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Archive for the ‘Joyland’ Category

NZO

La macchina ce l’avevo, ma la maggior parte delle volte, in quell’autunno del 1973, me la feci a piedi da Joyland agli appartamenti sulla spiaggia della signora Shoplaw, a Heaven’s Bay. Ai primi di settembre, Heaven’s Beach era quasi completamente deserta, in perfetta sintonia con il mio umore. E’ stato  l’autunno più bello della mia vita; continuo a sostenerlo anche quarant’anni dopo. E, allo stesso tempo, non mi sono mai sentito così infelice. La gente pensa che il primo amore sia tanto dolce, e lo diventi ancora di più quando il legame si spezza. Conoscerete almeno un migliaio di canzoni pop e country sull’argomento, con qualche povero scemo dal cuore infranto. Ma quella prima ferita è la più dolorosa, la più lenta a guarire e lascia una cicatrice orribile. Che ci sarà di dolce…

Se aspetto ancora a parlarne tra un po’ esce direttamente Doctor Sleep. Che tra l’altro, con mio enorme disappunto, arriva a marzo, da quel che ho capito, mentre io me lo pregustavo già per Natale.

Anyway, il fatto che ci fosse un libro ‘grosso’ in arrivo e che oltretutto fosse pure un libro che andava a ripescare niente meno che in Shining, mi aveva creato qualche dubbio sull’uscita di Joyland.  Temevo che fosse la storiella tanto per ingannare l’attesa. Non che King mi abbia mai deluso, per carità, ma ogni tanto qualche cosetta non proprio azzeccata l’ha fatta anche lui – una per tutte, Cell, che parte anche bene ma poi non conclude granché.

Invece Joyland mi è piaciuto proprio tanto.

Non è un horror, anche se l’elemento sovrannaturale si ritrova comunque. Forse è più corretto parlare di mistery, se proprio di genere si deve parlare. E’ una storia delicata, è il ricordo di un’estate determinante nella vita del protagonista, Devin – che è anche la voce narrante.

Un’estate passata a lavorare in un parco di divertimenti, il che equivale un po’ a dire passata in un’altra dimensione. Gradualmente veniamo introdotti in un mondo che vive parallelamente a quello della gente comune ma che tira avanti con le sue regole, i suoi personaggi, il suo linguaggio – sul discorso del gergo King stesso ha ammesso di essersi preso non poche libertà, ma il risultato è comunque divertente e, soprattutto, estremamente credibile, come solo King riesce ad essere quando ricrea dall’interno un qualsiasi tipo di sistema chiuso, sia esso un piccolo paesino o l’idioletto di una coppia.

E poi ci sono tutte le persone che di questo mondo fanno parte, più o meno stabilmente, e che contribuiscono a far sì che il legame di Devin con quel luogo si stringa sempre più in profondità.

E poi ci sono Annie e Mike. E la spiaggia. E le camminate mattutine. E le parole caute, la diffidenza iniziale che si trasforma in amicizia e in qualcosa di molto più importante.

E c’è il lato oscuro di Joyland, il suo segreto, celato, manco a dirlo, nel Castello del Brivido. Un segreto che metterà a repentaglio tutto quello che Devin ha vissuto e raggiunto in quell’estate. Ma soprattutto, un segreto che metterà in pericolo anche Annie e Mike e di conseguenza metterà alla prova Devin.

Quello di Joyland è un King molto maturo e, a sorpresa, persino un po’ nostalgico. Mi hanno fatto sorridere le frecciatine su alcuni argomenti, tipo il divieto, oggi, di fare un sacco di cose che negli anni Settanta erano prassi comune – i falò in spiaggia o cose così.

Quello di Joyland è anche un King estremamente poetico, che a tratti ricorda persino un po’ la voce di Stand by Me.

E poi, come dicevo tempo fa, leggere King per me è sempre un po’ come tornare a casa, alla familiarità di qualcosa che sai che non ti tradisce.

E ancora, davvero, Joyland ti fa venire voglia di lavorare in un luna park. O almeno di andarci a fare un giro – e lo dice una che è terrorizzata da quasi tutte le giostre presenti in quei luoghi e che – dopo l’esperienza alla House of Horror della Universal non metterà mai più piede in nessun tipo di Castello del Brivido o tunnel degli orrori o roba così.

Leggetelo, leggetelo.

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Aggiornamenti random del giovedì.

Stasera devo assolutamente riuscire a vedere World War Z. Dopo aver postato il trailer tempo fa, il mio tiepido entusiasmo si è decisamente rivitalizzato alla notizia che nella colonna sonora del film ci sono musiche dei Muse. E c’è stata pure la premiére londinese con tanto di Brad Pitt in posa col Bellamy (che per una volta non era il più brutto della foto visto quanto si è rovinato il caro vecchio Brad) e concertone gratuito dei tre.

Poi, vabbè,  ormai è praticamente impossibile ignorarlo perché c’è Virgin che ne parla tipo ogni mezz’ora neanche fosse il kolossal del secolo – il che mi sembra persino un po’ esagerato – ma ormai devo vederlo.

E già che si parla di Muse,  non ho ancora avuto modo di esprimere da nessuna parte la mia gioia per la scelta degli opener delle due date di Torino:

We Are The Ocean e Arcane Roots il 28 e Biffy Clyro il 29

Decisamente è andata meglio di quanto mi aspettassi. Sì, ok, se ci fossero stati i Vaccines sarebbe stato perfetto ma non pretendiamo troppo.

Sto finalmente leggendo Joyland e ritornare a King dopo un lungo periodo di astinenza è come ritornare in un posto sicuro e confortevole.

E ho finalmente per le mani Kveikur, che si è rivelato decisamente all’altezza delle aspettative. Mi sta piacendo anche di più di Valtari.

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Poi. Trailer.

In uscita il 3 luglio, il che vuol dire che probabilmente me lo perderò.

Regia (Gore Verbrinski) e produzione dei Pirati dei Caraibi. Cosa che bisogna capire come interpretare perché, per quanto i Pirati li abbia ovviamente visti tutti e abbia amato molto il Jack Sparrow del primo, sul quarto sono arrivata piuttosto stremata.

Johnny Depp ormai l’abbiamo perso e continua ad essere posseduto da Keith Richards, anche se sotto un trucco diverso.

C’è anche William Fitchner – che è cosa buona – e c’è Helena Bonham Carter anche se il suo non dovrebbe essere un ruolo centrale.

Riesumato anche Armie Hammer, tanto esaltato per il J.Edgar di Eastwood ma poi di fatto dimenticato, dal momento che da allora ha fatto solo Biancaneve.

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Ero talmente focalizzata su settembre per Doctor Sleep che per poco non me lo perdevo.

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Se non ho preso cantonate – cosa che di questi tempi mi capita piuttosto spesso in verità – dovrebbe uscire in contemporanea in America per la Hard Case Crime (qui il promo) e in Italia per Sperling & Kupfer.

Estate 1973, Heaven’s Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perchè la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw che gli affitta una stanza ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall’ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto…

Traduzione di Giovanni Arduino.

NZO

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