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Archive for the ‘R. Takahashi’ Category

Ci sono libri che ti sorprendono anche quando credi di sapere a che cosa vai incontro.

Tanit, che conclude la trilogia di Lara Manni, iniziata con Esbat e proseguita con Sopdet, è indubbiamente uno di quei libri.

Ora. Nel 2009 mi sono imbattuta in Esbat quasi per caso. Non avevo mai frequentato la sezione anime/manga di Efp, non ho mai particolarmente seguito InuYasha. Sapevo che Esbat nasceva come fanfiction da questo manga di Rumiko Takahashi e ne avevo letto una segnalazione estremamente positiva da parte di una fonte che ritenevo – e ritengo tuttora – attendibile. Forse è stato un insieme delle due cose, la curiosità per un ambito di cui sapevo poco e il giudizio favorevole che avevo letto, fatto sta che il pomeriggio stesso, colta da raptus, ero in libreria per comprarlo. La mia curiosità dovette aspettare. La libreria era piccola ed era necessario ordinarlo. Ad ogni modo, tempo una settimana avevo Esbat per le mani.

Ricordo che quello che mi colpì maggiormente, già dalle prime pagine fu il modo in cui si viene trasportati di colpo dentro i personaggi, oltre che dentro la storia. Il modo in cui viene tratteggiata la personalità di una donna di mezz’età, così come quella di una ragazzina appena adolescente. La sensibilità e la precisione con cui vengono rappresentate due età così diverse e così critiche.

L’Esbat è un rituale di passaggio. E il passaggio è il fulcro di tutto il libro. Passaggio da un mondo ad un altro. Un demone che passa nel nostro mondo. Una potenza creativa che sconfina a sua volta, cambiando e determinando i destini di una realtà altra. E poi il passaggio – tutt’altro che metaforico ma dolorosamente concreto – delle due donne: di Ivy, dall’infanzia all’età adulta e della Sensei, dall’età matura a quella fase della vita in cui si devono fare i conti definitivi con se stessi, tirare le somme e avere il coraggio di guardare il risultato. Il tutto inserito in una storia che di sicuro rientra nel fantastico –  ma non nel fantasy –  dai tratti horror, a metà tra Italia e Giappone non solo come ambientazione ma anche come background e riferimenti culturali.

Con Sopdet. La stella della morte, la posta si alza. Non solo ci si muove tra due mondi ma ci si sposta nel tempo, attraverso diverse epoche storiche. La commistione delle vicende sovrannaturali di demoni e mezzi-demoni con quelle degli umani va di pari passo con un viaggio attraverso diversi momenti della storia italiana ricostruiti in modo estremamente preciso e realistico. La storia personale delle antenate di Ivy si intreccia con quella di Hyoutsuki e Yobai, costretti a lottare, oltre che tra loro, anche contro il volere di una Dea che interviene a determinare i loro destini.

Ottima prova narrativa oltre che romanzo coinvolgente; la struttura è molto più complessa rispetto a Esbat ma risulta solida e coerente nell’alternarsi, oltre che di ambientazioni, di punti di vista differenti.

Tanit. La bambina nera è in assoluto il mio preferito dei tre. Ho amato moltissimo questo libro. Tutti gli elementi messi in gioco nei volumi precedenti trovano qui il loro perfetto equilibrio. Sia dal punto di vista della trama, che chiude la vicenda in modo più che soddisfacente, tirando le fila di tutto quello che era stato lasciato aperto, sia dal punto di vista stilistico. La potenza maggiore di Tanit sta nella prepotente umanità  e nella varietà dei suoi personaggi. L’aspetto sovrannaturale è estremamente affascinante, con la figura stessa di Hyoutsuki o la terribile Axieros che vuole distruggere il mondo degli umani per far sopravvivere il proprio ma al tempo stesso ha bisogno della carne di una donna per dar vita a sua figlia Tanit; tuttavia, ad essere veramente notevole è il modo in cui, attraverso rapidi squarci, viene tratteggiata la psicologia di personaggi molto diversi tra loro e si viene catapultati all’interno dei loro punti di vista. Questo aspetto in particolare ricorda molto la scrittura di King. Come anche il fatto che alla base di tutto c’è il concetto dell’atto creativo come atto in grado di aprire porte tra i mondi. La realtà è sottile e in certi punti può essere squarciata. Gli scrittori e gli artisti in generale aprono questi varchi e allora i mondi si mescolano con risultati imprevedibili e spesso ingovernabili. Con l’effetto di mutare anche quello che si pensava eternamente immutabile.

Nel complesso Tanit è anche un’opera estremamente più matura rispetto alle precedenti. Più consapevole.  Che Lara Manni avesse una grande padronanza della scrittura era evidente anche in Esbat ma con Tanit ha davvero raggiunto un livello superiore. E’ sicuramente una delle scrittrici italiane contemporanee più interessanti che ci siano in circolazione.

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