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Archive for the ‘La fortezza’ Category

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ma alle due di notte, sotto una luna inutile, Danny questo non poteva vederlo.

La parola chiave è cambio di prospettiva.
Che poi sono tre parole, ma insomma, non facciamo i pignoli, il punto si capisce lo stesso.
E non quel cambio di prospettiva che ti ribalta le cose al punto da scombinarti le carte in tavola, magari tirando in ballo qualcosa che prima non si era neanche intravisto, espediente anche interessante ma sempre a rischio di arbitrarietà.
No, ecco, qui si tratta più di un cambio di prospettiva in stile Attimo fuggente. Non perché ci sia neanche la più remota analogia con quel film ma solo per la faccenda della scrivania. Basta salire in piedi sulla scrivania e la stessa identica stanza sembrerà diversa pur restando uguale. E’ cambiare lato del marciapiede su una strada che facciamo tutti i giorni.

Danny è un newyorkese tutto sommato tipico, con appiccicati addosso tutti i cliché più o meno lusinghieri dell’essere newyorkese. Se li porta addosso con orgoglio, questi cliché, ne è dipendente, in qualche modo. Ci si nasconde dietro. Danny è anche, prima di tutto, un figlio mediocre della cultura americana. E proprio secondo i parametri di questa cultura, Danny è anche un fallito e si sta avvicinando pericolosamente al punto di rottura.
Per questo, quando il cugino Howard lo invita a passare un po’ di tempo da lui in uno sperduto castello medioevale di un non meglio precisato paesino dell’Europa centrale, Danny accetta senza pensarci troppo su.
Howard sta lavorando a un progetto che prevederebbe la ristrutturazione del castello e la sua trasformazione in un resort di lusso per ricchi in cerca di una fuga dalla frenesia della loro quotidianità.
Ma.
C’è un ma, anzi, ce n’è più di uno.
C’è l’ossessione di Danny per l’essere costantemente connesso.
C’è Howard, che sembra cambiato in modo quasi innaturale.
C’è un passato ingombrante che lega e allontana i due cugini e aleggia come una cappa di nebbia sul loro ritrovarsi dopo tanti anni di lontananza.
Ci sono passaggi chiusi e tante, tantissime cose non dette. Segreti che sembrano acquattarsi ovunque nei meandri del castello.
Atmosfere gotiche e realtà che diventa molto più morbida e plasmabile di quanto ci si aspetterebbe.

Questo è il punto di partenza. C’è una storia che ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Ma non solo. C’è la stessa storia vista sotto un’altra luce, che inevitabilmente fa apparire diversi gli stessi dettagli. E poi si sale ancora. Perché c’è un terzo livello, che getta a sua volte luce sui due piani sottostanti e allarga ulteriormente la panoramica.
Storie come scatole cinesi, una dentro l’altra, eppure un’unica storia coerente, costruita benissimo, coinvolgente.

E’ il primo libro che leggo di Jennifer Egan e mi ha fatto venire voglia di leggere altro. Ha una scrittura, veloce, che cambia stile e tono in modo fluido e scorrevole, che mescola elementi diversi e non si conforma a strutture di genere. Bello.

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