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Archive for the ‘Whitman’ Category

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Lucas, Cathrine, Simon.

Cat, Simon, Luke.

Simon, Catareen, Luke.

Un uomo, una donna, un bambino.

Tre storie, tre tempi, tre mondi.

La seconda metà dell’Ottocento, il nostro tempo, il futuro tra un secolo.

Tre vicende concluse, eppure irrisolte.

Tre racconti come tre tasselli in un meccanismo infinitamente più ampio.

E’ un gioco di echi e risonanze, quello che costruisce Cunningham in questo libro. Cambia contesto, cambia storia, cambia personaggi ma traccia sottili collegamenti che emergono nei dettagli.

I nomi. Una tazza. I versi di Foglie d’erba di Walt Whitman.

Il tempo è una macchina impietosa e perfetta e, se si sa ascoltare, si può sentire la sua musica. Una musica fatta di voci, di ricordi, di fantasmi.

E’ curioso e a suo modo assolutamente logico che le parole che continuano a risuonarmi in testa e che meglio si adattano a questo romanzo siano quelle di un altro libro, Gli dei di pietra di Jeanette Winterson.

Ogni cosa porta per sempre in sé l’impronta di ciò che è stato prima.

E’ curioso perché mi sembra che il gioco di risonanze sia uscito dal libro per venirmi a prendere. Perché per varie ragioni cronologiche e personali ho sempre associato Cunningham e la Winterson, prima ancora di mettere a fuoco gli effettivi punti di contatto e le motivazioni plausibili per questa associazione.

Ed è vero.

Con Giorni Memorabili (2005) stiamo parlando di impronte.

Stiamo seguendo delle tracce attraverso lo spazio e il tempo.

Tracce che mutano aspetto e profondità ma che alla fine sono sempre riconoscibili. Sempre riconducibili ad un unica grande forma che riusciamo solo ad intuire, senza mai vederla completamente.

Siamo questo adesso. Eravamo stanchi e sfruttati, vivevamo in stanze minuscole, mangiavamo dolci di nascosto, ma adesso siamo raggianti e pieni di gloria.

Cunningham azzarda l’ipotesi di un grande quadro in cui niente è perduto. Forse non c’è un senso ma c’è una grande, struggente armonia.

Ogni atomo che mi appartiene, appartiene anche a te.

Le parole di Foglie d’erba di Whitman sono l’elemento che lega le tre storie in modo più viscerale e profondo (il titolo stesso del libro, Specimen Days, è quello dell’opera in prosa di Whitman pubblicata nel 1882).

Un libro malinconico. Non triste, Perché ha in sé troppa bellezza per essere realmente triste.

Perché oggetti, parole e pensieri possono viaggiare nel tempo e perché c’è una tazza che porta dei segni che dobbiamo ancora decifrare.

Non sappiamo tutto, non abbiamo visto tutto. Dobbiamo solo andare avanti.

Lasciarci mangiare. Lasciarci respirare.

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