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Archive for the ‘The Covenant’ Category

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Che poi, non fraintendiamo. A me Harry Potter è sempre piaciuto. E parecchio. Però mi sono ribaltata dal divano a sentire questa. Della serie naaaa, non può averlo detto davvero. E invece. Confido che il caro Harry non me ne vorrà. Anche Ron si sarebbe sbellicato.

A parte ciò, sì, cominciamo l’anno con un bell’esemplare di serie C in cui mi sono imbattuta più o meno per caso l’altra sera in seconda serata.

Gruppo di ragazzi in età da college, dotati di poteri trasmessi per via ereditaria, ultimi esponenti di famiglie di origini antiche e risalenti più o meno al Seicento. Siamo in zona Salem, tanto per capirci.

Poteri che si manifestano intorno ai 13 anni. Passaggio di livello ai 18, quando, con l’ascensione, i poteri diventano pressoché illimitati. Anche se, ovviamente, il potere ha un prezzo, e, altrettanto ovviamente, fa gola a qualcuno che farà sì che le cose non vadano proprio secondo i piani. Ma pensa un po’.

Ad essere onesti, in tutto ciò di horror ce n’è ben poco. La parola chiave dovrebbe essere stregoneria ma la realtà è che più di qualche pupilla nera e qualcuno lanciato per aria, questi bravi adolescenti combinano ben poco.

Sicuramente pieno filone teen-movie. Un po’ Twilight – ma anche meglio, perché è meno idiota – un po’ Harry Potter – anche se l’accostamento in questo caso è, come si è capito, volutamente autoironico (il tizio della battuta del titolo ha pure il caschetto biondo platino come Malfoy Coincidenza? mah), un po’ anche Supernatural se proprio vogliamo metterceli tutti. Un po’ di situazioni classiche da maledizione, con tanto di ragni che infestano il letto della fanciulla di turno, un po’ di aspirazioni gotiche buttate qua e là e un po’ di bullismo da spogliatoio amplificato dai superpoteri, con conseguenti occasioni per Taylor Kitsch (futuro John Carter di Marte) di mostrare i pettorali.

Il giudizio complessivo è che la storia del cinema (horror e non) non avrebbe risentito della mancanza di questo film, ma rimane comunque, tutto sommato, innocuo nell’ingenuità di pretese e sviluppi.

Renny Harlin, finlandese d’origine ma di formazione anche fin troppo hollywoodiana, per l’ennesima volta cambia genere e cambia approccio ma non riesce a sollevarsi oltre il suo standard medio-basso. Anzi. Scende pure ancora un po’. Funziona forse meglio con l’azione – o almeno così sembrava negli anni Novanta con il secondo Die Hard (58 minuti per morire) e Cliffhangher (e in ogni modo non stiamo parlando di chissà quali vette) – anche se poi non ha prodotto più niente di significativo neanche su quel fronte.

Cinematografo & Imdb.

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E visto che con questo film di orrore-paura&Co non se n’è visti granché, aggiungo il trailer di questa cosetta qui che potrebbe anche rivelarsi interessante.

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