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Archive for gennaio 2017

locandina

Allora. C’è il gatto che continua a far la posta al cesto della biancheria. E giuro, è vuoto. Ci ho guardato dentro, ci ho guardato sotto, l’ho sollevato per aria ma niente, neanche l’ombra di un gremlins acquattato sul fondo. Sarà un poltergeist? Possibile ma improbabile, dato che trovo sempre tutto allo stesso posto. Pure il gatto.

Ma veniamo al punto. Mi son finalmente messa a giocare ad Assassin’s Creed 2 e sono nel mezzo di una faccenda delicata nella Firenze del 1.400, ergo è d’uopo che sia rapida e concisa e torni a togliere dall’impaccio il povero Ezio Auditore – sempre che non mi appisoli di nuovo con il controller in mano facendolo spiaccicare giù da un cornicione, ma vabbé.

E poi sento che c’è una simil bronchite latente che mi vuole arrivare e devo fare qualcosa per evitarla o quanto meno per ritardarne la comparsa fin dopo giovedì sera, che ci ho il concerto dei Biffy Clyro a Milano e se mi becco un accidente adesso sa proprio di presa per il culo.

Detto ciò, arrivo finalmente al film.

Premessa – questa qui a tema.

Io amo Shyamalan. Adoro quasi tutti i suoi film. Sì, ok, After Earth è un po’ una cagata. E pure L’ultimo dominatore dell’aria non era il top. E anche The Visit aveva qualche pecca, ripensandoci. Però non riesco a criticarlo più di tanto. Ha un’impronta estremamente personale e molto riconoscibile e generalmente mi piace il tono che questo dà ai suoi film. Il suo modo di prendere un genere e spostare leggermente il canone. Magari di poco, un leggero slittamento, ma tanto basta a cambiare la percezione.

Al di là del Sesto Senso – che dire che Il Sesto Senso è figo è persino un po’ banale – ho amato moltissimo Signs (che riesce a rendere avvincente una roba trash come i cerchi nel grano), The Village (che forse rimane il mio preferito dopo aver visto la gente morta, probabilmente per il cambio radicale di prospettiva), Lady in the Water (onirico e surreale), E venne il giorno (che ha delle scene che da sole valgono buona parte dei distopici dell’ultimo decennio, prima fra tutte quella dei suicidi dall’impalcatura – per la quale ho una venerazione malasana).

Se The Visit, l’anno scorso, era forse un po’ sottotono per certi versi, con Split il buon M. Night sembra essere tornato decisamente in forma.

Tre adolescenti vengono rapite in un parcheggio e rinchiuse in una specie di bunker. Il loro rapitore è un ragazzo che fin da subito appare un tantino squilibrato. Solo, le tra ragazze non hanno idea di quanto lo sia.

Kevin, come risposta ad un forte trauma subito nell’infanzia, ha sviluppato un disturbo dissociativo dell’identità in una forma particolarmente estrema. Nel suo corpo coesistono 23 personalità differenti, tutte con connotazioni caratteriali e, soprattutto, fisiche molto diverse.

Kevin è in cura dalla dottoressa Fletcher (Betty Buckley – quella che in E venne il giorno prende a capocciate le finestre), che si addentra da anni nella conoscenza di tutte queste persone/personalità che alternativamente prendono il comando e ne è profondamente affascinata.

La teoria alla base di tutto ciò è un’estremizzazione, fantasiosa ed estremamente funzionale da un punto di vista narrativo, delle ipotesi legate alla capacità della mente di provocare cambiamenti fisico-chimici veri e propri sull’organismo. Teoria che, come punto di partenza, non è neanche così campata in aria, ma che qui assume proporzioni decisamente estreme – come spesso capita alle patologie psichiatriche a hollywood, che sono tutte dotate di uno spiccato senso del copione.

Questo per dire che il presupposto di partenza è sì forse un po’ contorto ma una volta fatto il salto della fede e accettata la situazione, la trama scorre bene senza intoppi. La suspense si crea e tutto l’insieme funziona egregiamente.

Buona parte del merito va senza dubbio a James McAvoy che è davvero fenomenale, con i cambi repentini e totali di espressioni facciali, posture fisiche e cadenze verbali. Cambi che a volte sono tanto impercettibili quanto radicali.

Brava anche Anya Taylor-Joy nel ruolo di Casey, una delle tre ragazze rapite e di fatto vera coprotagonista di McAvoy.

A suo tempo avevo postato il trailer in categoria horror ma la realtà è che di horror c’è solo qualche lieve traccia. C’è un’ombra di sovrannaturale, nel richiamo all’identità di una bestia che non si sa se sia frutto della mente di Kevin o meno. Ma prevalentemente l’atmosfera è quella di un thriller psicologico fortemente claustrofobico e anche molto simbolico. I cunicoli soffocanti, le stanze senza finestre. Il labirinto è quello della mente di Kevin, quello della sua identità primaria soffocata dalle altre e dal loro conflitto.

Un labirinto che nasconde qualcosa che neanche l’abilità della dottoressa Fletcher è riuscita davvero a capire. Un passo successivo. Una tappa difficile da ipotizzare.

Ritorna anche il gioco di segni e risonanze che piace tanto a Shyamalan e che restituisce un quadro in cui nulla è per caso, neanche il particolare più insignificante. O il ricordo più crudele. Neanche il dolore.

E, sempre come da tradizione, piccola comparsa per M.Night che qui mi pare aiuti la Dott.ssa Fletcher con il pc o qualcosa di simile.

Cinematografo & Imdb.

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E dopo (ben) tre giorni di tribolazioni, sono riuscita ad andare a vedere quello che pare essere il caso cinematografico del momento.

E però.

Facciamo finta di niente e dimentichiamoci per un momento i 7 globes e le 14 candidature agli Oscar.

Andiamo a vedere il film solo perché – com’era in origine – è di Damien Chazelle – il regista di Whiplash – e ci sono Ryan Gosling ed Emma Stone.

Mia e Sebastian.

Lei aspirante attrice che colleziona provini andati male e sbarca il lunario lavorando come cameriera in un bar all’interno degli studi della Warner.

Lui pianista perso per il jazz, reduce da un’esperienza fallimentare che aspira ad aprire un proprio locale, dove tutti possano suonare, purché sia jazz.

Si incontrano per caso in diverse occasioni. Si conoscono con diffidenza, si avvicinano e si trovano in un punto imprecisato di quelle loro strade prive di riferimenti che, si spera, alla fine dovrebbero condurli al Sogno. Quello con la S maiuscola. Quello per cui vale la pena vivere.

La La Land, è un musical e racconta una storia d’amore e di sogni. Mai combinazione fu più rischiosa in termini di melensaggini. Se a questo si aggiunge l’impostazione dichiaratamente retrò del tutto, bé, il rischio se possibile aumenta ancora.

Eppure La La Land se ne frega altamente di tutto ciò. Ti cattura fin da subito e non ti molla fino alla fine. E nel frattempo non hai avuto modo di pensare che è romantico, né che è un musical, né che la faccenda dell’inseguire i propri sogni l’abbiamo già vista e rivista, né tanto meno che è un supercandidato agli Oscar.

Perché dal momento in cui comincia, tu sei lì con Mia e Sebastian e li segui, e li senti, e vivi davvero la speranza a l’amarezza di quel Sogno.

La La Land è un film che sicuramente fa un gran regalo ai nostalgici dei vecchi fasti musicali – per impostazione e per la quantità di riferimenti e richiami – ma è una perla inaspettata anche per chi storce il naso di fronte al troppo classico.

E’ un film al tempo stesso semplice e molto articolato. Ha una trama lineare e, tutto sommato, nient’affatto originale. Ma ha un modo di darle vita che è nuovo e fresco.

E’ un film di raro equilibrio. Garbato e divertente. Commuove ma non è melenso. Fa ballare e cantare ma in modo sempre strettamente funzionale alla storia – non ci sono i grandi balli corali estemporanei alla Greese, per capirci. E’ un mix perfetto tra retrò e contemporaneo e questo lo rende una cosa nuova con quel tocco di familiarità che in qualche modo risveglia la memoria e i ricordi di qualcosa che assomiglia molto all’essere a casa.

Ottimi anche gli interpreti con Ryan Gosling strepitoso ed Emma Stone sicuramente molto brava anche se non ai livelli di Gosling.

Piccola parte – ovviamente da carogna – per J.K.Simmons.

Bellissime anche le musiche, ben impiegate come supporto alla trama e non come mero elemento decorativo/diversivo.

Un gran bel film, dunque. Leggero, originale e divertente come non se ne vedevano da un po’.

Ora veniamo alla questione Oscar.

Benché mi sia piaciuto moltissimo, confermo la mia sensazione iniziale e trovo eccessive 14 nominations.

Prima fra tutte quella per Emma Stone, che sì, è brava, bella e io l’adoro, ma secondo me qui non è da Oscar.

E direi anche che si potevano evitare quelle per i costumi, per due canzoni – City of Stars bastava mentre Audition mi pare un tantino forzata – e anche per la fotografia e la scenografia.

Meritate invece le candidature – la vittoria è poi un altro discorso ancora e devo vedere ancora moltissimi film per avere un’idea – per miglior film, regia, attore protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora. E anche montaggio, via.

Ecco, se si fermavano a 6 era più equilibrato.

Anyway, queste rimangono comunque speculazioni per amor di chiacchiera, e sempre in quest’ottica aggiungo anche che ogni tanto fa piacere che l’Academy mostri di apprezzare film non necessariamente impegnati.

In ogni caso, La La Land è da vedere assolutamente.

Cinematografo & Imdb.

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Uno dei punti fermi dell’horror e, in particolare, dell’horror da possessione/infestazione è che quando chiedi aiuto e ti rispondono ‘forse ti conviene sentire un prete’ vuol dire che sono cazzi.

Friedkin docet, e sicuramente non è neanche stato il primo. La versione alternativa a quella del prete è quella di consultare una medium o chi per lei ma il succo non cambia di molto. La scienza e le autorità riconosciute gettano la spugna e lasciano che se la sbrighino gli stregoni. Salvo poi ricomparire a cose finite per smentire qualunque cosa metta in dubbio la loro versione, ma questo è un altro discorso ancora.

James Wan – che è ormai ufficialmente uno dei registi horror contemporanei che prediligo – torna con un nuovo caso che vede al centro la coppia di demonologi Ed e Lorraine Warren.

In realtà, a differenza del caso della famiglia Perron ripreso nel primo Conjuring, il caso Enfield, anche noto come il poltergeist di Enfield, viene presentato da Wan in una versione molto riadattata rispetto al quanto riportato dalle fonti di quegli anni. Lo stesso coinvolgimento dei coniugi Warren non fu così centrale (o non ci fu del tutto, dovrei verificare) come invece appare nel film, mentre ad occuparsi direttamente della vicenda fu prevalentemente Maurice Grosse, della Society for Psychical Research.

1977. Enfield è una cittadina a nord di Londra. Peggy Hodgson e i suoi quattro figli, in particolare l’11enne Janet, si trovano al centro di una serie di eventi inspiegabili che tormentano e sconvolgono la loro esistenza.

Wan ripropone la struttura del primo film e, anche qui, apre con i Warren che si occupano di un altro caso, presumibilmente fornendo lo spunto per un successivo spin off. Per il primo Conjuring si era trattato di Annabelle, mentre qui vediamo la coppia impegnata in un sopralluogo nella famigerata casa di Amytiville – caso di cui si occuparono effettivamente – subito dopo la fuga della famiglia Lutz e poco prima dell’esplodere del circo mediatico che travolse la vicenda – qualunque essa fosse.

L’apertura su Amytiville serve anche per introdurre un elemento che fa da filo conduttore e collega le varie esperienze di Lorraine a contatto con la dimensione demoniaca.

Dopo di che si parte con la storia vera e propria.

Lo schema è quello classico. Famiglia non esattamente felice ma unita. Una quotidianità di fatica ed affetto.

E poi i colpi nella notte. E Janet che si sveglia in giro per casa. E qualcuno che parla, ma forse è lei che parla nel sonno, ma forse anche no.

Letti che tremano e oggetti che si spostano. E le cose che vanno peggiorando ad un ritmo vertiginoso, tanto che Peggy non sa più a chi rivolgersi.

Rapporti di polizia, giornalisti, studiosi. La notizia delle stranezze di Enfield si diffonde e comincia a scatenarsi il balletto di informazioni e disinformazioni tipico di questo genere di situazioni.

Ed e Lorraine, nella versione di Wan, vengono coinvolti dapprima come semplici spettatori, poi in modo sempre più diretto e determinante.

L’adattamento di Wan sfrutta bene e appieno l’intero repertorio di elementi tipici dei film di questo genere, con espedienti che, volenti o meno, sono spesso citazioni dai più illustri predecessori da Poltergeist in poi. E, soprattutto, integra alla perfezione la storia costruita ora con i vari elementi documentati dei fatti realmente accaduti nel ’77 – indipendentemente dall’interpretazione che si scelga poi di darvi – cosa che, ovviamente, serve a rendere il tutto incredibilmente realistico e convincente.

Tensione che cresce e coinvolge. Indizi che conducono su piste sbagliate e il terrore che striscia e si impossessa di tutti, spettatori per primi.

Riuscitissime tutte le figure sovrannaturali. Prima fra tutte ovviamente la suora, che sembra realmente uscita da un incubo, ma anche il Crooked Man – una sorta di mix tra Nightmare Before Christmas, l’uomo dei gelati di Legion e qualche figura tipica delle fiabe anglosassoni (anche su questo punto dovrei approfondire).

Ottimi Patrick Wilson e Vera Farmiga, nella loro bellissima versione dei coniugi Warren.

Perfetto sotto tutti i punti di vista, The Conjuring 2 è assolutamente all’altezza delle aspettative.

Decisamente spero che il filone continui, con spin-off e/o nuovi capitoli.

Cinematografo & Imdb.

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E anche quest’anno ci siamo. 89a edizione.

Stavo iniziando il post con toni garruli e gioviali ma ho avuto la malaugurata idea di andare a verificare la questione della cerimonia – 26 febbraio – in chiaro o meno. Volevo informazioni, confidando nel fatto che la loro carenza fino a questo momento fosse dovuta solo a un ritardo organizzativo.

E invece pare proprio che quest’anno in chiaro la cerimonia non arriverà ma sarà visibile solo sul fottutissimo Sky.

Odio tutti.

Chiunque sia in possesso di informazioni diverse è pregato di comunicarmelo prontamente e mi impegnerò a smettere di odiare tutti, ma per il momento sono incarognita.

Detto ciò. Le nominations.

La La Land è definitivamente il film del momento. A ragione o a torto non saprò dirlo fino a giovedì, quando finalmente uscirà. E probabilmente non saprò dirlo neanche dopo. Per amor di speculazione posso azzardare che la mia impressione è che sì, mi piacerà ma troverò eccessive 14 candidature.

Sono super felice – compatibilmente con il fatto che sto comunque continuando a odiare tutti – per Villeneuve e Arrival. 8 candidature sono decisamente più di quello che mi aspettavo. Lieta di vedere che la sceneggiatura rientra fra quelle.

Ovviamente molto felice anche per Andrew Garfield – l’ho già detto che faccio il tifo per Garfield dai tempi di Boy A? sì vero? – e anche per Michael Shannon.

La candidatura di Viggo e di Meryl Streep fa sì che debba precipitarmi a recuperare Captain Fantastic e Florence che, per motivi diversi, finora ho saltato a piè pari.

Ora mi metto a controllare le date di uscita ed elaboro un piano d’azione.

Da una prima occhiata direi che stavolta non riesco a coprire tutte le categorie causa uscite post cerimonia o uscite precedenti in tempi non sospetti.

Sto tirando qualche discreta capocciata contro il muro per essermi fatta scappare Elle al TFF di novembre.

Ho la vaga impressione che quest’anno – almeno per quel che riguarda l’Italia – la distribuzione sia più sfasata del solito e si stia per verificare un intasamento di film dopo mesi di relativa calma.

Vedremo.

Miglior film

  • Arrival, regia di Denis Villeneuve
  • Barriere (Fences), regia di Denzel Washington
  • La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), regia di Mel Gibson
  • Hell or High Water, regia di David Mackenzie
  • Il diritto di contare (Hidden Figures), regia di Theodore Melfi
  • La La Land, regia di Damien Chazelle
  • Lion – La strada verso casa (Lion) , regia di Garth Davis
  • Manchester by the Sea, regia di Kenneth Lonergan
  • Moonlight, regia di Barry Jenkins

Miglior regia

  • Damien ChazelleLa La Land
  • Barry JenkinsMoonlight
  • Kenneth LonerganManchester by the Sea
  • Denis VilleneuveArrival
  • Mel GibsonLa battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)

Miglior attore protagonista

  • Casey AffleckManchester by the Sea
  • Andrew GarfieldLa battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
  • Ryan GoslingLa La Land
  • Viggo MortensenCaptain Fantastic
  • Denzel WashingtonBarriere (Fences)

Miglior attrice protagonista

  • Isabelle HuppertElle
  • Ruth NeggaLoving
  • Natalie PortmanJackie
  • Emma StoneLa La Land
  • Meryl StreepFlorence (Florence Foster Jenkins )

Miglior attore non protagonista

  • Mahershala AliMoonlight
  • Jeff BridgesHell or High Water
  • Lucas HedgesManchester by the Sea
  • Dev PatelLion – La strada verso casa (Lion)
  • Michael ShannonAnimali notturni (Nocturnal Animals)

Miglior attrice non protagonista

  • Viola DavisBarriere (Fences)
  • Naomie HarrisMoonlight
  • Nicole KidmanLion – La strada verso casa (Lion)
  • Octavia SpencerIl diritto di contare (Hidden Figures)
  • Michelle WilliamsManchester by the Sea

Migliore sceneggiatura originale

  • Damien ChazelleLa La Land
  • Kenneth LonerganManchester by the Sea
  • Taylor SheridanHell or High Water
  • Efthymis Filippou e Yorgos LanthimosThe Lobster
  • Mike Mills20th Century Women

Migliore sceneggiatura non originale

  • Barry Jenkins e Tarell McCraneyMoonlight
  • Eric HeissererArrival
  • Luke DaviesLion – La strada verso casa (Lion)
  • August WilsonBarriere (Fences)
  • Allison Schroeder e Theodore MelfiIl diritto di contare (Hidden Figures)

Miglior film straniero

  • Land of Mine – Sotto la sabbia (Under sandet) (Danimarca)
  • En man som heter Ove (Svezia)
  • Il cliente (Forushandeh) (Iran)
  • Tanna (Australia)
  • Vi presento Toni Erdmann (Toni Erdmann) (Germania)

Miglior film d’animazione

  • Zootropolis (Zootopia), regia di Rich Moore e Byron Howard
  • Oceania (Moana), regia di John Musker e Ron Clements
  • Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), regia di Travis Knight
  • La tartaruga rossa (La Tortue Rouge), regia di Michaël Dudok de Wit
  • La mia vita da Zucchina (Ma vie de Courgette), regia di Claude Barras

Miglior fotografia

  • Linus SandgrenLa La Land
  • Bradford YoungArrival
  • Greig FraserLion – La strada verso casa (Lion)
  • James LaxtonMoonlight
  • Rodrigo PrietoSilence

Miglior scenografia

  • Patrice Vermette e Paul HotteArrival
  • Stuart Craig e Anna PinnockAnimali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them)
  • Jess Gonchor e Nancy HaighAve, Cesare! (Hail, Ceaser!)
  • Sandy Reynolds-Wasco e David WascoLa La Land
  • Guy Hendrix Dyas e Gene SerdenaPassengers

Miglior montaggio

  • Tom CrossLa La Land
  • Joi McMillon e Nat SandersMoonlight
  • John GilbertLa battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
  • Joe WalkerArrival
  • Jake RobertsHell or High Water

Miglior colonna sonora

  • JackieMica Levi
  • La La LandJustin Hurwitz
  • LionDustin O’Halloran e Hauschka
  • MoonlightNicholas Britell
  • PassengersThomas Newman

Miglior canzone

  • Audition (The Fools Who Dream) (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
  • Can’t Stop the Feeling! (Justin Timberlake, Max Martin e Karl Johan Schuster) – Trolls
  • City Of Stars (Justin Hurwitz, Testo di Benj Pasek e Justin Paul) – La La Land
  • The Empty Chair (J. Ralph e Sting) – Jim: The James Foley Story
  • How Far I’ll Go (Lin-Manuel Miranda) – Oceania (Moana)

Migliori effetti speciali

  • Deepwater – Inferno sull’oceano (Deepwater Horizon)
  • Doctor Strange
  • Il libro della giungla (The Jungle Book)
  • Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings)
  • Rogue One: A Star Wars Story

Miglior sonoro

  • Tom CrossLa La Land
  • David Parker, Christopher Scarabosio and Stuart Wilson – Rogue One: A Star Wars Story
  • John GilbertLa battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
  • Joe WalkerArrival
  • Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush and Mac Ruth13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi

Miglior montaggio sonoro

  • Arrival
  • Deepwater – Inferno sull’oceano (Deepwater Horizon)
  • La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)
  • La La Land
  • Sully

Migliori costumi

  • Allied – Un’ombra nascosta (Allied) – Joanna Johnston
  • Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them) – Colleen Atwood
  • Florence (Florence Foster Jenkins) – Consolata Boyle
  • JackieMadeline Funtaine
  • La La LandMary Zophers

Miglior trucco e acconciatura

  • En man som heter OveEva Von Bahr e Love Larson
  • Star Trek BeyondJoel Harlow e Richard Alonzo
  • Suicide SquadAlessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson

Miglior documentario

  • Fuocoammare
  • I Am Not Your Negro
  • Life, Animated
  • O.J.: Made in America
  • 13th

Miglior cortometraggio documentario

  • Extremis
  • 4.1 Miles
  • The Mute’s House
  • The White Helmets
  • Watani: My Homeland

Miglior cortometraggio

  • Ennemis Interieurs
  • Timecode
  • Silent Nights
  • La Femme et la TGV
  • Sing

Miglior cortometraggio d’animazione

  • Pearl
  • Pear and Cider Cigarettes
  • Piper
  • Blind Vaysha
  • Borrowed Time

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locandina

E via, alziamolo un po’ il livello di questo blog.

Ebbene sì, Xander Cage, campione di sport estremi, riluttante ex agente governativo arruolato segretamente per missioni fuori dal comune, è tornato, e decisamente in grande stile.

Questo terzo capitolo di una saga che pareva morta ancora prima di essersi identificata come tale, non solo non delude ma è parecchio al di sopra delle aspettative.

Ok, la tipologia è sempre quella tecnicamente definibile come tamarrata di alto livello, ma tralasciando le ovvie puntualizzazioni e gli snobismi di genere, va detto che noi xXx si è andati a vederlo perché si vuole bene allo zio Vin, perché si vuole ancora più bene allo zio Dom (Dominic Toretto di Fast&Furious per chi stesse brancolando sperduto nei riferimenti), perché comunque ci si ricordava di Asia Argento nel primo film e anche un po’ perché il nome di Augustus Gibbons vale da solo il prezzo del biglietto. Però, tolte queste dubbie ragioni, le aspettative erano un po’ della serie, speriamo che sia figo ma probabilmente sarà mediocre.

E invece è proprio figo.

Terzo cambio di regia, qui entra in scena D.J.Caruso che, al di là del nome che non si può sentire, risulta particolarmente a proprio agio con la materia e fa una serie di scelte intelligenti che non solo portano alla fine un buon film ma ricompongono i pezzi dei capitoli precedenti dando effettivamente corpo e consistenza a una serie degna di tal nome e, soprattutto, riabilitando anche un po’ il secondo capitolo – quello con Ice Cube – al tempo risultato piuttosto insipido.

Cambia un po’ l’impostazione. Non che prima i toni fossero serissimi ma qui si vira decisamente sull’autoironico, con battute e riferimenti che fioccano a destra e a manca.

Scelta commerciale per richiamare e parodiare i vari gruppi di supereroi fumettosi? Senza alcun dubbio. Ma non per questo meno riuscita.

E proprio sul gruppo si punta, oltre che ovviamente, sul catalizzatore Xander Cage. Creando una cricca di eroi volutamente e ostentatamente fuori dal canone – condizione che è poi una sorta di canone essa stessa, ma va bene così perché, in definitiva, funziona.

Divertente, esagerato (sulle forzature acrobatiche ho avuto solo un paio di perplessità all’inizio, poi tutto sommato l’incredulità rimaneva sospesa senza troppe proteste), e con una trama senza eccessive pretese ma di adeguato supporto all’azione.

Vin Diesel invecchia ma non lo dà troppo a vedere e mantiene bene il tono del personaggio – nel quale, peraltro, porta non pochi tratti del Toretto di F&F – anche se non escludo di essere io a vederceli perché sto riguardando i suddetti F&F per arrivare preparata all’ottavo capitolo e all’entrata in scena di Charlize Theron – cosa sulla quale mi dilungherò prossimamente.

Nel cast, oltre a Samuel L. Jackson – il Gibbons di cui sopra – anche Toni Colette, in un ruolo particolarmente riuscito.

Nel gruppo di questi avengers degli sport estremi, degne di nota sono, manco a dirlo, le due gnocche di turno, che oltre ad essere gnocche sono anche dei personaggi interessanti, Adele (la mia preferita e non solo perché ha i capelli verdi) – Ruby Rose – e Serena – tale Deepika Padukone.

Cinematografo & Imdb.

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Dodici navi aliene compaiono improvvisamente nei cieli in diverse parti del pianeta. Atterrano, o quasi, nel senso che si piazzano vicine al suolo tanto da essere raggiungibili.

Ogni 18 ore un portellone si apre ed è consentito l’accesso all’interno della nave.

Ma chi sono? Da dove vengono? E, soprattutto, l’interrogativo che getta nel panico tutte le nazioni, che cosa vogliono?

La dottoressa Louise Banks (Amy Adams), esperta linguista, e lo scienziato Ian Donnelly vengono selezionati per guidare una squadra che ha il compito di trovare un modo di comunicare con gli alieni all’interno dell’astronave.

Louise e Ian si trovano catapultati in una dimensione completamente altra rispetto a tutto ciò che hanno conosciuto finora. In particolare, Louise si trova a dover ricomporre i pezzi sparsi di una vita distante come le immagini di un sogno, nel labirinto di indizi costituiti dai simboli di una lingua incomprensibile e indecifrabile.

E’ difficile parlare di questo film senza spoilerare perché il suo significato profondo è strettamente legato all’utilizzo di un espediente narrativo tanto semplice quanto inaspettato e insolito.

Quel che si può dire è che Denis Villeneuve non delude le aspettative che si legano sempre maggiormente al suo nome dopo gli ottimi lavori di Prisoners (2013) e Sicario (2015) – mi manca Enemy (sempre 2013) che peraltro mi incuriosisce non poco.

Arrival è un film di alieni totalmente fuori canone per gli standard attuali. I toni onirici, quasi surreali, le atmosfere ovattate e cariche di tutta la tensione dell’ignoto ricordano i vecchi film di fantascienza, con qualche strizzata d’occhio tutt’al più a Spielberg.

Niente effetti speciali, niente combattimenti o catastrofi. Un film tesissimo, originale e intelligente, incentrato interamente sul linguaggio e sulla comunicazione. Quella con gli esseri venuti dallo spazio ma anche quella tra gli esseri umani, in definitiva, non meno astrusa e indecifrabile.

Una danza pericolosissima, potenzialmente letale, sulle note della molteplicità dei significati e sull’arbitraria varietà della sua loro veicolazione.

Ottima Amy Adams – candidata al Globe come miglior attrice, insieme alla colonna sonora del film, anch’essa, in effetti, per niente banale.

Nel cast anche Forest Whitaker.

Cinematografo & Imdb.

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