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Archive for the ‘P. Oswalt’ Category

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Non ho ancora deciso se mi è piaciuto o no, questo tanto chiacchierato Young Adult. Di sicuro quando l’hanno passato in televisione non ho avuto dubbi sul fatto di volerlo vedere perché già mi era spiaciuto perdermelo al tempo dell’uscita in sala, però non sapevo bene cosa aspettarmi.

Ero più che altro curiosa. Un po’ anche perché mi è sempre sembrato che ci fosse una certa sproporzione tra la quantità di elucubrazioni che si sono spese al riguardo e la natura del film che pareva essere soltanto una commedia in stile college-20 anni dopo.

A monte va detto che io ho una conoscenza piuttosto lacunosa di Reitman. Ho trovato geniale Thank You for Smoking e ho amato anche molto quella cosa crudele e divertente allo stesso tempo che è Tra le nuvole. Però non ho visto nient’altro di suo. E non ho visto Juno. Il che significa che mi manca anche un parametro di valutazione per inquadrare la collaborazione con Diablo Cody, ideatrice del soggetto e sceneggiatrice sia per Juno che per Young Adult.

Anyway.

Mavis Gary è una ghost writer per una collana di libri – Young Adult appunto – che ha avuto successo per un po’ ma che ormai è arrivata al capolinea. E’ separata, discretamente benestante, estremamente gnocca e, a trent’anni conduce orgogliosamente un’esistenza priva di vincoli o limiti di altro genere. Un giorno riceve un’e-mail con la quale viene a sapere che Buddy Slade, suo ex fidanzato del liceo, è diventato padre e lei, di punto in bianco, decide di ritornare nel paesino d’origine per riconquistarlo.

Ora, le premesse potrebbero essere quelle di una commediola più o meno sentimentale e più o meno densa di equivoci.

La realtà è che quella che prende forma è una vicenda di rara amarezza. Con Mavis che continua a cacciarsi in situazioni una più imbarazzante dell’altra, fissata oltre ogni ragionevolezza su un obiettivo che, si capisce fin da subito, non è neanche minimamente realizzabile.

Mavis è bella, quello sì. Arriva dalla grande città carica della sua spocchia, convinta di essere l’unica a saper vivere e completamente calata nel suo ruolo di “salvatrice” nei confronti di Buddy che lei si ostina a credere intrappolato nella banalità di una vita coniugale, ma che in realtà è solo felicemente sposato e felicemente padre. Mavis tratta tutti dall’alto in basso, anche la sua stessa famiglia. Cerca di ripercorrere le tappe della sua relazione con Buddy, di ricreare le stesse situazioni, le stesse atmosfere, con l’unico risultato di ridicolizzarsi in un patetico tentativo di riportare indietro un tempo che sembra essere andato avanti per tutti, tranne che per lei.

Mavis si crede più avanti di tutti quei poveri sfigati rimasti al paesino, con le loro vite tristi e banali. Ma l’unica a non essersi mossa è lei, congelata nel ricordo di una presunta felicità che le è sfuggita di mano e che non ha saputo in alcun modo ritrovare. Con il suo bagaglio di insoddisfazioni, frustrazioni, fallimenti e un vuoto esistenziale che dà le vertigini sotto gli abiti firmati e gli atteggiamenti da io-spacco-il-culo-al-mondo.

Al fianco di Mavis c’è Matt, un altro compagno di liceo, con il quale si instaura uno strano legame e che cerca in tutti i modi di aprirle gli occhi.

YA è un film di una desolazione totale. Non resta niente. Non si salva niente. Se non quello che non aveva, già in partenza, alcun bisogno di essere salvato.

E’ la condanna di una generazione di mezzo. Persa tra la fretta di essere realizzati e l’illusione di poter sempre scegliere che cosa diventare. Come se il tempo non scadesse, come se non ci fosse un punto di non ritorno.

Il film è fatto bene, su questo non ci piove e non è nemmeno lontanamente una banale commediola.

A lasciarmi perplessa è proprio il personaggio di Mavis. Charlize Theron è bravissima ed è, se possibile, di una bellezza ancor più disarmante del solito, però, ecco, il suo personaggio è talmente calcato che in certi momenti mi è venuto il dubbio che stesse in piedi proprio solo per la sua figaggine estrema.

Mavis è un personaggio totalmente anti-empatico. E’ una stronza, egoista, spocchiosa. Non c’è niente che ti ispiri simpatia in lei. E oltretutto è anche una stronza stupida. Però si finisce comunque per provare una sorta di distorta empatia per le sue vicissitudini, perché è comunque troppo bella. Perché attrae.

Immagino che questo contrasto sia stato cercato, però non nascondo che mi ha trasmesso per tutto il tempo una sensazione di forzatura che mi ha un po’ infastidita.

Cinematografo & Imdb.

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