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Archive for the ‘Abarat’ Category

Tre è il numero di coloro che opera santa fanno;
Due è il numero di coloro che ad amore si danno;
Uno è il numero di chi compie il perfetto male
O il bene supremo sta per praticare.

Dalle note di un monaco
dell’Ordine di Sant’Oco
di nome ignoto

La tempesta si levò da sud-est come un demone che insegue la preda su zampe di lampo.

Il vento che portò con sé era putrido come il fiato del diavolo e agitò le acque quiete del mare. Quando la barchetta rossa che le tre donne avevano scelto per la loro rischiosa traversata sbucò dal riparo delle isole e si ritrovò in mare aperto, le onde erano ripide come scogliere, alte nove, dieci metri.

“Qualcuno ha mandato questa tempesta” disse Joephi, facendo del sul meglio per governare la barca, battezzata Lyra. La vela vibrava come una foglia in una burrasca, dondolando avanti e indietro con forza selvaggia; era praticamente impossibile ammainarla. “Sul serio Diamanda, questa non è una tempesta naturale!”

Diamanda, la più vecchia delle tre donne, era seduta al centro del minuscolo naviglio. I suoi abiti blu scuro erano raccolti attorno a lei e teneva stretto a sé il loro prezioso carico.

“Niente scene isteriche” disse a Joephi e a Mespa. Si scostò dagli occhi una lunga ciocca di capelli bianchi. “Nessuno ci ha viste allontanarci dal Palazzo delle Pergole. Siamo fuggite senza farci vedere, ne sono sicura.”

“E allora perché questa tempesta?” chiese Mespa, che era una donna nera nota per la sua tenacia, ma ora sembrava lì lì per essere spazzata via dalla pioggia che martellava sulle loro teste.

“Perché sei così stupita che i cieli protestino?” disse Diamanda. “Non sapevamo che il mondo sarebbe stato ribaltato da ciò che è accaduto?”

Joephi lottò contro la vela e la maledisse.

“Non è forse così che dovrebbe essere?” continuò Diamanda. “Non è giusto che il cielo sia ridotto a brandelli e il mare agitato? Preferiremmo che il mondo non ci badasse?”

“No, certo che no” disse Mespa, aggrappandosi al bordo della barca beccheggiante, il viso bianco quanto erano neri i capelli tagliati cortissimi. “Vorrei solo che non fossimo qui, al centro di tutto quanto.”

“Bé, invece ci siamo!” disse l’anziana donna. “E nessuna di noi può farci niente. Quindi ti suggerirei di finire di vuotare il tuo stomaco, Mespa…”

“Ma è vuoto” disse la donna in preda alla nausea. “Non c’è più niente da tirar su.”

“…e tuo Joephi, pensa alla vela…”

“Oh, Divine…” mormorò Joephi. “Guardate.”

“Che cos’è?” chiese Diamanda.

Joephi indicò un punto su nel cielo. Parecchie stelle erano state scosse via dal firmamento: enormi grumi bianchi di fuoco che perforavano le nuvole e cadevano verso il mare. Una di loro puntava diritta verso la Lyra.

“Giù!” urlò Joephi, afferrando l’abito di Diamanda per il dorso e spingendo la vecchia giù dal suo sedile.

Diamanda detestava farsi toccare; maneggiare, come diceva lei. Prese a rimproverare aspramente Jpephi per il suo gesto, ma le sue parole furono soffocate dal ruggito della stella cadente che sfrecciava verso la barchetta. La stella squarciò la vela fluttuante della Lyra, lasciando un buco bruciaticcio nella tela, e poi oltrepassò la barca e s’immerse nel mare, dove si spense con un fragoroso sfrigolio.

“Scommetto che era per noi” disse Mespa quando ebbero tutte rialzato la testa. Aiutò Diamanda a rimettersi in piedi.

“Sì” ribattè la vecchia signora, urlando sopra il frastuono delle acque che si calmavano, “era più vicina di quanto non gradissi.”

“Allora sei convinta che siamo dei bersagli?”

“Non lo so e non m’importa” rispose Diamanda. “Dobbiamo solo credere nella santità della nostra missione.”

“Mespa si leccò le labbra pallide prima di azzardare la frase che seguì.

“Siamo sicure che sia santa?” disse. “Forse dovremmo lasciarla…”

“Riposare in pace?” disse Joephi.

“Sì” ribatté Mespa.

“Era poco più di una bambina, Mespa” disse Joephi. “Aveva una vita di amore perfetto davanti a sé, e le è stata portata via.”

“Joephi ha ragione” disse Diamanda. “Credi che una come lei possa dormire sonni tranquilli, con tutta quella vita ancora da vivere? Con tutti quei sogni che non ha mai visto diventare realtà?”

Mespa annuì. “Hai ragione, naturalmente” ammise. “Dobbiamo farlo, costi quel che costi.”

Clive Barker, Abarat, 2002

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