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Archive for the ‘1984’ Category

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Pausa natalizia. Ci si risente intorno al 7 gennaio.

Buone feste a tutti. 🙂

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One, two, Freddy’s coming for you.

Three, four, better lock your door. 

Five, six, grab your crucifix. 

Seven, eight, gonna stay up late. 

Nine, ten, never sleep again.

E alla fine mi sono decisa a guardarmi il primo Nightmare.

Anno 1984. Titolo originale A Nightmare on Elm Street. Titolo italiano ovviamente cambiato. E sottotitolato. Nightmare. Dal profondo della notte. Mah.

E no. Nonostante la mia propensione per l’orrorifico fin dalla più tenera età (questo è il momento in cui la proprietaria del blog visualizza se stessa bambina in versione Mercoledì Addams – prego soffermarsi sull’immagine) non l’avevo mai visto. Nel ’94 vidi Nightmare – Nuovo incubo, conclusione della serie, di nuovo diretta da Wes Craven e tutto sommato piuttosto indipendente, posto che la storia di partenza e l’origine di Freddy la conoscono comunque un po’ tutti.

Lo so che è un po’ una porcata cominciare dal settimo film. A mia discolpa posso dire che: a) è colpa di Notte Horror (presumibilmente mi ci ero trovata davanti per caso); b) in realtà il settimo film è più un tribute che non un vero capitolo; c) non so cosa farci, per i film di Nightmare ho avuto un blocco per anni. E non è neanche che Freddy mi abbia mai fatto così tanta paura.

E’ tutta la faccenda del sogno, credo. E non solo perché quella è l’intenzione e quello è l’elemento scelto per spaventare.

Non ho mai avuto modo di confrontarmi su questo argomento ma, per quel che mi riguarda, sono piuttosto certa che c’entrino in qualche modo i miei disturbi del sonno.

Vi assicuro che per chi è soggetto ad illusioni ipnagogiche ed episodi di sonnambulismo, l’idea di rimanere incastrato nella dimensione onirica e non riuscire a tornare indietro è parecchio disturbante. Che poi, in realtà, questa è un’associazione che ho fatto relativamente di recente.

Nightmare, almeno per me, è terrorizzante molto più a livello di concetto, che non di rappresentazione in sé. E’ l’idea stessa alla base di Freddy che si radica nell’inconscio e nell’immaginario.

Anyway, lasciando da parte l’angolo dell’autoanalisi, la trama del film è piuttosto semplice. Un gruppo di ragazzi comincia ad essere tormentato da strani incubi. Incubi che, ad un certo punto, sembrano avere conseguenze nella realtà. Qualcuno comincia a morire. A tormentare i sonni di tutti è una misteriosa figura dal volto sfigurato. Ha un maglione a righe e un guanto le cui dita terminano in altrettanti rasoi.

Il mostro ha un nome, oltre che un volto. E’ il fantasma di un segreto custodito dai genitori dei ragazzi. Anni addietro era stato arrestato un feroce assassino di bambini, Fred Krueger. Dopo poco, però, a causa di un errore giudiziario, Fred viene rilasciato. I genitori, infuriati, linciano Fred e lo bruciano vivo. Da cui le cicatrici che sfigurano il suo volto.

Solo che Fred è tornato e cerca vendetta per quella giustizia sommaria.

Visivamente il film è molto datato. E’ un cult per la figura che ha creato ma è ormai quasi vintage per quel che riguarda effetti speciali e impostazione dei parametri per suscitare terrore. E’ così meravigliosamente anni Ottanta. Visto adesso, per molti aspetti è persino ingenuo. A volte anche buffo. So che Freddy verrà a tormentarmi nottetempo per questa affermazione ma, davvero, ci sono alcune scene in cui Freddy pencola qua e là o salta fuori come un pupazzo a molla da un angolo buio che più che spaventarmi mi hanno fatto sorridere.

Il motivo per cui, comunque, nonostante la sua età si avverta pesantemente, continua a funzionare, è, come dicevo prima, il presupposto alla base. L’idea di sfruttare la dimensione onirica come dimensione reale e a sé stante. Che non è come Dario Argento fa già da quasi un decennio, solo un trasportare nella realtà le logiche comportamentali del sogno per conferire alla realtà stessa una patina di irrealtà e di maggior vicinanza all’inconscio.

No. E’ ancora una cosa diversa.

E’ il presupporre un passaggio tra veglia e sonno. L’ingresso in una dimensione dove ad attenderti può esserci qualunque cosa perché c’è più di un modo per accedervi. Una dimensione che è reale al pari di quella del mondo di veglia. E a passare da una parte all’altra sono le conseguenze di quello che succede in sogno. Se muori nel sogno, muori nella vita reale. Se Freddy ti tiene di là, non ti sveglierai più. Se gli scappi, potrebbe seguirti fin da questa parte.

Da questo punto di vista la commistione e il contatto tra le due dimensioni è fatto molto bene e nei momenti cruciali mantiene sempre quel giusto livello di incertezza.

Dovrei mettermi seriamente a tirar giù una filmografia specifica sull’impiego della dimensione onirica nell’horror per avere un’idea più chiara delle tempistiche, ma sta di fatto che per gli anni Ottanta, quando è arrivato, Nightmare risultava comunque molto innovativo e molto spaventoso.

Cast tutto sommato anonimo. Unica nota di spicco è costituita dal nome di Johnny Depp, nel ruolo di uno dei ragazzini che ha costituito il suo esordio sul grande schermo.

A vestire i panni di Freddy è invece Robert Englund.

Cinematografo & Imdb.

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