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Archive for the ‘The Accidental’ Category

Ci sono cose che una volta che le vieni a sapere ti perseguitano. E’ complicato sapere le cose.

 

Astrid. Magnus. Michael. Eve.

Una famiglia inglese. Borghesia medio-alta. Tenore di vita rispettabilmente agiato. Livello di nevrosi rispettabilmente al riparo da sguardi indiscreti.

Una vacanza nel Norfolk, che tutti si aspettavano più caratteristico.

Una casa presa in affitto, che tutti si aspettavano più bella e pulita.

La parola chiave della vacanza della famiglia Smart sembra essere dozzinale.

Astrid non molla mai la sua telecamera. Riprende le albe. Cerca il punto in cui inizia un inizio.

Magnus non esce quasi dalla sua camera. Pare in piena modalità adolescenziale, con tanto di avversione per l’igiene personale ma la realtà è che in camera sua non è solo. E’ in compagnia del fantasma di una ragazza del suo stesso liceo che quell’anno si è suicidata. Magnus è in qualche modo coinvolto/responsabile? Forse sì, forse no. In ogni caso lui ci si sente, responsabile, e questo lo sta consumando.

Michael. Quando si dice che i cliché esistono perché c’è qualcuno ad incarnarli si potrebbe tranquillamente pensare Michael. Il classico professore universitario che si scopa le studentesse. Talmente incastrato nel suo personaggio che alla fin fine non sa neanche lui che farsene, di tutte queste avventure.

Eve è un’autrice affermata. Ha trovato una formula vincente, una collana di storie che funziona. Alle prese con il nuovo libro, con la nuova storia, Eve si rende conto che non riesce a iniziare. Eve che sa delle ragazze di Michael, che quasi non conosce suo padre e che non capisce i suoi figli.

E poi.

Ambra.

Diminutivo di Alhambra.

Dal nome di un cinema distrutto da un incendio.

Ambra che arriva nella casa in affitto ed entra di prepotenza nella vita della famiglia Smart. Nella vita di ciascuno di loro.

Astrid e Ambra. Magnus e Ambra. Michael e Ambra. Eve e Ambra.

 

Mi ero quasi dimenticata come scrive Ali Smith. Quella sua grammatica essenziale, la struttura ridotta all’osso, come il nucleo pulsante di un pensiero. Le parole spogliate dai filtri.

Prospettiva interna ed esterna. Flusso di coscienza – anche se mi piace poco usare questa espressione così inflazionata e ormai anche un po’ vintage – voce fuori campo.

In realtà il titolo in originale è The Accidental, che, manco a dirlo, è più evocativo, però tutto sommato la scelta italiana non è così campata in aria.

Inizialmente impostata in modo plausibile – seppure con una certa dose di irrazionale – la vicenda parallela dei quattro Smart si evolve su toni che si fanno via via sempre più surreali, cosa che, ad un certo punto mi ha creato qualche incertezza nell’esprimere un giudizio su questo libro perché forse avrei preferito che il limite tra plausibile e implausibile rimanesse più sfumato.

La chiusa e il finale però mi sono piaciuti moltissimo, con le risonanze, i parallelismi, i cerchi che si chiudono all’infinito.

 

Ambra che è fatta di cinema – la parte costituita da mini-racconti di storie che altro non sono che trame di film è bellissima. Ambra che non si fa problemi per niente. Che non si depila le gambe, dice cose scorrette e fa esattamente quello che vuole in qualsiasi momento.

Ambra che rappresenta per tutti e quattro i membri della famiglia una meravigliosa e inaspettata occasione di risveglio e di riscatto.

Ambra che è casualità imprevista.

Ambra che è infinite potenzialità.

Ambra che è rivoluzione e rinascita.

 

Da mia madre: l’eleganza anche nei momenti critici; i vari usi del mistero; la capacità di ottenere ciò che voglio. Da mio padre: saper scomparire, saper non esistere.

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