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Archive for the ‘The Conjuring’ Category

 

Ad un certo punto potrei diventare spoilerosa. Nel caso avviserò in modo chiaramente riconoscibile. Anche se forse in questo caso più che di spoiler si potrebbe parlare di avvertimenti per evitare di andare a impelagarsi in questo film.

Che fregatura colossale.

Lo aspettavo tantissimo ed ero tutto sommato convinta che, trattandosi sempre dell’ambito Conjuring non sarei rimasta delusa.

Ok, gli Annabelle non sono sicuramente al livello dei due Conjuring originari – sono più prevedibili e, in questo senso, più standard rispetto agli elementi canonici coinvolti – però sono comunque dei dignitosissimi horror. Con un trama coerente sia in sé sia in rapporto al quadro generale.

Se Annabelle è un filone di spin-off che ha origine dal primo film, The Nun doveva approfondire le origini della suora demoniaca del secondo – suora che altro non era che il demone Valak in sembianze blasfeme per – così si disse al tempo – minare la fede di Lorraine.

Oltretutto, incidentalmente, in Annabelle Creation – il secondo – viene anche stabilito un collegamento trasversale tra i due spin-off tramite il personaggio di Suor Charlotte.

Detto ciò, The Nun, che pure aveva buone potenzialità – dovute anche solo banalmente al fatto che, visivamente, la suora è proprio ben riuscita – compie un enorme balzo all’indietro in termini di qualità, tanto da non sembrare neanche associabile al filone Conjuirng cui dovrebbe appartenere.

Siamo nel 1952, in Romania. In un’antica abbazia, il suicidio di una suora attira l’attenzione del Vaticano che manda sul posto ad indagare Padre Burke, un prete dalla lunga esperienza in miracoli e simili, e sorella Irene, una giovane novizia in procinto di prendere i voti.

Fin dal loro arrivo, i due capiscono che c’è qualcosa che non va.

Nel paese presso cui sorge l’abbazia, nessuno vuole avere a che fare con quel luogo. I vecchi sputano per scacciare il demonio e nessuno si avvicina. L’unico che può aiutare la ragazza e il prete è un giovane di origine franco-canadese, soprannominato il francese, che si occupa di portare le scorte di cibo al convento. Non a caso, è lui che ha trovato la suora impiccata.

Ora, l’idea di fondo di per sé non ha niente che non va.

C’è il convento che invece di essere luogo di Dio nasconde una forza del male.

Non sarà l’idea dell’anno in quanto a originalità, ma via, ci poteva stare.

Peccato che non ce ne sia una che funziona, intorno a questa idea.

Il panorama complessivo è un tale disastro di elementi sbagliati che non so neanche da che parte cominciare.

Forse dalla sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti – cosa che, peraltro, davvero non mi spiego, visto che è di Gary Dauberman, lo stesso degli Annabelle e del nuovo It.

O magri potrei partire dalla totale, completa, disarmante assenza di qualsiasi tentativo di connotazione dei personaggi, che sono piatti, unidimensionali e sciatti. Troppo persino per dire che incarnano dei cliché.

Padre Burke ha il carisma di un copriteiera scolorito, il francese è poco più che una macchietta. Sorella Irene è interpretata dalla brava e bella Taissa Farmiga che tuttavia, pur mettendocela tutta, da sola non basta a far funzionare qualcosa.

Oppure potremmo parlare di come, dal momento dell’arrivo all’abbazia fino alla fine, si assista ad un ininterrotto susseguirsi di situazioni pretestuose, scollegate tra loro e assolutamente sconclusionate.

Troppo jumpscare – ma di per sé sarebbe anche il meno, non fosse che a volte il jumpscare arriva pure sfasato rispetto a quello che sta succedendo. Del tipo che ogni tanto piantano un botto giusto per risvegliarti, nel caso nel frattempo fossi caduto in coma.

Troppe sequenze notturne semi-oniriche e slegate – non è che solo perché si parla di fantasmi e paranormale allora vale tutto e possiamo far succedere cose a cazzo. Porcamerda.

Corridoi e visioni della suora – che a forza di vederla bene e in dettaglio finisce col far paura quanto il summenzionato copriteiera.

Preghiere perpetue, croci rovesciate, fantasmi che aiutano e fantasmi che remano contro.

Battute di dubbio gusto che dovrebbero stemperare una tensione che non si crea neanche per sbaglio.

Il prete espertissimo che, manco a dirlo, porta il fardello del senso di colpa per un esorcismo non riuscito e che, sempre in virtù della suddetta esperienza, si fa gabbare da qualunque cosa circoli nell’abbazia, anche i sorci.

La povera sorella Irene che vaga come una turista guardandosi intorno con infruttoso stupore.

Il tutto

SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

per convergere verso un finale che ridefinisce il concetto di imbarazzante, con tanto di reliquia usata a mo’ di gadget di Final Fantasy (e già è fare un complimento) e una bella sputazzata di sangue di Cristo (giuro!) in faccia al demone per scacciarlo, guadagnando così il trofeo Peggior Cacciata di Demone della storia del cinema – e anche della storia dei demoni.

Demone che, peraltro, essendo dotato di forze e poteri sovrumani, non trova niente di meglio che tentare di far fuori Taissa a mani nude, cercando di strozzarla e annegarla.

Mah.

Io non è che sia troppo esigente per gli horror. Tutto sommato sono di bocca buona e mi garbano tranquillamente anche prodotti di serie dalla C in giù. Davvero, mentre per altri film posso essere oltremodo una pigna in culo, sugli horror tendo a fagocitare indulgentemente qualsiasi cosa.

Però qui non va. Non ci siamo.

Non c’è una cosa che funzioni. Dalla simbologia cristiana spicciola a tutti i possibili cliché d’ambito demonologico.

Un’accozzaglia disordinata di stereotipi e situazioni da manuale appena abbozzate senza cura né coesione.

Le uniche cose carine che funzionano sono i collegamenti con i vari Conjuring e con Annabelle.

Una grossa delusione e un’occasione proprio buttata via.

Oltre che una grossa fonte di incazzatura.

Pessimo.

Cinematografo & Imdb.

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Aspettando di riuscire ad andare a vedere The Nun – che esce oggi nelle sale –  mi sono rivista questo secondo capitolo dedicato alla beneamata Annabelle, la bambola posseduta da un’entità demoniaca custodita in una teca del museo dei coniugi Warren.

Se le vicende che compaiono a margine di The Conjuring rientrano ancora tra quelle ispirate a fatti realmente accaduti, per i due film dedicati ad Annabelle, benché sempre appartenenti all’universo di Conjuring e prodotti – anche se non diretti – dall’ottimo James Wan, questa dicitura scompare.

In effetti non so se si sappia da dove arriva la vera Annabelle.

Comunque.

Facciamo ancora un passo indietro rispetto ai fatti raccontati nel primo Annabelle e ci imbattiamo in Samuel Mullins, rinomato fabbricante di bambole. Nella sua casa in mezzo ai campi, Mullins crea modelli unici e ricercati di bambole e conduce una vita serena con sua moglie Esther e la piccola figlioletta Bee.

Come spesso accade in questi casi, è un incidente a spezzare l’armonia e la piccola Bee viene investita da una macchina.

Dodici anni più tardi ritroviamo Samuel nella casa semi deserta, Esther relegata in una camera a seguito – dice Samuel – di un brutto incidente e di una malattia cronica e la casa pulita e preparata per accogliere Suor Charlotte e un gruppo di bambine orfane.

Sono passati tanti anni ormai dalla morte di Bee e ospitare le ragazze sembra ai coniugi Mullins una buona opportunità per ricominciare e per lasciarsi il passato finalmente alle spalle.

Le ragazze hanno tutta la casa per loro. Come da tradizione, c’è però una stanza che deve rimanere chiusa – la vecchia stanza di Bee – e che, guarda un po’, vuole essere aperta.

Janice e Linda, le più piccole del gruppo di Suor Charlotte, sono le prime a venire in contatto con le stranezze di quella stanza. In particolare Janice, la più debole a causa dei segni della polio, viene presa di mira da qualcosa che sembra il fantasma della bambina e comincia a vedere cose strane legate alla bambola che ha trovato rinchiusa nel ripostiglio della stanza.

David F. Sandberg – già regista dell’ottimo Lights Out – costruisce un buon prequel per la celebre bambola e mette insieme un horror forse un po’ più canonico rispetto al resto della famiglia Conjuring ma comunque di buon livello.

La linea evolutiva della storia è piuttosto prevedibile e gli espedienti e gli effetti orrorifici non sono originalissimi ma la tensione si crea fin da subito e si salta diverse volte sulla poltrona.

Annabelle continua a far paura. Sia lei che ciò che la infesta continuano ad essere profondamente disturbanti, in particolar modo sullo sfondo della straziante elaborazione del lutto dei coniugi Mullins.

Anthony La Paglia e Miranda Otto sono i Mullins mentre nel ruolo di Linda c’è Lulu Wilson, la bambina inquietante di Ouija – Le origini del male.

La figura di Suor Charlotte serve un po’ da collegamento trasversale con la figura della suora demoniaca di Conjuring 2 e dell’imminente The Nun – anche se l’effetto olografico delle foto è piuttosto pessimo e forse si sarebbe potuto evitare.

Buono il ricongiungimento della trama con il capitolo successivo.

Piccolo cameo di una bambola dalle fattezze della vera Annabelle verso il finale.

Cinematografo & Imdb.

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Perché alla fine credo di essere una fan di James Wan.

Il primo mi era piaciuto tantissimo e il fatto che mantenga inalterata la coppia Wilson-Farmiga per i coniugi Warren è un ottimo punto di partenza.

Poi, se davvero Wan ha deciso di spulciare tra gli archivi dei Warren ci sarà da divertirsi anche per i prossimi anni.

In Italia arriva l’8 giungo.

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