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Archive for the ‘Argo’ Category

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Sono finalmente riuscita ad andarlo a vedere e, come da previsione, si è dimostrato un bel film, anche se continuo ad essere convinta che l’oscar sia stato eccessivo. Non inspiegabile, quello no, ma comunque eccessivo.

Già dall’esterno avevo avuto l’impressione che avesse tutta una serie di requisiti di fronte ai quali l’americano medio non può rimanere indifferente, ed in effetti per certi versi sembra preconfezionato apposta.

A partire dalla vicenda stessa alla base del film.

Metti insieme la CIA e Hollywood. Piazzi gli arabi cattivi a fare la parte degli arabi cattivi. Ammanti di velleità umanitarie e democratiche la presenza dell’America in casa d’altri e costruisci il tutto escludendo a priori qualsiasi sfaccettatura tra positivo e negativo.

In più ci aggiungi anche che è tratto da una storia vera.

Ecco. Al di là di tutto è senza dubbio una grossa lustrata all’ego americano.

Fine anni Settanta, inizio Ottanta. Rivolta in Iran. Assalto all’ambasciata americana. La maggior parte dei diplomatici viene rapita – e rimarrà in ostaggio dal novembre 1979 fino al gennaio 1981 – ma sei impiegati riescono a fuggire e a trovare asilo presso l’ambasciata canadese. Devono essere riportati fuori prima che gli iraniani si accorgano della loro assenza tra gli ostaggi dell’ambasciata.

Come copertura l’agente della CIA Tony Mendez – specializzato in esfiltrazioni – decide di farli passare come una troupe cinematografica canadese a caccia di location esotiche per un film di fantascienza, Argo, appunto. Per fare questo si avvale dell’aiuto di John Chambers (make-up artist di Los Angeles che effettivamente prese parte all’operazione) e di un affermato regista e produttore (questo inventato) per mettere in piedi un copione e, soprattutto, un’eco mediatica tali da supportare la loro copertura.

Ben Affleck – nonostante non sia proprio tra i miei attori preferiti – fornisce un’ottima prova di regia, e devo dire che la barba e i capelli anni Settanta giovano decisamente alla sua espressività.

Avvincente, a tratti anche divertente, Argo ha veramente un buon ritmo e ti tiene incollato anche se sai già come va a finire. La lunghissima scena dell’aeroporto, in particolare, è strutturata benissimo e ti tiene davvero con il fiato sospeso fino all’ultimo.

Cinematografo & Imdb.

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Gli Oscar 2013:

Miglior film

Argo, regia di Ben Affleck

Miglior regia

Ang Lee – Vita di Pi (Life of Pi)

Miglior attore protagonista

Daniel Day-Lewis – Lincoln

Miglior attrice protagonista

Jennifer Lawrence – Il lato positivo – Silver Linings Playbook (Silver Linings Playbook)

Miglior attore non protagonista

Christoph Waltz – Django Unchained

Migliore attrice non protagonista

Anne Hathaway – Les Misérables

Migliore sceneggiatura originale

Quentin Tarantino – Django Unchained

Migliore sceneggiatura non originale

Chris Terrio – Argo

Miglior film straniero

Amour, regia di Michael Haneke (Austria)

Miglior film d’animazione

Ribelle – The Brave (Brave), regia di Mark Andrews e Brenda Chapman

Migliore fotografia

Claudio Miranda – Vita di Pi (Life of Pi)

Miglior design (scenografia)

Rick Carter e Jim Erickson – Lincoln

Miglior montaggio

William Goldenberg – Argo

Migliore colonna sonora

Mychael Danna – Vita di Pi (Life of Pi)

Migliore canzone

Skyfall, musica e parole di Adele Adkins e Paul Epworth – Skyfall

Migliori effetti speciali

Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott – Vita di Pi (Life of Pi)

Miglior sonoro

Les Misérables – Andy Nelson, Mark Paterson e Simon Hayes

Miglior montaggio sonoro

Skyfall – Per Hallberg e Karen Baker Landers

Zero Dark Thirty – Paul N.J. Ottosson

Migliori costumi

Anna Karenina – Jacqueline Durran

Miglior trucco e acconciatura

Les Misérables – Lisa Westcott e Julie Dartnell

Miglior documentario

Searching for Sugar Man

Miglior cortometraggio documentario

Inocente – Sean Fine e Andrea Nix Fine

Miglior cortometraggio

Curfew – Shawn Christensen

Miglior cortometraggio d’animazione

Paperman – John Kahrs

Allora.

Argo è uno dei pochi che non ho visto e, al di là del fatto che un po’ la cosa mi scoccia, da quello che so non dev’essere male, per carità – se vogliamo tralasciare il fatto che Ben Affleck ha l’espressività di un insaccato –, ma è di sicuro il genere di giocattolone su misura per gli Americani che non si smentiscono e non ci provano neanche a schiodarsi dai loro cliché.

Stesso dicasi per l’oscar di Daniel Day-Lewis. Non si può dire che sia immeritato ma è così terribilmente ovvio. Ieri notte ero giunta alla conclusione che il mio vincitore avrebbe dovuto essere Joaquin Phoenix appena in tempo per farmi smentire.

Poi c’è il mistero Ang Lee. Non è possibile. Ora, io voglio tanto bene ad Ang Lee e poi ha fatto Brokeback Mountain e di questo gli venga reso eterno merito. Ma. Resta il fatto che Vita di Pi non meritava un bel niente. Queste quattro statuette sono una più fuori posto dell’altra. Regia? Niente di anche solo minimamente sopra le righe. Colonna sonora? Non mi ricordo che mi abbia incuriosita neanche un po’. Fotografia? Ma se è tutto digitale. Effetti speciali? Ma se saccheggia Avatar senza pudore. No, questo mi ha fatto proprio incazzare. E oltretutto davvero, mentre per gli altri due film la dinamica è abbastanza chiara, questo proprio non me lo spiego.

Amour. Non l’ho visto, ma amo molto Haneke e sono contenta.

Anche Jennifer Lawrence non l’ho vista e devo rimediare quanto prima.

Per Anne Hathaway sono strafelice. Tra parentesi. E’ ormai una realtà incontrovertibile che non sono in grado di assistere alle premiazioni. Mi metto a piangere come un’idiota per qualsiasi cosa. Va da sè che sulla premiazione di Anne Hathaway mi sono ridotta ad un mucchietto singhiozzante. Chiusa parentesi. Bella, brava. Meritatissimo.

Altra grande gioia Christoph Waltz. Non me lo aspettavo ma anche questa è una statuetta azzeccatissima. E per la cronaca mi son commossa pure alla sua premiazione.

Per Tarantino, manco a dirlo, ho fatto i salti di gioia.

Su The Brave ritorniamo al discorso dell’ovvietà. Non importa se è effettivamente carino, era comunque scontato che vincesse lui. Non c’era una reale competizione.

Ultima cosa, mi spiace che alla fine Re della Terra Selvaggia sia rimasto escluso da tutto. Per la serie, ok abbiamo fatto gli anticonformisti a candidare il film di una produzione indipendente, ma poi non esageriamo, cosa volete, che venga pure premiato?

Ah, ancora una cosa, poi basta, davvero. Mi spiace un po’ che Le Miserables non abbia preso qualcosetta in più.

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