell’evoluzione del personaggio e della tecnologia Steve Jobs che diventano momenti di convergenza e confronto. Momenti in cui le questioni irrisolte si fanno pressanti e gli errori del passato tornano a chiedere il conto.

Dialoghi fittissimi, dicevo prima, in una continua commistione di pubblico e privato, tecnico ed emotivo. Un alternarsi frenetico, quasi – volutamente – caotico di persone che in un modo o nell’altro reclamano l’attenzione di Jobs e un accavallarsi di flash back gestiti in modo velocissimo, quasi sincopato, in modo da arrivare quasi a sovrapporre passato e presente, come a voler rendere ancora più stretti e inevitabili i collegamenti tra tutto.

L’idea di focalizzare tutto nei backstage dei momenti cruciali è geniale e penso che renda quella di Sorkin una delle sceneggiature biografiche più intelligenti e originali che abbia visto negli ultimi dieci anni.

Fassbender è fenomenale. E’ il centro di tutto, sempre e comunque. E riesce a dare vita ad un personaggio tutt’altro che facile equilibrando perfettamente gli elementi contrastanti. Un personaggio che crea empatia ma che non è simpatico. Dopo questo film, in effetti, Steve Jobs mi sta ancora più sul culo di prima.

Steve Jobs non viene celebrato incondizionatamente, anzi. Ne viene messa in luce l’indiscussa genialità ma emergono anche, fortissime, enormi contraddizioni e anche molta casualità.

Meravigliosa anche Kate Winslet, nel ruolo di Johanna Hoffman, assistente personale e, sostanzialmente, coscienza di Steve Jobs.

Parte minore anche per Jeff Daniels.

Da vedere.

Cinematografo & Imdb.

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Allora. I premi.

Miglior film drammatico

  • Revenant – Redivivo (The Revenant), regia di Alejandro González Iñárritu
  • Carol, regia di Todd Haynes
  • Il caso Spotlight (Spotlight), regia di Tom McCarthy
  • Mad Max: Fury Road, regia di George Miller
  • Room, regia di Lenny Abrahamson

Miglior film commedia o musicale

  • Sopravvissuto – The Martian (The Martian), regia di Ridley Scott
  • Un disastro di ragazza (Trainwreck), regia di Judd Apatow
  • La grande scommessa (The Big Short), regia di Adam McKay
  • Joy, regia di David O. Russell
  • Spy, regia di Paul Feig

Miglior regista

  • Alejandro González IñárrituRevenant – Redivivo (The Revenant)
  • Todd Haynes – Carol
  • Tom McCarthy – Il caso Spotlight (Spotlight)
  • George Miller – Mad Max: Fury Road
  • Ridley Scott – Sopravvissuto – The Martian (The Martian)

Migliore attrice in un film drammatico

  • Brie LarsonRoom
  • Cate Blanchett – Carol
  • Rooney Mara – Carol
  • Saoirse Ronan – Brooklyn
  • Alicia Vikander – The Danish Girl

Miglior attore in un film drammatico

  • Leonardo DiCaprioRevenant – Redivivo (The Revenant)
  • Bryan Cranston – L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo (Trumbo)
  • Michael Fassbender – Steve Jobs
  • Eddie Redmayne – The Danish Girl
  • Will Smith – Zona d’ombra (Concussion)

Migliore attrice in un film commedia o musicale

  • Jennifer LawrenceJoy
  • Melissa McCarthy – Spy
  • Amy Schumer – Un disastro di ragazza (Trainwreck)
  • Maggie Smith – The Lady in the Van
  • Lily Tomlin – Grandma

Miglior attore in un film commedia o musicale

  • Matt DamonSopravvissuto – The Martian (The Martian)
  • Christian Bale – La grande scommessa (The Big Short)
  • Steve Carell – La grande scommessa (The Big Short)
  • Al Pacino – La canzone della vita – Danny Collins (Danny Collins)
  • Mark Ruffalo – Teneramente folle (Infinitely Polar Bear)

Miglior film d’animazione

  • Inside Out, regia di Pete Docter
  • Anomalisa, regia di Charlie Kaufman
  • Shaun, vita da pecora – Il film (Shaun the Sheep Movie), regia di Mark Burton e Richard Starzak
  • Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts (The Peanuts Movie), regia di Steve Martino
  • Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur), regia di Bob Peterson

Miglior film straniero

  • Il figlio di Saul (Salu fia), regia di László Nemes (Ungheria)
  • El club, regia di Pablo Larraín (Cile)
  • Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament), regia di Jaco Van Dormael (Belgio)
  • Miekkailija, regia di Klaus Härö (Finlandia)
  • Mustang, regia di Deniz Gamze Ergüven (Francia)

Migliore attrice non protagonista

  • Kate WinsletSteve Jobs
  • Jane Fonda – Youth – La giovinezza (Youth)
  • Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
  • Helen Mirren – L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo (Trumbo)
  • Alicia Vikander – Ex Machina

Miglior attore non protagonista

  • Sylvester StalloneCreed – Nato per combattere (Creed)
  • Paul Dano – Love & Mercy
  • Idris Elba – Beasts of No Nation
  • Mark Rylance – Il ponte delle spie (Bridge of Spies)
  • Michael Shannon – 99 Homes

Migliore sceneggiatura

  • Aaron SorkinSteve Jobs
  • Emma Donaghue – Room
  • Tom McCarthy e Josh Singer – Il caso Spotlight (Spotlight)
  • Charles Randolph e Adam McKay – La grande scommessa (The Big Short)
  • Quentin Tarantino – The Hateful Eight

Migliore colonna sonora originale

  • Ennio MorriconeThe Hateful Eight
  • Carter Burwell – Carol
  • Alexandre Desplat – The Danish Girl
  • Daniel Pemberton – Steve Jobs
  • Ryūichi Sakamoto e Alva Noto – Revenant – Redivivo (The Revenant)

Migliore canzone originale

  • Writing’s on the Wall (Sam Smith, Jimmy Napes) – Spectre
  • Love Me Like You Do (Max Martin, Savan Kotecha, Ali Payami, Tove Nilsson, Ilya Salmanzadeh) – Cinquanta sfumature di grigio (Fifty Shades of Grey)
  • One Kind of Love (Brian Wilson, Scott Bennett) – Love & Mercy
  • See You Again (Justin Franks, Andrew Cedar, Charlie Puth, Wiz Khalifa) – Fast & Furious 7 (Furious 7)
  • Simple Song#3 (David Lang) – Youth – La giovinezza (Youth)

Premi per la televisione

Miglior serie drammatica

  • Mr. Robot
  • Empire
  • Narcos
  • Outlander
  • Il Trono di Spade (Game of Thrones)

Migliore attrice in una serie drammatica

  • Taraji P. HensonEmpire
  • Caitriona Balfe – Outlander
  • Viola Davis – Le regole del delitto perfetto (How to Get Away With Murder)
  • Eva Green – Penny Dreadful
  • Robin Wright – House of Cards – Gli intrighi del potere (House of Cards)

Miglior attore in una serie drammatica

  • Jon HammMad Men
  • Rami Malek – Mr. Robot
  • Wagner Moura – Narcos
  • Bob Odenkirk – Better Call Saul
  • Liev Schreiber – Ray Donovan

Miglior serie commedia o musicale

  • Mozart in the Jungle
  • Casual
  • Orange Is the New Black
  • Silicon Valley
  • Transparent
  • Veep – Vicepresidente incompetente (Veep)

Migliore attrice in una serie commedia o musicale

  • Rachel BloomCrazy Ex-Girlfriend
  • Jamie Lee Curtis – Scream Queens
  • Julia Louis-Dreyfus – Veep – Vicepresidente incompetente (Veep)
  • Gina Rodriguez – Jane the Virgin
  • Lily Tomlin – Grace and Frankie

Miglior attore in una serie commedia o musicale

  • Gael García BernalMozart in the Jungle
  • Aziz Ansari – Master of None
  • Rob Lowe – The Grinder
  • Patrick Stewart – Blunt Talk
  • Jeffrey Tambor – Transparent

Miglior miniserie o film per la televisione

  • Wolf Hall
  • American Crime
  • American Horror Story: Hotel
  • Fargo
  • Flesh and Bone

Migliore attrice in una mini-serie o film per la televisione

  • Lady GagaAmerican Horror Story: Hotel
  • Kirsten Dunst – Fargo
  • Sarah Hay – Flesh and Bone
  • Felicity Huffman – American Crime
  • Queen Latifah – Bessie

Miglior attore in una mini-serie o film per la televisione

  • Oscar IsaacShow Me a Hero
  • Idris Elba – Luther
  • David Oyelowo – Nightingale
  • Mark Rylance – Wolf Hall
  • Patrick Wilson – Fargo

Migliore attrice non protagonista in una serie, mini-serie o film per la televisione

  • Maura TierneyThe Affair
  • Uzo Aduba – Orange Is the New Black
  • Joanne Froggatt – Downton Abbey
  • Regina King – American Crime
  • Judith Light – Transparent

Miglior attore non protagonista in una serie, mini-serie o film per la televisione

  • Christian SlaterMr. Robot
  • Alan Cumming – The Good Wife
  • Damian Lewis – Wolf Hall
  • Ben Mendelsohn – Bloodline
  • Tobias Menzies – Outlander

Golden Globe alla carriera

  • Denzel Washington

E i miei commenti.

In realtà non è che possa poi dire granché perché ne ho visti poi solo due, ossia Carol e La grande scommessa.

E, per quel che vale, mi dispiace un po’ che nessuno dei due abbia preso nulla.

Sul perché La grande scommessa sia anche il grande ignorato della premiazione avrei anche un’ipotesi ma mi riservo di parlarne più in dettaglio domani nel post dedicato.

Per Revenant e Iñarritù sono contenta a prescindere. Amo il regista e sono ragionevolmente certa che il film mi piacerà.

Idem dicasi per Di Caprio, anche se mi astengo dal basare alcun pronostico per gli Oscar sull’assegnazione di questo globo perché, come già dicevo ieri, con il buon Leo le normali leggi della probabilità perdono ogni significato.

Il premio a Kate Winslet mi rende ancor più curiosa per lo Steve Jobs di Boyle e quello a Brie Larson mi rende invece mortalmente curiosa e impaziente per Room.

Non sono sicura di essere soddisfatta di tutti i premi a The Martian, che pure mi era piaciuto parecchio. Davvero, dovrei vederne qualcuno in più fra gli altri.

Anche il premio a Jennyferl Lawrence mi lascia qualche riserva. Lei mi piace molto ma mi pare anche che la concorrenza non fosse poi così spietata. Ok, c’era la fantastica Maggie Smith di Lady in the Van ma era persino un po’ scontato premiare lei. Non so.

Sempre un po’ scontati mi son parsi i premi a Morricone (per carità, son contenta per Tarantino, ma ha un che di banale premiare una colonna sonora di Morricone) a Inside Out (che pure è meraviglioso eh, però sa tanto di ti-piace-vincere-facile) e alla canzone di Spectre.

Un po’ di perplessità per Stallone (e se è per questo pure per il suo film) ma d’altronde non l’ho mai trovato questa gran cosa.

Sulle serie TV son vergognosamente impreparata ergo mi limito a stilare una bella lista di titoli da recuperare.

Mi fa sorridere il premio a Lady Gaga. Sapevo che aveva una parte in American Horror Story – Hotel ma non pensavo fosse un ruolo addirittura da premiazione. Anyway, a me lei è sempre stata simpatica quindi la cosa in sé non mi dispiace affatto.

 

E poi niente. L’euforia da Globes di quando mi sono alzata questa mattina è stata brutalmente stroncata dalla notizia di Bowie.

I post di cordoglio non sono nel mio stile. Neanche (soprattutto) quando la scomparsa mi tocca in modo particolare. E non sta per arrivare un ‘ma’.

Non farò niente, neanche in questo caso. Non dirò niente. Non mi metterò a ricordare quello che tutti ricordano.

Perché fa male e basta.

Perché ci sono cose che ti salvano la vita. E a volte sono parole o gesti che attraversano aria e tempo e arrivano per caso dove non potevano prevedere.

E le cose che ci cambiano per sempre avvengono senza che noi ce ne rendiamo conto.

 

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L’ultimo lavoro di Steven Soderbergh (fuori concorso a Venezia e adesso nelle sale) lascerà sicuramente delusi coloro che si aspettano il solito film catastrofico da pandemia. Privo di effetti speciali o di trucchi macabri, Contagion non indulge nel solito repertorio di situazioni di pathos estremizzato e di scenari apocalittici post epidemia ma predilige una plausibilità scientifica e un realismo che lo rendono enormemente più inquietante. Il ritmo serrato e la pulizia della trama nonché un cast di attori tutti di altissimo livello (Kate Winslet, Matt Damon, Jude Law, Laurence Fishburne, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard) lo rendono un ottimo film, decisamente al di sopra della media del genere in cui si colloca, rivelando in questo l’impronta di un regista che riesce come sempre a tenersi lontano dagli stereotipi.

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