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Archive for the ‘C. Hunnam’ Category

Da qualche parte, nel profondo della mia coscienza, so che dovrei dire due parole sul Festival di Cannes che si è chiuso domenica invece di indulgere a disquisire di queste amene tamarrate.

A mia discolpa posso dire che su questa edizione sono malamente impreparata perché non son riuscita a seguire niente. Ho visto che c’è in giro un film di Todd Haynes con Julianne Moore e questo da solo vale diverse esternazioni di giubilo. E poi miglior regia a Sofia Coppola – che mi rende giubilante a prescindere. Però tolto questo non so un bel tubo di niente.

Ergo, nell’attesa di documentarmi, perché non vedere come se la cava il caro vecchio Jax Charlie Hunnam in giro per leggende britanniche.

E poi, dai, è pur sempre di Guy Ritchie.

Guy Ritchie che non si smentisce e, lungi dal tentare l’infelice via dell’ennesima rivisitazione seriosa e pomposa del mito di re Artù, rimane fedele al suo canone e fa quel che meglio gli riesce, sfornando una versione decisamente pop della tavola rotonda.

King Arthur – Legend of the Sword è un divertente e ben dosato minestrone di fantasy classico e meno classico – un po’ di Game of Thrones, un po’ di toni dark, ovviamente molto Peter Jackson (manco a dirlo).

Il tutto in quel registro scanzonato e ostentatamente dissonate già collaudato con i due Sherlock Holmes con Robert Downey  Jr. – e che, mi par di capire, suscita reazioni drasticamente opposte di amore/odio.

Una colonna sonora tendente al rock e i toni dei dialoghi marcatamente (auto)ironici ricordano a tratti Il destino di un cavaliere. La costruzione delle sequenze di combattimento e, in particolare, il modo in cui viene gestito il potere della spada, hanno un chiaro debito con l’universo dei videogiochi – dallo stesso Signore degli Anelli a Devil May Cry facendo tappa obbligata per God of War.

Jax Charlie Hunnam fa il suo sporco lavoro e non ci sta male nella parte perché sostanzialmente deve gestire i cavalieri ribelli un po’ come gestirebbe i Samcro in una ritorsione contro i Mayans. Non è necessariamente una critica. Solo, diciamo che non è questa la parte per vedere se Charlie sappia recitare al di fuori dei un ruolo in stile Jax (=maschio alfa tendenzialmente tamarro e idealista).

Buono tutto il cast, con Jude Law a fare il cattivo ed Eric Bana nel ruolo del vecchio re.

Non male. Molto meglio di quel che mi aspettavo.

Cinematografo & Imdb.

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Prima o poi riprendo anche i miei regolarissimi orari notturni, che scrivere di giorno ormai mi sembra quasi strano.

Oltretutto sono distratta dalla custodia della deluxe editon di 2nd Law che, essendo termosensibile, con il caldo è diventata tutta verde scuro cangiante. L’altro giorno l’ho messa in frigo per controllare che poi tornasse normale. Sì. Funziona. E no. Non sto cercando scuse per parlare ancora un po’ dei Muse. Fortuna che la Voce sembra essere andata in vacanza.

Anyway. Come si evince dal trailer di ieri e dal film di oggi, ho deciso di alzare ulteriormente il livello del blog, oh già.

Scherzi a parte. Figata!

Sì, è tamarro. Sì, è esagerato. E no, non se ne sentiva assolutamente la necessità. Però è fatto bene ed è divertente. Che è quello che deve essere.

Trama esile, ma il fatto di non pisciare troppo lungo fa sì che non si areni in nodi dei quali poi non si viene a capo.

Enorme spaccatura sul fondo dell’oceano che si rivela essere un portale di comunicazione con un altro universo. Arrivano gli alieni. Enormi creature. Mostri giganti. Per combatterli l’uomo crea degli enormi robot.

Semplice.

Tantissimi riferimenti a praticamente tutto quello che è venuto prima e anche di più. Fondamentalmente il binomio è quello KaijuMecha (qui chiamati Jaeger), alla base di altre innumerevoli contrapposizioni prima di questa. Dal punto di vista meramente fisico, nei mostri si ritrovano un po’ tutti i grandi bestioni dell’ultimo decennio, da Godzilla alla creatura di Cloverfield, con un’aggiunta di dinosauri corredati di spiegazione evolutiva alternativa a quella tradizionale. Nei Robot ci sono tutti i Gundam, Mazinga ed Evangelion che siano passati sugli schermi. Non rientrano nel filone dei Transformers perché non sono autonomi ma sono governati all’interno da esseri umani.

Unica pseudo novità – e a dir la verità anche unica cazzata un po’ grossa – è la faccenda del drift. Per uno Jaeger servono due piloti ma perché funzioni devono essere collegati telepaticamente. Non è che sia una cosa stupida di per sé, solo che l’hanno tirata un po’ per i capelli e il risultato è che sembra solo un pretesto per far entrare lui nei ricordi di lei.

Lui e lei, dal canto loro, non sono particolarmente significativi, come in fin dei conti neanche il resto del cast. Il protagonista (Charlie Hunnam) è troppo consapevole di essere il figo della situazione ed elargisce con fin troppa generosità sguardi virilmente rassicuranti a destra e a manca. Gli eroi sono eroi, gli scienziati sono scienziati – forse anche eccessivamente caricaturali – e l’antagonista è ovviamente troppo coglione per avere qualche chance che non sia redimersi.

Ad ogni modo Guillermo Del Toro sa fare il suo mestiere e il film funziona. I combattimenti tra Kaiju e Jaeger sono fatti dannatamente bene, l’azione si vede chiaramente ed ha la sua consequenzialità, non è solo un gran casino di esplosioni e pezzi che volano. La fisicità dei mostri e dei robot è precisa e perfetta in ogni minimo movimento e le dimensioni extra large dei combattenti fanno passare in secondo piano anche l’aspetto di distruzione del contesto. Non interessano tanto gli scenari di città devastate o simili – quelle ci sono per forza e non ci si sofferma più di tanto – perché al centro ci sono esclusivamente gli scontri.

Insomma, se il genere vi garba vale la pena di andare a vederlo.

Cinematografo & Imdb.

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