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Archive for the ‘C. Zeta-Jones’ Category

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Il dottor Marrow (Liam Neeson) sta conducendo uno studio sulla paura e su come essa influisca, più o meno consciamente, a livello relazionale e comportamentale. Ha bisogno di soggetti per questo studio ma dire a qualcuno che lo spaventerai per studiare come reagisce non è esattamente il metodo migliore per avere una reazione spontanea. Il dottore decide quindi di prendere in affitto Hill House, un’antica villa isolata e, diciamo, suggestiva, e di portarci i suoi pazienti con la scusa di condurre uno studio sull’insonnia.

I soggetti che si sono presentati sono Theo (Catherine Zeta-Jones), artista, eccentrica, dalla personalità dominante, Luke (Owen Wilson), piuttosto sfigato in verità, e Nell, Eleanor (Lili Taylor). Nell che ha badato a sua madre per tantissimi anni e ora è rimasta sola. Nell che non ha più una casa e che è rimasta fuori dal mondo per tanto tempo.

Hill House non è solo un’antica villa isolata. E’ una casa con un passato. Una casa enorme, labirintica, eccentrica come colui che l’ha costruita. E’ il luogo ideale per creare suggestioni e il dottor Marrow aspetta e osserva per vedere l’effetto del luogo sui suoi pazienti.

Nell, Luke e Theo esplorano la casa, cercano tracce del suo misterioso passato e Nell, la più sensibile e, apparentemente, la più vulnerabile tra tutti, comincia a notare strani fenomeni. Respiri nel freddo, piccole impronte di piedi, i volti dei bambini scolpiti nel legno – di cui la casa è piena – che sembrano muoversi, volgere il loro sguardo verso di lei. Nell segue delle tracce. E le tracce portano sempre da qualche parte, anche se, quando cerca di raccontare agli altri le sue esperienze e le sue scoperte, viene liquidata, manco a dirlo, con la diagnosi improvvisata di un bell’esaurimento nervoso. Nessuno le crede. Nessuno la segue. Nell è di nuovo sola. La questione ora è tra lei e la casa.

L’olandese de Bont – con alle spalle una carriera prevalentemente come direttore della fotografia e già regista di Speed e Twister – mette in scena un horror un po’ sui generis che non fa veramente paura ma che tutto sommato regge e cattura fino alla fine.

L’ambiente della villa è fondamentale. Esagerato, colorato, assolutamente non credibile ma a suo modo efficace nell’ottenere la creazione di una dimensione chiusa e isolata dalla realtà. La casa è una bolla. Una proiezione mentale. E come tale è distorta e illogica.

Un horror che vorrebbe essere visionario ma che risulta piuttosto kitsch (a dispetto del consistente dispendio in effetti speciali) e in cui i fenomeni paranormali non spaventano tantissimo ma che riesce a mantenere comunque un’impronta goticheggiante che inquieta e incuriosisce.

Interessante l’origine.

Tratto dal romanzo The Haunting of Hill House di Shirley Jackson, il film di de Bont (1999) è anche il remake de Gli invasati (in originale sempre The Haunting), 1963, tratto dal medesimo libro e diretto da Robert Wise.

In esso l’aspetto straniante della casa veniva reso prevalentemente attraverso le inquadrature e le angolazioni angoscianti.

Cinematografo & Imdb.

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Sono in un ritardo mostruoso con tutto quello che voglio scrivere, dire, fare.

Vorrei parlare del concerto di McCoy Tyner dell’altra sera in piazza Castello qui a Torino, anche se forse non saprei bene cosa dire, perché il jazz è una di quelle cose che visceralmente so di amare ma sulle quali non sono in grado di dire cose sensate.

Vorrei parlare di quanto sono impaziente che arrivi questa sera, quando sarò seduta ad ascoltare Mark Knopfler. Di quanto ami Privateering, anche se forse è persino scontato disquisire di quanto sia buono un album di Mark Knopfler.

Vorrei parlare di un’altra mezza dozzina di eventi musicali che mi stanno decisamente mandando in fibrillazione.

Vorrei parlare delle strane dinamiche di interazione tra Google Chrome, Java e Windows 8, perché – causa una curiosa serie di accadimenti di ieri pomeriggio – mi sono resa conto che ci sarebbe veramente tanto da dire, anche se probabilmente non ne verrei a capo comunque.

Ma è tardi. Sono le 2.54 e prima che abbia finito il post saranno come minimo le 3.30 e comincia ad essere tardi persino per i miei standard.

Quindi cerco di rimanere in tema e mi limito a parlare del film che ho anticipato ieri.

Soderbergh non delude. Anzi. Effetti collaterali mi è piaciuto persino più di Contagion.

Thriller psicologico dalla struttura complessa ma impeccabile, unisce una trama avvincente e ben costruita in ogni dettaglio all’interpretazione di un ottimo cast. Jude Law, che ritorna con Soderbergh dopo Contagion, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones e Channing Tatum, fresco – si fa per dire – della recente collaborazione con il regista per Magic Mike, sono tutti molto bravi nel sostenere ruoli che, per la maggior parte di loro (la rilevanza di Tatum è effettivamente minore) sono ambigui, difficili da definire e identificare fino alla fine del film. In particolare R. Mara è bellissima in una parte tutt’altro che semplice.

C’è la tensione che regge fino all’ultima scena del film. C’è la costante sensazione di non essere del tutto sicuri che le cose non stiano nuovamente per ribaltarsi. C’è l’ombra di un sistema economico paradossale e di un’industria farmaceutica più malata dei pazienti che pretenderebbe di curare. Ci sono le dinamiche imprevedibili della psiche, della depressione e le profondità incomprensibili nascoste dietro la somministrazione e l’assunzione di psicofarmaci. Ci sono psichiatria e psicologia che si trovano in qualche modo messe di forza a confronto su un terreno ostile per entrambe.

E poi c’è la grande capacità di Soderbergh di riuscire, pur essendo americano, a fare i film senza traccia di quell’american style che, bene o male, tende ad appiattire tutti i generi in un unico canone. Ha un suo stile e una sua raffinatezza di impostazione che rendono i suoi film riconoscibili. Ha un’impronta delicata ma sufficiente a conferirgli quel valore in più in termini qualitativi. Nel modo in cui struttura i colpi di scena, o in cui affronta i momenti più drammatici dal punto di vista psicologico non c’è quella prevedibilità che spesso si trova anche in film ben fatti, che ha un effetto sgradevolmente unificante e aumenta il rischio di scadere nel cliché.

3.25. Come volevasi dimostrare.

Cinematografo & Imdb.

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Sono nata negli anni Ottanta per cui non posso dire di averli propriamente vissuti; a maggior ragione sono sempre più convinta che debba esserci qualcosa di genetico a determinare l’insana fascinazione che nutro verso quel periodo.

Rock of Ages è ambientato nel 1987. E’ divertente e ha una buona colonna sonora anche se, visto lo sconfinato repertorio della musica di quegli anni, forse il regista Adam Shankman avrebbe potuto osare anche un po’ di più, magari con qualche pezzo lento in meno e qualche grande classico in più.

La trama riprende volutamente i cliché dei film di quegli anni, con i miti liberatori e salvifici della musica, del Rock, di Hollywood. E ovviamente con l’immancabile storia d’amore.

I due protagonisti, Diego Boneta e Julianne Hough, sono molto bravi ma a sorprendere di più sono sicuramente Tom Cruise e Alec Baldwin che si dimostrano degli ottimi cantanti (di Catherine Zeta-Jones già si sapeva dopo Chicago). Cruise in particolare è fantastico in questo ruolo, esagerato e molto autoironico, di rockstar decadente.

C’è anche Paul Giamatti (La versione di Barney) nei panni del viscido manager che cerca di convertire il giovane rockettaro alla moda delle boyband spacciandole per il futuro della musica negli anni Novanta (giuro che sono morta dal ridere in questa parte).

 Questa la colonna sonora del film:

  • “Paradise City”
    Performed by Tom Cruise
  • “Sister Christian / Just Like Paradise / Nothin’ But a Good Time”
    Written by Kelly Keagy (Sister Christian)
    Written by David Lee Roth and Brett Tuggle (Just Like Paradise)
    Music by Bobby Dall, C.C. Deville (as Bruce Anthony Johannessen), Bret Michaels and Rikki Rockett (Nothin’ But a Good Time)
    Lyrics by Rikki Rockett, Bobby Dall, C.C. Deville (as Bruce Anthony Johannessen) and Bret Michaels (Nothin’ But a Good Time)
    Performed by Julianne Hough, Diego Boneta, Russell Brand and Alec Baldwin
  • “Juke Box Hero / I Love Rock ‘n’ Roll”
    Written by Joan Jett (I Love Rock ‘n’ Roll)
    Performed by Diego Boneta, Alec Baldwin, Russell Brand and Julianne Hough.
  • “Hit Me With Your Best Shot”
    Performed by Catherine Zeta-Jones
  • “Waiting for a Girl Like You”
    Written by Mick Jones
    Performed by Diego Boneta and Julianne Hough
  • “More Than Words / Heaven”
    Performed by Julianne Hough and Diego Boneta
  • “Wanted Dead or Alive”
    Written by Jon Bon Jovi and Richie Sambora
    Performed by Tom Cruiseand Julianne Hough
  • “I Want to Know What Love Is”
    Written by Mick Jones
    Performed by Tom Cruise and Malin Akerman
  • “I Wanna Rock”
    Written by Dee Snider
    Performed by Diego Boneta
  • “Pour Some Sugar On Me”
    Performed by Tom Cruise
  • “Harden My Heart”
    Written by Marv Ross
    Performed by Julianne Hough and Mary J. Blige
  • “Shadows of the Night”
    Written by D.L. Byron
    Performed by Julianne Hough and Mary J. Blige
  • “Here I Go Again”
    Written by David Coverdale and Bernie Marsden
    Performed by Diego Boneta, Paul Giamatti, Julianne Hough, Mary J. Blige and Tom Cruise
  • “I Can’t Fight This Feeling”
    Written by Kevin Cronin
    Performed by Alec Baldwin and Russell Brand
  • “Any Way You Want It”
    Written by Neal Schon, Steve Perry
    Performed by Mary J. Blige, Constantine Maroulisand Julianne Hough
  • “Undercover Love”
    Performed by Diego Boneta
  • “Every Rose Has Its Thorn”
    Written by Bobby Dall, Bruce Anthony Johannesson, Rikki Rockett and Brett Michael
    Performed by Julianne Hough, Diego Boneta, Mary J. Blige and Tom Cruise
  • “Rock You Like A Hurricane”
    Performed by Julianne Hough and Tom Cruise
  • “We Built This City / We’re Not Gonna Take It!”
    Performed by Russell Brand and Catherine Zeta-Jones
  • “Don’t Stop Belevin'”
    Written by Neal Schon, Steve Perry and Jonathan Cain
    Performed by Diego Boneta, Julianne Hough, Mary J. Blige, Tom Cruise, Alec Baldwin, Catherine Zeta-Jones and Russell Brand

Qui e qui i soliti link per le altre info.

 

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