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Archive for the ‘K. Ki-Duk’ Category

Una catena che termina con un gancio viene abbassata tramite un meccanismo. Un ragazzo su una sedia a rotelle si posiziona sotto. Si avvolge la catena intorno al collo. Aziona nuovamente il meccanismo di riavvolgimento della catena, che comincia a risalire. I piedi del ragazzo che si sollevano.

Questa la scena d’apertura di Pietà. Kim Ki-Duk. Leone d’Oro a Venezia di quest’anno.

Amo molto Kim Ki-Duk. Lo trovo un regista di una grazia non comune. Ho visto parecchi dei suoi film e sono ragionevolmente sicura nel dire che questo è il più cupo che ricordi. Non che i suoi film siano mai stati allegri. Ma questo è veramente un pugno nello stomaco.

Stilisticamente impeccabile come sempre, segue la squallida quotidianità di un trentenne, Kang-do, solo e privo di qualsiasi forma di sensibilità umana, che di mestiere riscuote debiti d’usura. Kang-do è bravo nel suo lavoro. Non ha scrupoli, avvolto in un’impenetrabile corazza di crudeltà. Un giorno una donna comincia a seguirlo. Gli dice di essere sua madre e di non aver avuto altra scelta se non quella di abbandonarlo subito dopo la nascita. E’ tornata per chiedergli perdono. Primo colpo di  scena. Primo elemento destabilizzante. Primi dubbi che si insinuano. Seguirà tutta una serie di ulteriori ribaltamenti e gradualmente verrà rivelata una verità cruda e tremenda.

Ma quello che rende questo film veramente terribile è l’ambientazione che in questo caso non è solo sfondo accennato ma ha una funzione vera e propria, alla pari delle dinamiche interpersonali tra i protagonisti. Il teatro delle vicende è la Corea con le sue periferie degradate, con la sua umanità disperata, schiava di un denaro che è ormai unica ragione di vita. E – soprattutto – di morte. Si viene sprofondati in un abisso di miseria e abiezione, in una realtà soffocante, squallida, priva di ogni speranza. Kim Ki-Duk non fa sconti e traccia un ritratto impietoso del suo paese, gravandolo di un senso di colpa ormai al di là di ogni possibile redenzione o consolazione.

Il titolo, Pietà, oltre ad essere in qualche modo legato all’assoluta assenza di questo sentimento nel protagonista, è strettamente correlato al significato del film, ma non posso parlarne senza rivelare il finale.

Assolutamente da vedere.       

Per la cronaca, non sono sicurissima che la citazione che ho usato per il titolo sia letterale.

Cinematografo (Imdb stavolta non offre molto di più).

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