Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for aprile 2017

Per la serie, i film che mi sarei persa del tutto se non fosse stato per un concatenarsi di circostanze casuali.

La penuria di titoli interessanti nelle sale in questo periodo.

La penuria ancora maggiore di titoli interessanti nelle sale di Sanremo in questo periodo.

L’aver ovviamente già visto Fast & Furious 8 – che noi al buon Dominic Toretto ci siamo affezionati e vuoi mica non andare la sera d’uscita.

Una certa reticenza ad andare a vedere Boston – Caccia all’uomo nonostante la presenza di Mark Wahlberg – che da sola non basta a soffocare il fastidio per il sottotesto (neanche poi così sotto in verità) demagogico-propagandistico del film in sé.

Una pari reticenza a ripiegare sul pur bravo Omar Sy di Famiglia all’improvviso per l’eccessivo grado di stucchevolezza (si dice?) promesso dal trailer. E anche perché sempre il trailer medesimo punta per l’ennesima volta sul richiamo a Quasi Amici e ‘sta cosa ha francamente rotto un po’ i coglioni.

Un fastidioso ammucchiamento di filmetti italiani delle balle che mi maldispongono a prescindere.

Morale.

Se in tutto ciò vedi il nome di Marion Cotillard e vedi che il film in questione è pure passato in concorso a Cannes 2016 (e se a ciò si aggiunge l’incapacità patologica di star fuori da un cinema per più di 4 giorni di fila – gli dei ci scampino), risulta comprensibile fiondarsi diligentemente a vederlo pur senza saperne assolutamente nulla.

Resta da capire come abbia fatto a lisciarmi del tutto l’esistenza di questo film fino ad ora, ma questo è un altro discorso.

A ciò si aggiunga ancora – e poi arrivo anche a parlare del film – che la proiezione era nella Sala Tabarin del Cinema Centrale di Sanremo, un ex teatro sempre di competenza del circuito dell’Ariston, nel quale per ragioni non del tutto chiare, non ero mai stata e che invece si è rivelato essere un piccolo gioiello inaspettato, tanto che alla fine mi ero quasi convinta ad andare a vedere anche Boston per esplorare anche la sala principale.

Anyway. Il film.

Rileggo la trama breve con cui viene presentato e trovo che sia tragicamente inadeguata. Poi provo a tirar via un riassunto migliore e devo ammettere che riuscire a rendere un’idea fedele senza rivelare particolari essenziali non è così semplice.

Siamo nella Provenza degli anni Cinquanta.

Gabrielle (una Marion Cotillard che, per la cronaca, pare ringiovanire a proprio piacimento), figlia di contadini benestanti, coltiva in modo istintivo e, a tratti, maniacale, il sogno di un amore e di una passione travolgenti e totali.

Vuole con tutta se stessa conoscere l’enormità e la pienezza di emozioni che presente grandiose ma alle quali non riesce a dare forma.

I suoi più o meno maldestri tentativi di realizzare le sue aspirazioni anche a dispetto di una realtà che chiaramente va in tutt’altra direzione, mettono ben presto in imbarazzo la sua famiglia.

Le viene trovato un marito, Josè (Àlex Brendemühl), che faccia di lei una donna onesta e rispettabile.

José è un uomo semplice, di poche parole. Onesto e di una forza paragonabile solo alla sua immensa e impensabile bontà. E dico bontà non in senso caritatevole o stucchevole ma nel senso migliore e più pieno possibile di questa parola. In tutta la sua più profonda umanità.

Gabrielle subisce il matrimonio e si chiude ad esso in tutti i modi possibili.

Quando i dolori cui va soggetta da anni si rivelano essere causati dal mal di pietre ossia da calcoli renali, si rende necessario il suo ricovero in una struttura in Svizzera.

Durante il periodo di degenza nella clinica, Gabrielle conosce  André Sauvage (Louis Garrel), un giovane reduce piuttosto mal ridotto che risveglia però in lei la speranza di veder realizzato il sogno di una passione travolgente e incondizionata.

Nicole Garcia adatta al panorama francese la vicenda che Milena Agus nel suo libro Mal di Pietre (una volta tanto la traduzione del titolo è quella fedele) ambienta in Sardegna.

Quello che prende vita è un quadro articolato e dissonante di contrappunti e contrasti. Le ambizioni schiacciate dalle convenzioni sociali, la distorsione della realtà e l’incapacità di distinguere i sentimenti autentici. La profondità di un’ossessione lunga una vita e le enormi distanze che separano le persone.

L’enorme, monumentale e soverchiante complessità del rapporto con l’altro e con quella parte di sé che è più sconosciuta (e inconoscibile) dell’altro stesso.

Ottima prova per Marion Cotillard che è esattamente al livello che ci si aspetta da lei. Louis Garrel ci sta ma giusto perché il ruolo decadente gli viene tagliato meticolosamente addosso. Sorprendente Àlex Brendemühl, con un’espressività e una recitazione asciutte ed essenziali ai limiti della perfezione.

Molto consigliato.

Cinematografo & Imdb.

Annunci

Read Full Post »

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: