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Archive for the ‘Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso’ Category

Anche se Drew-Lynn Eberhardt era molto prolifica e Mark Nechtr no, quel primo anno Mark era benvoluto da noi tutti al corso di scrittura della East Chesapeake Tradeschool, e D.L. no. Vi posso spiegare il perché. D.L. era estremamente magra, magra in un modo che sembrava indicare non delicatezza, ma una sorta di avara ritrosia a estendersi nello spazio circostante. Magra come sono magre le suore cattive. Camminava strana, col bacino in avanti, in una postura simile a quella di un uomo davanti a un orinatoio; teneva le braccia strette intorno al petto o aperte e penzoloni, piegate in fastidiosi angoli retti, come uno spaventapasseri; si curava poco e sprigionava feromoni che evidentemente esercitavano attrazione solo sui battei; aveva una sciagurata passione per 1) le fibre sintetiche; 2) i completi giacca e pantalone; 3) il verde cedro.

Al contrario di Mark Nechtr, che era uno di quei pochi eletti tardo-adolescenti che emanano un’aria di naturale salute tanto completa da risultare nauseante. Mangiava male, l’ultima volta che si era fatto una notte intera di sonno era stato prima che i Colts si trasferissero da Baltimora a Indianapolis, non aveva abitudini regolari; comunque era di costituzione robusta, ben proporzionato, aveva il collo muscoloso e la pelle scura. Sano. Forte. (Questo ai tempo in cui tali qualità rivelavano ancora qualcosa della natura delle persone, prima che l’accurata ingegneria anatomica delle catene di palestre in franchising mandasse in frantumi l’antico ordine ariano e permettesse a individui che erano intrinsecamente destinati a essere pallidi e deboli di apparire coloriti e forti.) Non era bello da morire, solo aveva quest’aura mostruosa di comunissima salute – un bene raro, e quindi di gran valore a Baltimora. Noi del corso di scrittura – che cazzo, anche i ragazzi del dipartimento di teologia della E.C.T. – riuscivamo ad amare solo ciò che ritenevamo di gran valore.

Anche perché D.L. era strana, visibilmente strana, anche in un ambiente – un corso post-laurea di scrittura creativa – dove si respirava nevrosi come fosse ossigeno, e si sfoggiavano tic multicolori come fossero gioielli. D.L. portava sempre con sé un mazzo di tarocchi, e li leggeva (in classe), usciva dal suo loft solo dietro approvazione della sua guida spirituale, indossava ogni giorno i suddetti abiti in tessuto sintetico verde cedro, era una cipolla solitaria in un’aiuola di petunie fatta di gonnelline di cotone accuratamente casual, magliette tinte con l’ammoniaca, quei post-bermuda color pastello coi tasconi, zoccoli, sandali, scarpe da ginnastica, vestiti abbottonati sulla schiena.

Anche perché sembrava pure avida ed egoista, e troppo poco ingenua per farsi perdonare ciò che sembrava. Idolatrava il professore Ambrose con grande passione, ma in una maniera avida ed egoista che probabilmente le alienò le simpatie dello stesso Ambrose fin dal primissimo seminario, quando gli portò una copia visibilmente maltrattata di Perso nella casa stregata per farsela autografare, una di quelle cose che, alla East Chesapeake Trade, Non Si Faceva. Così, ai fini della nostra interpretazione, era sempre stata, fin dal primo giorno, un’adulatrice e una leccaculo

Anche perché di fatto andava in giro definendosi una scrittrice post-moderna. Cosa che Non Si Fa, a prescindere da dove ti trovi. Per convenzione, è visto come atteggiamento pomposo e sciocco. Si vantava tanto di rifiutare le convenzioni, ma c’era poco da ammirare nel suo rifiuto delle convenzioni; onestamente, ci sembrava che non fosse capace di vedere oltre l’infatuazione per la propria brillante maestria nel separare la postura dalla posa, il desiderio dalla supplica. Non era il tipo di spirito libero che uno riusciva ad amare: faceva ciò che voleva, ma non era né una persona di valore né libera.

David Foster Wallce, Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso, 1989

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