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Archive for the ‘L. Shriver’ Category

Quest’anno non ho seguito granché gli oscar. Sì, mi sono informata su nomination e assegnazioni ma non sono riuscita ad andare a vedere molti dei film in concorso. Anche perché nel complesso non l’ho trovata un’annata molto interessante. Per dire, l’anno scorso è stata parecchio più stimolante.

Detto ciò, parliamo di Kevin.

Kevin è un bambino difficile. O per lo meno lo è con sua madre. Neonato che piange in continuazione. Bambino che rifiuta ogni forma di interazione. Ragazzino dispettoso ben oltre i limiti della cattiveria. Adolescente feroce.

Eva è una madre accidentale. La gravidanza non era in programma. La maternità non fa parte di lei. Ci si trova. Ci prova. Ma nel momento in cui si trova di fronte alla problematicità di Kevin il suo rifiuto è pari solo alla sua incapacità di capire.

E’ difficile parlare di questa storia senza partire dal finale – cosa che fanno praticamente tutti i siti e tutte le recensioni che lo presentano. E che ci può anche stare dato che non è un thriller, ma forse, guardando il film, avrei preferito non saperlo per apprezzare fino in fondo la struttura narrativa.

Eva vive da sola, in condizioni materialmente e psicologicamente miserevoli. Una serie di flashback ricostruisce – in modo non consequenziale – la sua vita precedente. Si capisce da subito che il fine di questa ricostruzione è un evento sconvolgente che ha distrutto la sua vita. Un drammatico spartiacque. Un punto di non ritorno. Il centro di tutto è Kevin. Kevin ha oltrepassato quel punto e ha trascinato Eva con sé. Ma come si è arrivati a questo? Quanta parte ha avuto il rifiuto materno nel plasmare il comportamento disturbato e disturbante di Kevin? E quanto invece è innato in Kevin? Un odio così totalmente radicato può essere anche solo, se non giustificato, quanto meno spiegato?

Non ho (ancora) letto il libro da cui il film è tratto (Dobbiamo parlare di Kevin di Lionel Shriver) ma il film sembra, almeno superficialmente, prendere le parti di Eva. Kevin é cattivo. Ed è cattivo perchè quello che fa lo fa apposta. Mentendo consapevolmente per coprirsi. Facendo apparire la madre paranoica e incapace. Nessuno crede che un bambino – soprattutto se molto piccolo – sia realmente cattivo. Nessuno crede che un bambino possa essere volutamente e coscientemente cattivo. Se si comporta con cattiveria sarà sicuramente colpa dei genitori. Della madre in particolare. Alla fine è sempre colpa della madre.   

Ma. C’è un ma. Se in superficie Eva è una vittima, c’è un dubbio che, anche se solo per poco, si affaccia. Il comportamento –  tutto l’essere di Kevin – ha dei tratti che sono letteralmente diabolici. E se l’immagine di Kevin che noi vediamo non ci arrivasse semplicemente attraverso i ricordi di Eva ma fosse deformata da Eva stessa consacrando così definitivamente la sua incapacità di capire l’essere che ha generato? In parole povere, Kevin è un mostro o è Eva che non riesce a vederlo se non come un mostro? Il mostro che ha rovinato la sua esistenza col solo fatto di nascere?

Il film è stato presentato in concorso a Cannes nel 2011 e Tilda Swinton – bellissima e bravissima in un ruolo difficile e pressoché solitario – è stata candidata al golden globe 2012 come miglior attrice protagonista di film drammatico. Molto bravo e soprattutto molto adatto Ezra Miller. John C. Reilly è invece qui relegato in una parte quasi secondaria.

Da vedere. Giustamente angosciante, trasmette tutto il tormento di una maternità fallita  (in una società che – a prescindere dalle cause – colpevolizza sempre e comunque la figura materna) senza però imporsi con un giudizio, quale che sia l’interpretazione o la chiave di lettura che si sceglie. 

Questa volta lascio solo il riferimento a imdb perchè è l’unico a non partire dal finale.

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