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Archive for the ‘L’oceano in fondo al sentiero’ Category

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Neanche tanto grande.

Lettie Hempstock diceva che era un oceano, ma io lo sapevo che non poteva essere. Diceva che attraversando l’oceano erano arrivati qui dalla loro vecchia terra.

Sua madre diceva che Lettie ricordava male, che era stato tanto tempo fa e che comunque la vecchia terra era sprofondata.

Mrs. Hempstock Vecchia, la nonna di Lettie, diceva che si sbagliavano tutte e due, e che il posto sprofondato non era la terra veramente vecchia. Diceva che lei se la ricordava, la terra veramente vecchia.

La terra veramente vecchia era saltata in aria, diceva.

Bello, bello, bello.

Gaiman ritorna con un viaggio all’indietro. Nel tempo, nella memoria, nella storia di un ragazzino e nella storia dell’universo intero.

Una storia di ragazzi ma non per ragazzi.

Un uomo che torna nei luoghi della propria infanzia e ripercorre strade che non sapeva di ricordare.

L’infanzia. La sua solitudine. I ricordi confusi di quel periodo di cambiamento in cui le cose cominciano a non essere più le stesse. La sensazione di qualcosa che si rompe in modo definitivo. Il pane bruciato. Un micetto. Gli inquilini. La macchina. L’uomo che si è ucciso con un vestito diverso da quello che portava di solito. Il legame con Lettie, una ragazzina poco più grande di lui e con la sua famiglia, composta da mamma e nonna. Tre donne insolite, abituate a parlare con noncuranza di cose straordinarie. A spiegare l’incredibile con la compostezza di chi si limita a puntualizzare l’ovvio.

Chi sono Lettie, sua mamma e sua nonna? Il ragazzino di allora non lo sapeva ma sapeva che poteva fidarsi di loro.

I ricordi sempre più vividi e cose sepolte che tornano alla luce. Acque che si espandono e creature grigie e rosa dall’aspetto di governanti troppo sensuali. Ursula Monkton. Inquietante e spaventosa.

La luna piena dalla parte giusta.

Metafora di un tappa obbligata di crescita? Delle inevitabili ingiustizie? Anche. Probabilmente.

Ma è il potere dei ricordi ad essere centrale. E’ la chiave di tutto. Il potere di quei ricordi che non sappiamo di più di avere ma che custodiamo ancora da qualche parte.

“Ho trovato un gattino” dissi

[—]

“Eh, sì. Ti ha già detto come si chiama?”

“No, perché? Lo fanno?”

“Certe volte. Se ascolti.”

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