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Archive for the ‘Colonne Sonore’ Category

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“Susy Benner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre accademia di Friburgo. Partì un giorno, alle nove di mattina, dall’aeroporto di New York, e giunse in Germania alla dieci e quarantacinque ora locale”.

Se fino a quel momento l’unica parte di me che compariva nei miei film erano state le mani (anche se nascoste dai guanti), con Suspiria decisi di far sentire per la prima volta anche la mia voce. Sono io che, durante i titoli di testa, do il via alla narrazione con queste poche parole – proprio come il “c’era una volta” delle fiabe.

E l’horror della settimana non poteva essere che questo.

Pur avendolo visto svariate volte e conoscendolo quasi a memoria, non posso fare a meno di stupirmi tutte le volte per l’assoluta genialità di questo film. E per quanto fosse avanti per gli anni in cui è uscito (siamo nel ’77).

Con Suspiria Argento compie definitivamente il passaggio dal thriller all’horror. Cerca l’orrore puro, la paura atavica, irrazionale, incontrollabile. Cerca i mostri annidati nel buio della mente e li trasporta negli angoli bui dei lunghi e inquietanti corridoi di questa scuola di danza dall’aspetto surreale e fiabesco.

Susy Benner arriva nella nuova scuola proprio nel momento in cui un’altra ragazza la sta lasciando perché espulsa. Il giorno seguente scoprirà che questa ragazza è stata aggredita e uccisa la notte stessa.

La scuola di danza è gestita da due anziane sorelle. La direttrice non c’è mai ma un’amica di Susy giurerebbe di averne riconosciuto il respiro dietro una tenda.

Accadono cose inquietanti e non del tutto spiegabili e gradualmente si insinua il dubbio che la ragazza uccisa la prima sera non se ne stesse solo andando ma stesse scappando da qualcosa. Qualcosa dentro la scuola.

Nell’incontro dell’altra sera si è parlato abbastanza di Suspiria e sono emersi particolari interessanti sulla sua genesi.

Oltre al dettaglio delle 1600 inquadrature diverse – in realtà Dario ha anche specificato che è presente un unico doppione, un campo e controcampo che ha dovuto per forza ripetere e non ha proprio potuto evitare, ma a parte questo, le altre sono davvero tutte diverse – il regista ha raccontato di come volesse trasmettere l’idea che le ragazze della scuola fossero in realtà delle bambine. Bambine piccole catturate dalle streghe, proprio come nelle fiabe. E questo è il motivo per cui le maniglie delle porte sono piazzate molto più in alto del normale, per far apparire più piccole le ragazze, come se si muovessero in un mondo di grandi.

L’aspetto fiabesco è molto presente e molto marcato. Il fiabesco gotico della Biancaneve originale, e delle streghe cattive.

In Suspiria, con l’orrore, arrivano le streghe. Le stesse che popoleranno anche gli altri due film che andranno a costituire la trilogia delle Tre Madri, Inferno e La Terza Madre.

Argento ha raccontato di essersi documentato moltissimo prima di girare il film, di aver viaggiato in lungo e in largo per l’Europa in cerca di una strega. Ne ha trovate molte, in effetti. Di vera, neanche una.

Neanche una vera strega cattiva. Una regina nera terribile e immortale come la Mater Sospiriorum che ha invece creato nel suo film.

Inoltre, poiché era il primo film completamente di genere, il passaggio all’horror doveva essere chiaro e inequivocabile fin dall’inizio. Motivo per cui i primi quindici minuti sono costruiti come un susseguirsi ininterrotto di dettagli inquietanti. L’intenzione era quella di catapultare subito lo spettatore in una dimensione di angoscia straniante.

E in effetti la sequenza iniziale di Suspiria è qualcosa che rasenta la perfezione da questo punto di vista. Già solo il particolare delle porte scorrevoli dell’aeroporto appena Susy arriva è qualcosa di geniale (se dopo questa uso ancora una volta l’aggettivo geniale qualcuno mi abbatta, grazie). Non succede niente di strano. Sono porte scorrevoli che si aprono e si chiudono. E’ tutto un gioco di musica, buio e pioggia torrenziale al di là delle porte, vento e l’inquadratura del meccanismo che scorre e arriva a fondo corsa con lo scatto secco di una ghigliottina. Poi il temporale, il tassista che pare non capire, la ragazza che esce di corsa, il portone che non viene aperto, la ragazza di prima che corre nei boschi bui.

Siamo buttati di colpo in una fiaba gotica alla era una notte buia e tempestosa e da qui in poi cominciamo ad avere l’ansia per quello che succederà.

Visivamente poi, Suspiria è un capolavoro. L’edificio della scuola è un perfetto mix di art déco, strutturalismo, Esher e anni Settanta in generale. I lunghi corridoi dalle tinte forti e soffocanti sono l’amplificazione di quei corridoi fisici che Argento confessa di aver sempre trovato terrorizzanti.

L’impiego delle luci, sempre con tonalità estreme prevalentemente rosse e blu, richiama l’Espressionismo tedesco, ha un effetto fortemente disturbante e contribuisce a creare una dimensione alienante. E’ la dimensione onirica e surreale dell’incubo. E’ quello scarto che lascia un passo indietro la verosimiglianza a favore dell’immediatezza della sensazione. E’ pura emotività. Puro istinto.

Gli effetti macabri e splatter non mancano, a partire dal cuore pugnalato in primo piano, tuttavia non sono quelli a fare davvero paura. Al di là del fatto che materialmente la realizzazione di alcune scene può risultare un po’ datata (una per tutte, il pipistrello meccanico – anche se, a dire il vero, fa comunque parte del fascino retrò del film e, in ogni caso, torna sempre il discorso dell’idea di ciò che spaventa più che della sua rappresentazione verosimile), il vero terrore non deriva dal sangue in sé ma dall’atmosfera claustrofobica che si crea. Assolutamente terribile la scena delle larve. Personalmente quella mi ha sempre fatto più impressione di qualsiasi sequenza di sangue.

Il cast.

Nei panni di Susy c’è Jessica Harper.

L’agente della Harper mi rivelò che al momento c’era in ballo un altro film, ma non sapevo quale: il nostro incontro sarebbe stato decisivo. Quando la conobbi, fui molto colpito dal volto. Quei grandi occhioni, i tratti morbidi, la facevano sembrare una bambinetta. Era una novella Alice nel Paese degli orrori, o un’eroina di un film animato della Disney – dunque perfetta per la parte. Aveva già letto la sceneggiatura di Suspiria, e mi disse che le era piaciuta. Solo tempo dopo, quando seppi che aveva accettato, scoprii quale sarebbe stata l’alternativa: Woody Allen la voleva per Io e Annie, ma alla fine lei scelse di lavorare con me – credo perché nel mio film avrebbe avuto un ruolo da protagonista, e intorno a questa faccenda negli anni è stato scritto di tutto.

Altro nome di rilievo nel cast è quello di Joan Bennett, nel ruolo di madame Blanch, la vice-direttrice dell’accademia.

Il suo nome alle mie orecchie era sinonimo di un mostro sacro: Fritz Lang. […] Per quanto mi riguardava, oltre a possedere uno sguardo che avrebbe potuto benissimo appartenere a quello di una strega, solo un pazzo avrebbe rifiutato Joan Bennett […].

E poi Alida Valli, Flavio Bucci e Miguel Bosè, in una particina relativamente minore.

Colonna sonora in collaborazione con i Goblin, con un pezzo che, a mio avviso, è anche più bello di quello di Profondo Rosso (e che so di aver già postato anni fa, ma qui non si può proprio farne a meno).

[Tutte le citazioni sono tratte dall’autobiografia di Argento, Paura di Einaudi].

Cinematografo & Imdb.

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