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Archive for the ‘Brindisi per la poesia’ Category

Ringrazio l’Accademia svedese delle Lettere per avermi insignito di un premio che mi colloca accanto a molti di coloro che hanno orientato e arricchito i miei anni di lettore e di quotidiano celebrante di questo delirio senza appello che è il mestiere di scrivere. I loro nomi e le loro opere  mi si presentano oggi come ombre tutelari, ma anche come l’impegno, spesso assillante, che si acquisisce con questo onore. Un gravoso onore che per loro mi parve un semplice atto di giustizia, ma che nel mio caso intendo come una delle tante lezioni con cui di solito ci sorprende il destino e che rendono più evidente la nostra condizione di giocattoli di un caso indecifrabile, la cui unica e desolante ricompensa è, almeno la maggior parte delle volte, l’incomprensione e l’oblio.

E’ perciò quasi naturale che mi interrogassi, là in quel fondo segreto dove normalmente rovistiamo tra le verità più essenziali che costituiscono la nostra identità, su quale fosse stato il sostentamento costante della mia opera, su cosa avesse potuto richiamare in maniera così impegnativa l’attenzione di questo tribunale di arbitri tanto severi. Confesso senza false modestie che non mi è stato facile trovarne la ragione, ma voglio credere che sia stata la stessa che io avrei desiderato. Voglio credere, amici, che questo sia, ancora una volta, un omaggio reso alla poesia. La poesia in virtù della quale il noioso inventario della navi enumerate nella sua Iliade dal vecchio Omero è visitato da un vento che le spinge a navigare con la loro rapidità atemporale e visionaria. La poesia che sostiene, con la delicata impalcatura delle terzine di Dante, tutto l’edificio denso e colossale del Medioevo. La poesia che con tanta miracolosa totalità riscatta la nostra America nelle Alture di Machu Picchu di Pablo Neruda, il grande, il più grande, e in cui distillano la loro millenaria tristezza i nostri migliori sogni senza uscita. La poesia, insomma, quell’energia segreta della vita quotidiana che fa cuocere i ceci in cucina e contagia l’amore e ripete le immagini negli specchi.

In ogni riga che scrivo cerco sempre, con maggiore o minore fortuna, di invocare gli spiriti schivi della poesia, e tento di lasciare in ogni parola la testimonianza  della mia devozione per le sue virtù divinatorie e per la sua permanente vittoria contro i sordi poteri della morte. Il premio che ho appena ricevuto lo considero, in tutta umiltà, come ma consolante rivelazione che il mio tentativo non è stato vano. E’ per questo motivo che invito tutti voi a brindare a ciò che un grande poeta delle nostre Americhe, Luis Cardoza y Aragón, ha definito l’unica prova concreta dell’esistenza dell’uomo: la poesia. Molte grazie.

Stoccolma, 10 dicembre 1982

Durante il banchetto offerto dai re di Svezia in onore dei vincitori del premio Nobel.

La cena di gala si svolse nella Sala Blu del Municipio di Stoccolma. Nel suo articolo intitolato La fortuna di non dare code, pubblicato il 4 maggio 1983 e raccolto in Taccuino di cinque anni. 1980-1984, Gabriel García Márquez ricorda: “Mi chiesero di firmare uno stampato con il quale cedevo alla Fondazione Nobel i diritti d’autore della mia conferenza e del mio brindisi per la poesia – che nella concitazione delle ultime ore avevo improvvisato a quattro mani con il poeta Álvaro Mutis – e poi frimai copie del mio libro in svedese per gli impiegati della Fondazione…”

G.G. Màrquez, Non sono venuto a far discorsi, 2010

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