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Archive for the ‘J. Potrykus’ Category

Per la sezione After Hours.

Regia di Joel Potrykus.

Interprete quasi unico Joshua Burge.

Data la sezione di appartenenza speravo che ammiccasse un po’ di più all’horror ma in realtà di horror non ha quasi niente.

Siamo in un punto imprecisato del 1999. Si parla di Millennium Bug e circolano profezie di catastrofi.

Ma ad Abbie tutto questo non interessa. Perché lui non si schioda dal divano. Deve giocare a i videogiochi, battere record ma, soprattutto, vincere le sfide che Cam, suo fratello, continua ad imporgli.

Un rapporto malato lega i due fratelli. Cam è sadico e si accanisce perversamente sul fratello che chiaramente manca di stabilità psico-emotiva.

E arriva la sfida definitiva. Superare il livello 256 di Pac Man, battere il record assoluto, vincere 100 milioni di dollari. Il tutto senza mai alzarsi dal divano.

E poi Cam se ne va. E Abbie non può mollare. Perché sarebbe un perdente.

E allora gioca. E cerca di procurarsi da mangiare. E gioca. E cerca di fare qualsiasi cosa sempre rimanendo seduto sul divano.

Non sa che giorno sia. Non sa da quanto sia lì. Ogni tanto qualcuno entra servendosi della chiave di riserva ma nessuno sblocca la situazione.

Grottesco ma non tanto da essere disturbante, a tratti davvero divertente, Relaxer che, per inciso, sembra essere piaciuto solo a me in sala domenica pomeriggio, è un trionfo di citazioni nerd anni Ottanta/Novanta. Dai videogiochi ai film, alla subcultura pop di un certo inconscio collettivo.

Forse sul finale vira un po’ troppo sul surreale, ma nel complesso rimane un film interessante e divertente. Ottimi dialoghi – da cui viene fuori tutto ciò che non si vede. Ottima costruzione della tensione. Ottimo Burge sul divano.

Sezione Festa Mobile.

Regia di Duccio Chiarini.

Nonostante il mio pessimo rapporto con i prodotti italici ho trovato questo filmettino davvero gradevole.

Guido e Chiara. Un preservativo rotto. Lo spettro di una gravidanza. E tutto precipita.

Guido va via di casa per un po’, ospite un po’ dei suoi e un po’ di varie altre coppie di amici, anche loro con le loro dinamiche e i loro problemi.

Panoramica dello stato emotivo e relazionale della generazione dei (quasi) quarantenni di oggi, tra insicurezze, cliché e insoddisfazioni.

Tematica forse un po’ a rischio di cadere nello stucchevole ma, nel complesso, gestita molto bene.

E’ un po’ il genere di film alla Muccino senior ma fatto bene, per capirci, senza le scenate di urla, pianti e isteria di Muccino e senza eccessive mielosità.

Recitazione non perfetta, soprattutto per quanto riguarda i personaggi femminili, ma comunque contenuta.

Bravo Daniele Parisi (Guido).

Alcuni momenti davvero spassosi.

Cameo di Brunori Sas che ammicca un po’ a tutto un certo filone di intellettualismo italico che non apprezzo particolarmente, ma pazienza, era una cosetta di pochi minuti.

Tracce della coproduzione francese nella gestione degli interni, con appartamenti e ambientazioni bellissime.

Di nuovo sezione After Hours.

Di nuovo niente horror, anche se avrebbe dovuto.

Tyler finisce con un suo amico ad una festa di compleanno in uno chalet isolato in montagna.

Tyler è l’unico ragazzo nero ed è l’unico che non conosca già tutti gli altri.

Ecco, ora, a leggere il riassunto della trama sul programma, l’idea sarebbe quella che all’inizio sembra andare tutto bene ma poi la situazione degenera e il fatto che Tyler sia nero comincia a pesare. A tal proposito si fa anche il paragone con Get Out.

Il condizionale rimane d’obbligo perché, di fatto, in questo film non succede niente. E non solo niente di quello che ci si aspetta. Proprio niente e basta.

Sì, ok, Tyler si sente a disagio – come in fin dei conti è normale in una compagnia già affiatata. Tyler si sente escluso o minacciato a seconda dei momenti. Non si trova bene, e questo è un fatto. Ma non c’è altro. E giuro che non ho dormito.

Poi, per carità, non è un brutto film e non è fatto male.

Solo che è completamente inutile. Vuoto.

Visto di meglio.

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